Glovo commissariata: 40mila rider in povertà

Glovo Italia sotto controllo giudiziario per presunto caporalato: salari fino al 77% sotto la soglia di povertà e compensi da 2,50 euro a consegna per 40mila rider.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un terremoto giudiziario si abbatte sul mondo del food delivery italiano. La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d'urgenza su Foodinho srl, la società che gestisce Glovo in Italia, con l'accusa di caporalato aggravato ai danni di migliaia di rider. Nel mirino degli inquirenti guidati dal pubblico ministero Paolo Storari ci sono condizioni di lavoro che rasenterebbero lo sfruttamento sistematico: salari fino al 76,95% inferiori alla soglia di povertà, compensi da appena 2,50 euro a consegna, turni massacranti di 12 ore al giorno per guadagnare a stento 800-900 euro mensili. Una realtà che coinvolgerebbe 2mila lavoratori solo a Milano e ben 40mila in tutta Italia, configurando quello che per gli investigatori rappresenta uno dei casi più vasti di presunto sfruttamento della manodopera nel settore delle piattaforme digitali.

Sul registro degli indagati è finito l'amministratore unico della società, lo spagnolo Miquel Oscar Pierre, insieme alla stessa Foodinho per responsabilità amministrativa degli enti. L'accusa è pesantissima: aver impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Secondo le indagini del Nucleo ispettorato lavoro dei Carabinieri di Milano, le retribuzioni erogate ai rider violerebbero palesemente l'articolo 36 della Costituzione, che garantisce ai lavoratori una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa.

I numeri emerti dalle indagini sono sconvolgenti. In alcuni casi i compensi risulterebbero inferiori dell'81,62% rispetto ai contratti collettivi di settore, configurando una vera e propria sistematica sottovalutazione del lavoro prestato. Il decreto di controllo giudiziario d'urgenza, eseguito dai Carabinieri, dovrà ora essere vagliato da un giudice per le indagini preliminari entro 10 giorni, che potrà confermare o revocare il provvedimento d'urgenza adottato dalla Procura.

"Sono sempre geolocalizzato tramite l'app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede"

Le testimonianze raccolte dagli investigatori dipingono un quadro inquietante della vita quotidiana dei rider del gigante spagnolo del delivery. "Sono sempre geolocalizzato tramite l'app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede. Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna", ha raccontato uno dei lavoratori ascoltati. Molti hanno riferito di pedalare con le loro bici elettriche tra Duomo e Stazione Centrale per 12 ore al giorno, riuscendo a malapena a mettere insieme 800-900 euro mensili. Un compenso medio di appena 2,5 euro a consegna che, moltiplicato per le ore di lavoro effettivo, scende ben al di sotto di qualsiasi soglia minima di dignità retributiva.

Ma non è solo una questione di salari da fame. I rider hanno denunciato un sistema di controllo capillare e penalizzazioni costanti. Per ogni ritardo nella consegna scatterebbero sanzioni che erodono ulteriormente i già miseri guadagni, in un meccanismo che secondo gli inquirenti configura una forma di pressione psicologica volta a mantenere i lavoratori in uno stato di sottomissione. La geolocalizzazione costante tramite app trasforma ogni spostamento in un dato monitorato, ogni rallentamento in una potenziale chiamata di contestazione da parte dell'azienda.

Particolarmente significativa è la componente umana emersa dalle indagini. La stragrande maggioranza dei rider coinvolti è di origine straniera, molti dei quali in stato di bisogno economico e con la necessità di inviare parte dei guadagni ai familiari nei Paesi d'origine. Una condizione di vulnerabilità che, secondo l'accusa, sarebbe stata sistematicamente sfruttata dall'azienda per imporre condizioni di lavoro inaccettabili. "Siamo in stato di bisogno economico e per questo abbiamo scelto di lavorare comunque in questo modo", hanno ammesso diversi lavoratori agli inquirenti, confermando implicitamente quella situazione di debolezza contrattuale su cui si fonderebbe l'intero sistema.

L'inchiesta si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul modello economico delle piattaforme digitali e sulla tutela dei lavoratori della gig economy. Negli ultimi anni diverse sentenze in tutta Europa hanno riconosciuto diritti ai rider, costringendo le multinazionali del food delivery a rivedere i propri modelli di business. In Italia il caso Glovo potrebbe rappresentare un punto di svolta, soprattutto se il controllo giudiziario dovesse essere confermato dal gip e portare a modifiche sostanziali nel sistema retributivo e organizzativo della piattaforma. Per ora l'azienda non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito al provvedimento, mentre i sindacati di categoria hanno salutato l'intervento della Procura come un segnale importante nella lotta contro lo sfruttamento nel settore delle consegne a domicilio.

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