Violenza nel degrado di Milano Rogoredo: la troupe di Ore 14, il programma pomeridiano di Rai 2, è finita in un'imboscata mentre documentava l'ennesimo capitolo della guerra alla droga nel quartiere più caldo del capoluogo lombardo. I giornalisti Francesca Pizzolante e Giovanni Violato sono stati aggrediti da un gruppo di spacciatori mentre raccoglievano materiale sulla morte di un 28enne marocchino, ucciso da un poliziotto durante un blitz antidroga appena 24 ore prima. L'attacco, avvenuto nella serata di martedì 27 gennaio, ha richiesto l'intervento immediato delle forze dell'ordine che fortunatamente si trovavano nelle immediate vicinanze per i rilievi sul caso precedente.
La situazione è precipitata rapidamente. Secondo quanto riportato dall'agenzia LaPresse, il gruppo di spacciatori ha preso di mira i due professionisti con violenza inaudita. Giovanni Violato ha avuto la peggio: picchiato, rapinato dell'attrezzatura tecnica e costretto a ricevere le cure del personale del 118 giunto immediatamente sul posto. Solo la presenza degli agenti della Polizia di Stato, impegnati a pochi metri di distanza negli accertamenti sull'omicidio del giorno precedente, ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente.
Milo Infante, volto e conduttore di Ore 14, non ha perso tempo nel condannare fermamente l'accaduto attraverso una dichiarazione ufficiale e i suoi canali social. "Esprimo piena solidarietà ai colleghi e la ferma condanna dell'ignobile aggressione da parte di spacciatori che si sentono padroni di un territorio che deve ritornare sotto il controllo dello Stato", ha tuonato il giornalista, ringraziando contestualmente il 118 e gli agenti intervenuti per aver "evitato il peggio in una situazione di degrado non più sostenibile".
A rendere ancora più drammatico il quadro, Infante ha pubblicato sui suoi profili social una foto che ritrae tre dei sei spacciatori responsabili dell'aggressione, accompagnata da una didascalia che non lascia spazio a interpretazioni: "Tre dei sei spacciatori che ieri sera hanno aggredito, picchiato e rapinato i nostri colleghi di Ore 14. Solo l'intervento della polizia ha evitato il peggio". Un gesto forte che testimonia quanto la zona di Rogoredo sia diventata terra di nessuno, dove il controllo della criminalità sembra prevalere su quello delle istituzioni.
L'aggressione alla troupe televisiva è solo l'ultimo tassello di una vicenda già complessa. Tutto era iniziato lunedì 26 gennaio, quando un poliziotto aveva aperto il fuoco contro il 28enne marocchino durante un'operazione antidroga in via Impastato. Il giovane sarebbe morto dopo aver puntato contro l'agente quella che è risultata essere una pistola a salve. L'agente, ora indagato per omicidio volontario e assistito dall'avvocato Pietro Porciani, ha ricostruito quegli attimi drammatici durante l'interrogatorio in Questura: "Gli avevamo detto 'fermo polizia', lui si è avvicinato ancora, era a una ventina di metri e mi ha puntato l'arma contro, ho avuto paura e ho sparato per difendermi".
Il legale del poliziotto ha rivendicato con forza la legittima difesa: "Se non c'è in questo caso la scriminante della legittima difesa, non so in quale altro caso possa esserci", ha dichiarato l'avvocato Porciani. Ora la magistratura dovrà fare chiarezza su entrambi gli episodi, mentre Rogoredo continua a rappresentare uno dei simboli più drammatici del degrado urbano milanese, dove il lavoro giornalistico diventa sempre più rischioso e dove la presenza dello Stato viene quotidianamente messa in discussione dalla criminalità organizzata dello spaccio.
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