Influenza K, come gestire la "coda lunga"

La variante K del virus A(H3N2) ha colpito oltre 9 milioni di italiani da inizio stagione a metà gennaio 2026, con sintomi durati fino a 15-20 giorni.

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Autore: Redazione ,
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L'Italia sta finalmente vedendo la luce in fondo al tunnel di una delle stagioni influenzali più aggressive degli ultimi anni. La protagonista indiscussa di questa ondata è stata la variante K, una sottoclade del virus A(H3N2) che ha letteralmente messo ko oltre 9 milioni di italiani tra l'inizio della stagione e metà gennaio 2026, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità. Ma la caratteristica più insidiosa di questa variante non è solo la sua facilità di trasmissione: è la durata dei sintomi, che in molti casi si sono protratti ben oltre i classici 3-5 giorni, arrivando in alcuni casi a 15-20 giorni di malessere.

La curva epidemica sembra finalmente aver superato il picco e si avvia verso una fase discendente, con un'importante eccezione: i bambini sotto i quattro anni e le regioni del Sud, dove la circolazione virale resta più sostenuta. Alberto Mateo Urdiales, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità, ha confermato a Rainews che "sono tre settimane che è in diminuzione e questo vuol dire che è improbabile che ci sia un incremento che raggiunge i livelli visti a fine dicembre". Le stime complessive parlano di una stagione che potrebbe toccare i 14 milioni di casi totali, cifre che confermano l'eccezionalità di questa ondata influenzale.

Il sistema di sorveglianza Respirvirnet, che coinvolge oltre mille medici di medicina generale e pediatri su tutto il territorio nazionale, ha permesso di monitorare in tempo reale l'evoluzione della situazione. I dati raccolti mostrano che la variante K ha dominato nettamente il panorama epidemiologico non solo in Italia ma in tutta Europa, risultando il ceppo prevalente tra quelli circolanti. La stagione è iniziata in anticipo rispetto all'anno precedente, con tempistiche simili a quelle di due anni fa, cogliendo molti impreparati.

Il fatto che la variante K sia antigenicamente differente significa che il sistema immunitario di molte persone impiega più tempo a riconoscere e contrastare il virus

Ma cosa rende questa variante così ostica? La risposta sta nelle sue caratteristiche antigeniche. Essendo significativamente diversa dai ceppi circolati negli anni precedenti, il sistema immunitario della popolazione ha fatto più fatica a riconoscerla rapidamente, allungando i tempi di guarigione e intensificando i sintomi. Febbre alta, dolori muscolari e articolari intensi, forte spossatezza, tosse persistente e congestione delle vie respiratorie si sono rivelati più tenaci del solito, con casi di ricadute inattese che hanno colto di sorpresa molti italiani appena usciti dalla fase acuta della malattia.

Sul fronte ospedaliero, però, arrivano notizie rassicuranti. Nonostante la sua ampia diffusione, la variante K non ha mostrato un impatto più severo in termini di ricoveri o forme gravi. Urdiales ha precisato che "non possiamo dire che sia causa di un aumento delle ospedalizzazioni né che sia causa di un aumento delle forme gravi di influenza". Paradossalmente, nelle terapie intensive il sottotipo prevalente tra i casi più critici è risultato essere l'H1N1, non l'H3N2 con subclade K.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, intervistato da Vanity Fair, ha fornito indicazioni preziose su come proteggersi e affrontare questa fase ancora delicata. "Lo strumento più forte che abbiamo è la dieta", ha sottolineato, spiegando l'importanza di mantenere un microbiota intestinale in salute per supportare le difese immunitarie. "Dobbiamo mantenere il nostro intestino pulito e in salute" perché questo influenza direttamente i meccanismi di difesa dell'organismo. Pregliasco raccomanda un'alimentazione bilanciata, attività fisica regolare, limitazione degli alimenti ultra-processati e attenzione a fattori come sonno adeguato e astensione da fumo ed eccesso di alcol.

Oltre alle raccomandazioni alimentari e di stile di vita, restano fondamentali le misure comportamentali classiche: lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, evitare contatti ravvicinati con persone sintomatiche, restare a casa in caso di malattia e areare regolarmente gli ambienti chiusi. Sul fronte vaccinale, i dati confermano l'utilità della profilassi: "Quest'anno efficacia paragonabile a quella di altri anni, le persone vaccinate avevano importante riduzione nel rischio infezione per influenza", ha precisato Urdiales, sottolineando come il vaccino antinfluenzale stagionale continui a offrire protezione significativa contro le forme gravi e le complicanze, soprattutto per anziani, fragili e persone con condizioni cliniche predisponenti.

Per un bilancio definitivo di questa stagione influenzale sarà necessario attendere ancora qualche mese, ma gli elementi che emergono tracciano il profilo di un'ondata particolarmente impegnativa per durata e diffusione, anche se fortunatamente non per gravità clinica. La tendenza al calo appare ormai consolidata, ma la vigilanza resta alta, specialmente nelle fasce più vulnerabili della popolazione e nelle aree dove la circolazione virale mantiene ancora ritmi sostenuti.

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