Il Servizio sanitario nazionale italiano si appresta a vivere una trasformazione profonda nel settore dell'assistenza infermieristica, con l'arrivo di tre nuove lauree magistrali destinate a ridisegnare completamente le competenze e il ruolo dei professionisti. Lo schema di decreto del Ministero dell'Università e della Ricerca, trasmesso al Parlamento negli ultimi giorni del 2024, prevede percorsi formativi biennali altamente specializzati che segneranno il superamento dell'attuale modello incentrato su un'unica magistrale generalista. L'obiettivo dichiarato è rispondere alla crescente emergenza di personale sanitario qualificato, ma le ricadute potrebbero ridefinire gli equilibri tra le diverse professioni della salute.
A rendere ancora più esplosiva la riforma è l'introduzione della facoltà per gli infermieri specializzati di rilasciare prescrizioni infermieristiche, un passaggio che ha scatenato immediate reazioni da parte del mondo medico. Sebbene non si tratti di farmaci o diagnosi, ma esclusivamente di presidi e ausili tecnici legati all'assistenza diretta, molti sindacati dei medici vi leggono un'invasione di campo inaccettabile. Per comprendere la portata del cambiamento occorre però analizzare nel dettaglio sia i nuovi percorsi formativi sia le competenze che verranno attribuite.
I tre indirizzi magistrali rappresentano una risposta mirata alle carenze strutturali del sistema. Il primo, dedicato alle cure primarie e sanità pubblica, punta a formare professionisti per la sanità territoriale, dalle case di comunità finanziate dal Pnrr all'assistenza domiciliare, ambiti dove la carenza di medici di base si fa sentire con maggiore intensità. Il secondo indirizzo si concentrerà sulle cure pediatriche e neonatali, preparando specialisti per reparti ospedalieri, consultori e ambulatori dedicati all'infanzia. Il terzo percorso riguarderà invece le cure intensive e l'emergenza, settori costantemente sotto pressione dove la mancanza di personale qualificato mette a rischio la qualità dell'assistenza nei pronto soccorso e nelle terapie intensive.
Attualmente il sistema prevede un'unica magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche, orientata prevalentemente verso ruoli gestionali e dirigenziali piuttosto che verso l'assistenza diretta specializzata. La nuova architettura formativa, che potrebbe entrare in vigore già nel prossimo anno accademico o nel 2027-2028 a seconda dei tempi parlamentari, capovolge questa impostazione puntando sulla specializzazione clinica avanzata.
Sul fronte delle prescrizioni, il decreto introduce una distinzione netta: gli infermieri magistrali potranno prescrivere esclusivamente dispositivi per l'incontinenza, materiali avanzati per medicazioni, sacche e sistemi per stomie e altre tecnologie assistenziali. Non potranno invece prescrivere farmaci né richiedere esami diagnostici, competenze che restano saldamente nell'ambito medico. Questa precisazione non ha però placato le preoccupazioni delle sigle sindacali mediche, da Anaao Assomed a Cimo-Fesmed, da Fimmg a Sumai, che hanno parlato di decisione unilaterale e di rischio di dequalificazione dell'assistenza attraverso lo spostamento di funzioni verso professioni ritenute meno onerose dal punto di vista economico e formativo.
La Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) ha invece accolto la riforma come una svolta storica, sostenendo che molte delle nuove competenze vengono già esercitate informalmente. Negli ambulatori per la gestione delle stomie, ad esempio, sono già oggi gli infermieri a valutare quale presidio sia più adatto alle esigenze del paziente, pur non potendo formalizzare questa scelta attraverso una prescrizione ufficiale. La riforma, secondo Fnopi, rappresenterebbe quindi un riconoscimento tardivo ma necessario del ruolo centrale che questi professionisti ricoprono nella gestione delle cronicità e nella sanità di prossimità.
Il confronto internazionale offre una prospettiva interessante per contestualizzare il dibattito italiano. In numerosi Paesi europei ed extraeuropei, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dal Canada all'Australia, gli infermieri specialisti possono prescrivere farmaci e dispositivi entro protocolli definiti, spesso operando in autonomia o in stretta collaborazione con i medici. Anche Francia, Spagna e Paesi Bassi hanno adottato forme di prescrizione infermieristica limitata, particolarmente per ausili e presidi assistenziali. L'Organizzazione Mondiale della Sanità considera questi modelli efficaci per migliorare l'accesso alle cure, abbreviare le liste d'attesa e rafforzare la sanità territoriale, soprattutto nelle zone con scarsità di medici.
La questione resta comunque aperta e richiederà ulteriori passaggi normativi. Il decreto dovrà essere accompagnato da interventi legislativi specifici, probabilmente nell'ambito della più ampia delega di riforma delle professioni sanitarie attualmente all'esame del Parlamento. Ciò che appare certo è che il modello assistenziale italiano sta entrando in una fase di transizione che modificherà profondamente l'organizzazione delle cure, con ripercussioni ancora da valutare sulla qualità dei servizi e sui rapporti tra le diverse figure professionali del settore sanitario.
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