Il Vernacoliere sospende le pubblicazioni

Il mensile satirico livornese "Il Vernacoliere" chiude dopo oltre 40 anni di pubblicazioni ininterrotte.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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La storica rivista satirica livornese Il Vernacoliere si ferma dopo oltre quattro decenni di pubblicazioni ininterrotte, segnando la fine di un'epoca per la satira italiana più irriverente e popolare. La decisione arriva direttamente dalla voce del suo fondatore e direttore Mario Cardinali, che a quasi novant'anni ha annunciato una pausa di riorganizzazione dopo l'uscita del numero di novembre. Una notizia che colpisce il mondo della satira italiana, privandola di una delle sue voci più autentiche e anticonformiste.

Nato nel 1982 come evoluzione di Livornocronaca, periodico di controinformazione attivo dal 1961, Il Vernacoliere ha rappresentato per generazioni di lettori un punto di riferimento per la satira corrosiva e politicamente scorretta. Il mensile si è costruito una reputazione grazie al suo linguaggio diretto, spesso in dialetto livornese, e a un'ironia popolare e anarchica che non ha mai fatto sconti a nessuno. Personaggi come Omar, il Troio, Luana la Bebisitter e Don Zauker sono diventati icone di un modo di fare satira radicale e di strada, mentre le celebri locandine affisse in edicola hanno trasformato ogni numero in un manifesto satirico.

Con il suo consueto stile ironico, Cardinali ha motivato la decisione senza perdere il caratteristiche verve: "Oddìo, stanchino… ciondola! Sì, il cervello è sempre vispo, ancora ce la fa a creare le sue famose locandine, respira anche. Ma sottosotto ciondola, e anche un po' soprasopra". Il direttore, però, non ha nascosto le ragioni più profonde dietro questa scelta, puntando il dito contro la crisi della carta stampata e il degrado del panorama editoriale italiano contemporaneo.

L'analisi di Cardinali sul giornalismo attuale non risparmia critiche taglienti: i quotidiani sono ormai "ridotti a raccoglier la bava dei tanti laudatores a richiesta, con tanto giornalismo di leccaculi d'ogni tipo – e i culi più leccati son quelli di governo, non importa il colore, conta il finanziamento". Una denuncia che mette in luce come l'indipendenza editoriale sia diventata sempre più difficile da mantenere in un sistema dominato da finanziamenti pubblici e logiche di mercato.

Il Vernacoliere si è sempre piccato di campare di sole vendite

Proprio questa scelta di indipendenza è stata sia la forza che la debolezza del mensile livornese. Come ha spiegato lo stesso Cardinali, "Il Vernacoliere si è sempre piccato di voler seguitare a campare di sole vendite, senza finanziamenti o sovvenzioni o inserzioni pubblicitarie d'alcun tipo". Una posizione di principio che ha garantito libertà totale nella linea editoriale ma che, alla lunga, si è rivelata economicamente insostenibile: "Ma i costi ormai son arrivati a superar gl'incassi".

Il percorso della rivista è stato arricchito nel corso dei decenni dalla collaborazione di numerosi fumettisti e vignettisti di talento, tra cui Federico Maria Sardelli, Andrea Camerin, Tommaso Eppesteingher, Marco Citi, Alberto Pagliaro, Daniele Caluri ed Emiliano Pagani. Accanto al fondatore Cardinali, un ruolo fondamentale è stato quello del disegnatore Max Greggio, che ha contribuito a definire l'identità visiva della testata fin dai primi anni.

Non è la prima volta che il mensile affronta difficoltà: già durante la pandemia del 2020 aveva saltato un'edizione e rischiato seriamente la chiusura per mancanza di fondi. In quell'occasione fu la mobilitazione dei lettori a salvare la rivista, dimostrando l'affetto e il legame profondo che il pubblico nutriva per questa bandiera d'irriverenza satirica, come l'ha definita lo stesso Cardinali.

Nel suo messaggio d'addio, il direttore non ha dimenticato chi ha contribuito al successo della rivista: "Coraggio, amici e collaboratori cari. Vediamo se dopo aver ripreso fiato ce la faremo una volta ancora". Un pensiero particolare è andato al fratello Umberto, "per oltre trent'anni cuore e colonna della diffusione d'un foglio di libero pensiero", figura fondamentale nella storia del giornale.

La sospensione del Vernacoliere si inserisce in un momento difficile per l'editoria italiana, con le vendite in calo e il settore dei fumetti che ha registrato un meno cinque percento. La chiusura, seppur definita come "pausa di riorganizzazione", lascia aperta una domanda che Cardinali stesso si pone con la sua ironia malinconica: "Vediamo se dopo di me ci potrà essere qualcosa oltre il diluvio". Una questione che riguarda non solo il futuro della testata, ma la sopravvivenza stessa di un certo tipo di satira indipendente e antiautoritaria nel panorama mediatico contemporaneo.

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