Grande Fratello 2025: finale flop cancella la D'Urso

La finale del 18 dicembre ha registrato solo 1.620.000 spettatori. Vince Anita Mazzotta, concorrente poco incisiva in un'edizione grigia e priva di appeal.

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Autore: Redazione ,
Serie TV
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Il dato è impietoso e fotografa senza appello la crisi profonda di un format che per anni ha dominato il prime time italiano: la finale del Grande Fratello andata in onda il 18 dicembre su Canale 5 si è fermata a soli 1.620.000 spettatori, un risultato catastrofico per quello che era considerato un pilastro dell'intrattenimento televisivo nazionale. A portarsi a casa la vittoria è stata Anita Mazzotta, concorrente che nelle settimane di permanenza nella Casa si è rivelata praticamente ininfluente sia nelle dinamiche interne che nelle preferenze del pubblico, confermando un'edizione complessivamente grigia e incapace di generare quell'engagement che un tempo era la cifra distintiva del reality.

Eppure il vero terremoto non è arrivato dagli ascolti, ma da due momenti che hanno fatto discutere ben più della proclamazione della vincitrice. Il primo riguarda una clip celebrativa mandato in onda durante la serata, un montaggio che ripercorre la storia del Grande Fratello italiano: tra i volti storici compaiono Daria Bignardi e Alessia Marcuzzi, ma manca completamente Barbara D'Urso, che pure ha condotto il programma per ben cinque edizioni. Una cancellazione che sa di damnatio memoriae e che conferma come la conduttrice napoletana sia ormai considerata persona non grata nei palazzi Mediaset, trattata alla stregua della kryptonite nonostante gli anni di servizio e gli ascolti portati alla rete.

Il secondo elemento divisivo riguarda la prestazione di Simona Ventura, chiamata quest'anno alla guida del reality proprio con l'obiettivo di risollevarne le sorti. Le aspettative erano altissime: la Ventura grintosa e carismatica dell'Isola dei Famosi, capace di tenere testa ai concorrenti e gestire con autorevolezza anche le situazioni più complicate, sembrava la scelta perfetta per ridare mordente a un format in evidente affanno. La realtà si è rivelata ben diversa: durante tutta l'edizione SuperSimo è apparsa troppo vincolata al gobbo, poco reattiva nell'ascolto e visibilmente a disagio nel contesto.

Della Simona grintosa che non aveva paura di sporcarsi le mani e mettere in riga i concorrenti abbiamo visto ben poco in questo Grande Fratello

L'episodio più controverso resta quello dell'annuncio in diretta di una presunta pace tra Israele e Hamas, comunicata ai concorrenti con un entusiasmo decisamente fuori luogo e con tanto di plauso a Donald Trump. Quando la concorrente Rasha ha provato a commentare parlando dei bambini uccisi a Gaza, la risposta della conduttrice è stata un gelido «quel che è stato è stato, ormai», come se rispettare la scaletta fosse più importante di gestire un dibattito delicato con la sensibilità necessaria. Un momento televisivo che ha sollevato pesanti critiche e che testimonia quanto la macchina del Grande Fratello viaggi ormai su binari rigidi e poco inclini all'autenticità.

La domanda che si pone il mondo televisivo italiano è quindi duplice: è cambiata Simona Ventura o è semplicemente finita un'epoca? La risposta probabilmente sta nel mezzo. La televisione contemporanea e soprattutto i social media hanno saturato lo spazio dell'intrattenimento con litigate quotidiane, confronti accesi e polemiche che si consumano per i motivi più futili. Il pane stesso del Grande Fratello – osservare persone sconosciute vivere insieme e scontrarsi – è diventato una costante talmente presente nelle nostre vite digitali da non generare più né ascolti né dibattito significativo.

Ne è prova il caso delle mutande di Omer, che nonostante il tentativo di trasformarlo in polemica nazionale si è esaurito nel giro di pochi tweet senza lasciare traccia. Se neanche un nome come Ventura riesce a tenere la barra dritta, il segnale è chiaro: questo tipo di reality ha urgente bisogno di una pausa per essere completamente ripensato. Il presente dell'intrattenimento italiano sembra invece scritto da format come Money Road, The Traitors e L'amore è cieco, produzioni che puntano tutto sulle dinamiche sociali e di gruppo piuttosto che sulla figura del conduttore chiamato a orchestrarle. Forse è proprio questo il futuro: meno personalismo televisivo, più meccanismi narrativi in grado di coinvolgere un pubblico che ormai spia le vite altrui direttamente dal proprio smartphone, senza bisogno di accendere la televisione per appassionarsi a storie di perfetti sconosciuti di cui domani non ricorderà nemmeno il nome.

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