La sequenza degli eventi ha visto inizialmente il ricovero di due persone in codice rosso presso l'ospedale Galliera: una donna trentenne e un uomo di ventisette anni presentavano sintomi particolarmente severi. Nel giro di poco tempo, la centrale operativa del 118 ha ricevuto ulteriori richieste di intervento, con altri tre uomini di età compresa tra i trentatré e i quarantasette anni trasportati in codice giallo al Villa Scassi. Le manifestazioni cliniche erano inequivocabili: arrossamenti cutanei, eruzioni, problemi gastrointestinali accompagnati da nausea e dissenteria, oltre a difficoltà nella respirazione e nella deglutizione.
L'elemento comune tra tutti i casi si è rivelato essere il consumo di prodotti ittici acquistati presso il Just Balilla. Particolare significativo: tra gli intossicati figurava un gruppo di colleghi che lavorano in un ufficio situato in viale Brigate Bisagno, i quali avevano ordinato il cibo da asporto. Questo ha permesso alle autorità di concentrare rapidamente le indagini sul medesimo esercizio commerciale.
Il titolare del locale ha manifestato stupore e dispiacere di fronte agli ispettori dell'Asl: "Abbiamo comprato come sempre, non lo abbiamo neanche lavorato: due filoni di tonno con scadenza lunga", ha dichiarato visibilmente scosso. La preoccupazione principale del gestore riguarda innanzitutto le condizioni di salute dei clienti, prima ancora delle conseguenze per l'attività commerciale.
Una nota ufficiale diffusa dal locale ha fornito un'ipotesi sulla natura dell'intossicazione, chiamando in causa la sindrome sgombroide. Si tratta di una reazione provocata da un'eccessiva concentrazione di istamina nel pesce, in particolare nel tonno e in altre specie appartenenti alla famiglia degli sgombridi. Il fenomeno rappresenta un'insidia particolare perché può manifestarsi anche quando l'alimento non presenta segni visibili di deterioramento o alterazione organolettica.
Secondo quanto riportato nel comunicato, il prodotto ittico utilizzato appariva conforme alle normative vigenti in materia di conservazione. Questa circostanza rende il caso particolarmente complesso dal punto di vista delle verifiche sanitarie: la formazione di istamina può infatti avvenire anche in presenza di temperature di conservazione leggermente inadeguate durante la catena del freddo, senza che il prodotto mostri segni evidenti di alterazione. Gli accertamenti in corso dovranno stabilire se vi siano state interruzioni nella catena di conservazione o altre anomalie nella gestione del prodotto dalla fornitura alla somministrazione.
Le autorità sanitarie stanno analizzando campioni del tonno utilizzato per confermare l'ipotesi della sindrome sgombroide e verificare i livelli di istamina presenti. Le persone colpite rimangono sotto osservazione medica, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell'accaduto e individuare eventuali responsabilità nella gestione e conservazione degli alimenti.
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