Il mullet sta vivendo una nuova giovinezza e conquista Hollywood con una forza travolgente. Quello che negli anni Settanta e Ottanta era il simbolo assoluto del rock selvaggio torna oggi sulle teste delle star internazionali in versioni completamente rivisitate: più sofisticate, versatili e adattabili a ogni personalità. I recenti red carpet, in particolare quello dei Golden Globe 2025, hanno trasformato questo iconico taglio in un vero e proprio manifesto di stile maschile per il nuovo anno. Non si tratta più di un semplice ritorno nostalgico, ma di una reinterpretazione contemporanea che abbraccia texture diverse, finiture personalizzate e un'attitudine che va dal ribelle al gentleman.
La vera rivoluzione del mullet moderno sta nella sua incredibile capacità di adattamento. Jacob Elordi ai Palm Springs International Film Awards ha puntato tutto sul volume: il suo curly mullet è un trionfo di riccioli soffici ed elastici che creano un effetto nuvola sulla sommità del capo, per poi distendersi morbidamente sui lati. Una scelta che esalta la texture naturale dei capelli mossi e conferma come questo taglio si presti a interpretazioni audaci e scenografiche.
All'estremo opposto dello spettro stilistico si colloca Glenn Powell, che ai Golden Globe ha sfoggiato un flat mullet ultra sleek. Niente volumi ribelli qui: gel e cere definiscono ogni ciocca con precisione millimetrica, regalando un finish lucido e controllato che trasforma il mullet in un'opzione elegante e quasi formale. Una dimostrazione lampante di come lo stesso taglio possa servire estetica completamente diverse.
Patrick Schwarzenegger ha invece optato per un approccio old style che strizza l'occhio ai gentleman degli anni Quaranta: riga laterale marcata, lunghezze lavorate all'indietro con un accenno di swept back e finish wet che conferisce un'allure vintage sofisticata. Il mullet diventa così un ponte tra epoche diverse, capace di dialogare con codici estetici apparentemente distanti.
La versione più rilassata e contemporanea arriva da Jeremy Allen White, la cui interpretazione soft del mullet incarna perfettamente lo spirito del momento. Il suo taglio emana morbidezza senza ostentazione: le proporzioni ci sono ma restano discrete, quasi sussurrate. È il mullet di chi vuole abbracciare la tendenza senza urlarlo, mantenendo un profilo elegante e naturale.
Joshua Hong ai Golden Globe ha presentato invece un wispy mullet sfilato che gioca con leggerezza e movimento. Il volume si concentra sulla parte superiore per poi alleggerirsi progressivamente sulle lunghezze, mentre una frangia lunga che supera la linea degli occhi aggiunge un tocco di mistero e sensualità al look complessivo.
Particolarmente interessante la proposta di Connor Storrie, che ha scelto quello che viene definito "chillet" – crasi tra chilled e mullet. Si tratta di una via di mezzo tra il mullet classico e il taglio shag, caratterizzato da lunghezze fluenti e mosse che cadono naturalmente incorniciando il viso. Un'opzione perfetta per chi cerca l'essenza del taglio senza la sua geometria più rigorosa.
Benson Boone ha calibrato il suo mullet su volumi moderati ma ben bilanciati, sfruttando la texture curly naturale per creare movimento e un finish messy che trasmette spontaneità. Austin Butler completa il panorama con una versione che privilegia la morbidezza assoluta: volume concentrato sulla sommità, lunghezze posteriori attenuate e un'attenzione maniacale alla texture setosa dei capelli.
Il grande vantaggio di questo taglio, oltre alla sua innegabile carica rock, risiede nella straordinaria versatilità: si adatta a diverse forme del viso e può essere modellato secondo preferenze personali e occasioni d'uso. Che si tratti di un evento formale o di un'uscita casual, il mullet 2025 offre soluzioni per ogni contesto, a patto di trovare la propria personale declinazione. L'importante è non avere paura di osare: dopotutto, un pizzico di audacia venata di nostalgia è esattamente ciò che rende questo taglio così irresistibilmente attuale.
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