Il teatro italiano piange uno dei suoi più grandi interpreti: Giancarlo Dettori si è spento a 93 anni, chiudendo un'era irripetibile del palcoscenico nostrano. L'attore cagliaritano, icona del Piccolo Teatro di Milano per oltre mezzo secolo al fianco del maestro Giorgio Strehler, lascia un vuoto incolmabile nella scena nazionale. Ad annunciarne la scomparsa è stato il figlio Carlo con parole cariche di commozione: "Il ciclo della vita che mi è stata affidata torna alla sua sorgente, dove nulla si perde e tutto si ritrova. Papà, hai varcato la soglia della luce: ora sei con la tua Franchina nel luogo dove l'amore non conosce separazione".
A soli otto mesi di distanza dalla morte della moglie Franca Nuti, la celebre "signora del teatro italiano" scomparsa nel maggio 2024, Dettori raggiunge la compagna di una vita con cui aveva condiviso decenni di matrimonio, due figli e nipoti. Nonostante il legame profondissimo, i due mattatori seguirono percorsi artistici prevalentemente separati: lei musa di Luca Ronconi, lui volto storico dello Strehler, incrociandosi solo occasionalmente sui palcoscenici, come nell'edizione del Faust diretta da Cesare Lievi nel 2007.
Nato nel 1932 a Cagliari, figlio di un generale, Dettori approda al Piccolo Teatro nel 1957 per il Coriolano e non se ne allontanerà mai più. Quel palcoscenico diventa la sua casa, la sua università, il suo tempio. Il sodalizio con Giorgio Strehler va ben oltre il rapporto professionale: è un'amicizia viscerale, fatta di prove leggendarie, chiacchierate notturne e confidenze che entrano nella storia del teatro. Spettacoli iconici come l'Arlecchino e l'Opera da tre soldi portano la firma indelebile di entrambi.
I due abitavano a pochi passi di distanza in via Medici a Milano: Dettori con Franca Nuti al civico 2, Strehler al 15. "La sera spesso suonava senza preavviso e saliva da noi", raccontava l'attore qualche anno fa a Repubblica. "Entrava, quasi manco salutava, e apriva il frigo. O faceva domande del tipo: 'Tua moglie da che parte del letto dorme?'". Un ritratto affettuoso e irriverente di un genio capriccioso che non conosceva orari né convenienze: "Non mangiava mai, durante le prove alternava crostate con latte e Coca-Cola, con rutti abbastanza aggressivi, senza rapportarsi col galateo".
Ma dietro l'apparente stravaganza si celava un maestro capace di alternare durezza e tenerezza con gli attori. "Gli ho sentito dire cose molto dure agli attori, ma anche molto tenere", ricordava Dettori. "Gridava, ma un secondo dopo se ne dimenticava. Era un essere anomalo, diverso. Un uomo con grandi generosità e aggressività molto dure. Nessun regista è stato amato come lui". Un'ammirazione profonda che Strehler ricambiava con stima incondizionata.
Sebbene negli anni Ottanta Dettori abbia conquistato popolarità anche attraverso radio e televisione, il suo cuore rimase sempre "inchiodato alle assi di quel palcoscenico" dove, come amava ripetere, aveva imparato tutto. La fedeltà al Piccolo Teatro non fu mai messa in discussione: un'intera vita artistica dedicata a un'unica istituzione, un caso raro nel panorama teatrale italiano.
Il Piccolo Teatro ha voluto salutare il suo interprete più fedele con un commosso messaggio sui social: "Hai attraversato la storia del Piccolo Teatro, dando vita a personaggi che rimarranno indelebili nella memoria delle nostre spettatrici e dei nostri spettatori. La tua eleganza, la tua ironia, la tua umanità e il tuo attaccamento profondo a questo teatro e al tuo maestro, lasceranno un vuoto incolmabile. Ciao Giancarlo, signore della scena. Il Piccolo resterà per sempre la tua casa".
Con la scomparsa di Giancarlo Dettori si chiude definitivamente un capitolo irripetibile del teatro italiano, quello della grande stagione dello Strehler e dei suoi fedeli interpreti. Un'epoca fatta di rigore artistico, visioni rivoluzionarie e dedizione totale all'arte scenica che oggi appare sempre più lontana. Il palcoscenico del Piccolo Teatro, testimone silenzioso di decenni di trionfi, resta orfano del suo più longevo e amato protagonista.
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