Nessuno degli estintori presenti nel locale è stato utilizzato durante la tragedia di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone nella notte tra Capodanno e il primo gennaio. A dichiararlo è stato Jacques Moretti, proprietario de Le Constellation, attualmente indagato insieme alla moglie Jessica Maric. Durante l'interrogatorio a Sion, l'uomo ha spiegato con parole crude: "Nessuno li ha usati perché tutti pensavano solo a scappare". Un dettaglio che aggiunge drammaticità a una vicenda già segnata da errori, omissioni e responsabilità ancora tutte da chiarire.
L'inchiesta svizzera si sta allargando a macchia d'olio, coinvolgendo non solo i gestori del locale ma anche le autorità preposte ai controlli. Sotto la lente degli inquirenti sono finiti Ken Jacquemoud, responsabile comunale della sicurezza pubblica dal 2017 al 2024, e il suo predecessore. Jacquemoud ha ammesso di essere stato l'ultimo ispettore a visitare il locale nel 2019, precisando però: "Per legge non ero tenuto a verificare la schiuma fonoassorbente, ma solo i materiali da costruzione". Una dichiarazione che solleva più interrogativi di quanti ne risolva, considerando che proprio la schiuma si è rivelata un elemento centrale nella propagazione delle fiamme.
Le perizie tecniche hanno evidenziato l'assenza dei cartelli catarifrangenti che avrebbero dovuto segnalare la posizione degli estintori. Moretti ha fornito una giustificazione quantomeno singolare: "Li avevo incollati con un nastro biadesivo ma si staccavano facilmente al passaggio delle persone". Come a dimostrare la precarietà della situazione, ha perfino fatto un paragone con il palazzo in cui si svolgeva l'interrogatorio, dove secondo lui esisterebbe lo stesso problema. Un'affermazione che lascia interdetti e che probabilmente non giocherà a suo favore nel processo.
Durante una pausa dell'interrogatorio, si è consumato un momento di grande intensità emotiva quando Jacques e Jessica Moretti hanno incontrato privatamente Leila Micheloud, madre di due ragazze rimaste ferite nell'incendio. L'avvocato di Micheloud, Sébastien Fanti, ha descritto l'incontro come caratterizzato da "grande intensità, umanità e semplicità", senza però rivelare i contenuti della conversazione. Nel corso dell'interrogatorio, Moretti si è rivolto direttamente alle famiglie delle vittime: "Chiedo scusa alle famiglie, nessun genitore dovrebbe vivere questa tragedia, non penso ad altro".
La dimensione giudiziaria della vicenda si sta complicando ulteriormente. Alcuni legali delle vittime hanno sollecitato indagini anche sulla gestione dei soccorsi, definita "certamente deficitaria", sostenendo che eventuali ritardi potrebbero aver aggravato le lesioni dei sopravvissuti. Una contestazione che allarga il perimetro delle responsabilità e che potrebbe portare nuovi sviluppi nelle prossime settimane.
La Procura di Roma, guidata dal pm Stefano Opilio, ha disposto il sequestro probatorio dei telefoni dei ragazzi italiani morti o feriti. L'obiettivo è condurre un'indagine forense su immagini, chat e altri dati della notte dell'incendio, elementi che potrebbero rivelarsi cruciali per ricostruire la dinamica dei fatti. Le autorità svizzere hanno concesso l'assistenza giudiziaria all'Italia, permettendo ai magistrati italiani di accedere alle prove già raccolte, un passaggio fondamentale per coordinare le due indagini parallele.
Sul fronte sanitario, arrivano finalmente notizie confortanti. Tutti i feriti ricoverati negli ospedali milanesi risultano "fuori imminente pericolo di vita", secondo quanto riferito dall'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. "Ci vorrà ancora parecchio tempo per alcuni di loro, ma siamo molto soddisfatti del cammino clinico compiuto fino a oggi", ha dichiarato. Un terzo dei pazienti accolti nei primi giorni di gennaio è già stato dimesso, un dato che offre una luce di speranza in una vicenda segnata dal dolore.
Bertolaso ha ricordato anche la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, descrivendola come "importantissima per i ragazzi e per le loro famiglie". "Sentire la vicinanza del massimo rappresentante delle istituzioni ha avuto un valore umano enorme, di conforto e di incoraggiamento", ha sottolineato l'assessore, evidenziando come il gesto simbolico del Capo dello Stato abbia rappresentato un momento di consolazione per chi sta ancora combattendo contro le conseguenze fisiche e psicologiche della tragedia.
Nel frattempo, a Bologna, Giuseppe Tamburi sta lavorando per realizzare il sogno del figlio Giovanni, 16 anni, morto nell'incendio. Il ragazzo aiutava spesso un clochard della zona portandogli da mangiare e sognava di costruire una struttura per le persone senza fissa dimora. "Ci vedremo con il sindaco e l'assessore lunedì 9 febbraio e valuteremo quale sia il modo migliore per realizzare questa idea. Mi piacerebbe che fosse un dormitorio per aiutare chi vive in mezzo alla strada. E vorrei farlo nel nome di mio figlio", ha dichiarato il padre, determinato a trasformare il dolore in un gesto concreto di solidarietà.
Giuseppe Tamburi ha anche annunciato che si costituirà parte civile: "Andremo a fondo su quello che è successo lì dentro. È giusto l'arresto dei gestori, anche loro devono pagare, ma sono più colpevoli quelli che non hanno fatto i controlli". Parole durissime che individuano nelle autorità preposte alla vigilanza le responsabilità maggiori: "Sono più colpevoli le autorità che hanno svolto i controlli nel locale lasciando correre, controlli che, se invece fossero stati eseguiti correttamente, avrebbero potuto salvare delle vite. Sono stati negligenti. E io spero che un giorno anche quelle persone paghino per i loro errori. Perché hanno fallito".
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