Interrogatorio per il presunto killer di Aurora

L'omicidio di Aurora Livoli, 19 anni, fa emergere le criticità nella gestione degli immigrati irregolari. L'indagato è un peruviano con precedenti penali.

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Autore: Redazione ,
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Un caso di omicidio che ha scosso Milano negli ultimi giorni sta emergendo in tutta la sua drammaticità, rivelando anche le gravi falle nel sistema di gestione degli immigrati irregolari e dei soggetti pericolosi. La vicenda ruota attorno alla morte di Aurora Livoli, una diciannovenne di Latina il cui corpo è stato rinvenuto il 29 dicembre scorso in un cortile di via Paruta, nel capoluogo lombardo. L'indagato principale è Emilio Gabriel Valdez Velazco, un cittadino peruviano di 57 anni con un passato criminale inquietante e una presenza irregolare sul territorio italiano che solleva interrogativi sulla gestione delle espulsioni.

La storia di Velazco rappresenta un caso emblematico delle difficoltà nel sistema di rimpatrio degli stranieri irregolari. Secondo quanto ricostruito dall'Adnkronos, l'uomo era arrivato in Italia attraverso l'aeroporto di Linate nel 2017, diventando irregolare nell'agosto del 2019 dopo aver superato i termini consentiti per il soggiorno. Da quel momento in poi, la sua permanenza nel Paese è stata caratterizzata da una serie di provvedimenti di espulsione mai realmente eseguiti.

Il primo decreto di allontanamento venne emesso dal questore di Milano nell'agosto 2019, con accompagnamento coattivo alla frontiera. Tuttavia, Velazco non ha mai lasciato definitivamente l'Italia. Nel 2023 aveva persino tentato di ottenere un permesso di soggiorno, sostenendo di essere fratello di una cittadina italiana, ma la richiesta fu respinta proprio per la sua pericolosità sociale. Un anno dopo, nel marzo 2024, venne arrestato per essere rientrato in Italia prima del termine di cinque anni previsto dalla legge dopo un'espulsione.

Le autorità emisero un nuovo provvedimento di espulsione nel marzo 2024, questa volta per motivi di pericolosità sociale. Tuttavia, anche in questa occasione il rimpatrio immediato risultò impossibile: il passaporto del cinquantasettenne era scaduto nel maggio 2022. Fu quindi richiesto un posto presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri, ma la domanda venne rifiutata perché un medico lo aveva dichiarato "inidoneo alla vita in comunità" a causa di una presunta patologia delle vie urinarie. A Velazco venne quindi ordinato di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, ordine che evidentemente non rispettò.

"Adesso muori", le parole sussurrate durante l'aggressione

Il curriculum criminale dell'indagato include rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina. Secondo le fonti, Velazco avrebbe usato numerosi alias nel corso degli anni e avrebbe precedenti penali risalenti al 2019, al 2024 e al 2025. Dell'unica condanna scontata, quella relativa ai fatti del 2019, ha fatto esperienza nel carcere di Pavia.

La sera del 28 dicembre, poche ore prima della presunta morte di Aurora, Velazco si era reso protagonista di un'aggressione particolarmente brutale alla fermata della metropolitana di Cimiano. La vittima, una studentessa peruviana diciannovenne, ha raccontato al Corriere della Sera i momenti di terrore vissuti durante la tentata rapina. L'uomo le avrebbe avvicinato la bocca all'orecchio sussurrandole: "Adesso muori". La giovane ha poi aggiunto di aver temuto seriamente per la propria vita e di aver portato per giorni i segni dell'aggressione sul collo.

È stato proprio l'arresto conseguente a questa aggressione, avvenuto il 30 dicembre, a collegare Velazco alla morte di Aurora. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno documentato la presenza dell'uomo insieme alla diciannovenne in via Paruta la sera del 28 dicembre, intorno alle 23:30. I filmati mostrano poi Velazco uscire da solo dal condominio e rientrarvi circa alle tre del mattino.

Aurora Livoli era scomparsa da casa da settimane. L'ultimo contatto con la famiglia risaliva al 26 novembre, e una denuncia di scomparsa era stata presentata il 10 dicembre. La giovane aveva lasciato Latina per raggiungere Milano, ma le circostanze che l'avevano portata in quel cortile di via Paruta restano ancora da chiarire completamente.

L'autopsia eseguita sul corpo della diciannovenne ha confermato l'ipotesi dell'omicidio, anche se gli investigatori stanno ancora verificando se la ragazza possa aver subito anche abusi sessuali. L'interrogatorio davanti al pubblico ministero è previsto per l'8 gennaio, quando Velazco dovrà rispondere delle accuse che gli vengono mosse. L'indagine cerca di ricostruire le ultime ore di vita di Aurora e di stabilire con esattezza la dinamica dei fatti che hanno portato alla sua morte in quel cortile milanese.

Il caso sta sollevando interrogativi anche sul piano sistemico, considerando che l'indagato avrebbe dovuto essere espulso dal territorio nazionale da tempo. La vicenda evidenzia le criticità nella gestione dei soggetti pericolosi irregolari, tra passaporti scaduti, certificati medici che impediscono il trattenimento nei CPR e ordini di allontanamento che rimangono lettera morta. Una serie di circostanze che, in questo caso, potrebbero aver avuto conseguenze tragiche per una ragazza di soli diciannove anni.

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