Il mistero del triplice omicidio di Montagnareale, nel messinese, si infittisce mentre gli inquirenti della Procura di Patti stringono il cerchio su un primo indagato. L'uomo, quarto componente della battuta di caccia del 12 gennaio scorso che si è trasformata in tragedia, è finito nel registro degli indagati dopo il sequestro delle sue armi, ora al vaglio dei Ris di Messina per il confronto balistico con i bossoli estratti dai corpi di Davis e Giuseppe Pino, fratelli, e dell'ottantenne Antonio Gatani. Una svolta che però non chiude il cerchio: altri cacciatori della zona potrebbero presto ricevere lo stesso avviso di garanzia, un "atto dovuto" secondo fonti giudiziarie, necessario per consentire loro di nominare consulenti tecnici durante le perizie balistiche sui fucili regolarmente detenuti e già sequestrati.
La ricostruzione di quella mattina maledetta parte da un caffè alle 6 del mattino. Il testimone-indagato si sarebbe presentato a casa di Gatani, con cui condivideva la passione venatoria, per poi dirigersi insieme verso la campagna dove custodivano il cane da caccia. Stranamente, invece di recarsi nella zona boschiva abituale per la caccia al cinghiale e al suino nero selvatico, il gruppo ha cambiato programma puntando verso contrada Caristia. Un dettaglio che non convince gli investigatori: perché modificare all'ultimo momento l'itinerario consolidato?
Ancora più enigmatico quanto accaduto poco prima di raggiungere la zona di caccia. L'uomo ora indagato avrebbe lasciato la propria auto parcheggiata lungo la strada, salendo sul veicolo dell'anziano Gatani. Testimoni riferiscono di aver visto quella vettura ferma nello stesso punto almeno fino alle 11:30, orario in cui i familiari dell'ottantenne, allarmati dal silenzio radio e dai telefoni senza risposta, hanno avviato le ricerche culminate con la macabra scoperta dei tre corpi senza vita, con i fucili accanto.
Le prime indiscrezioni medico-legali aggiungono ulteriore complessità al quadro. Gatani non presenterebbe ferite d'arma da fuoco nella parte anteriore del corpo, un dettaglio che potrebbe rivelarsi cruciale per stabilire se l'anziano sia stato il responsabile della morte degli altri due cacciatori prima di togliersi la vita, o se anche lui sia stato vittima. Gli inquirenti valutano tre ipotesi: un tragico errore durante la battuta, una lite degenerata in sparatoria con successivo suicidio dell'anziano, oppure un ferimento fatale che lo avrebbe raggiunto poco dopo aver sparato.
C'è poi l'enigma del cane da caccia, ritrovato chiuso nell'auto di Gatani. Perché l'animale, fondamentale per questo tipo di battute, non sarebbe stato liberato nel bosco? E se invece è stato portato tra gli alberi, chi lo ha riportato nel veicolo? Domande senza risposta che alimentano i dubbi sulla dinamica reale degli eventi. I carabinieri del comando provinciale di Messina hanno ascoltato tutti i familiari delle vittime, che non si conoscevano tra loro e non avrebbero alcun collegamento con ambienti criminali, intensificando gli interrogatori dell'unico sopravvissuto di quella tragica spedizione venatoria.
Saranno le autopsie disposte dalla Procura e le perizie balistiche a sciogliere i nodi della vicenda. Gli esperti dovranno stabilire la sequenza degli spari, la distanza da cui sono stati esplosi i colpi e la compatibilità tra le armi sequestrate e i proiettili estratti dai corpi. Parallelamente, l'analisi dei dati estratti dai cellulari delle vittime potrebbe rivelare comunicazioni o posizioni geografiche decisive per ricostruire gli ultimi momenti di vita dei tre cacciatori, trasformando quella che doveva essere una tranquilla domenica di caccia in una scena del crimine che ha sconvolto l'intera comunità messinese.
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