J.D. King ci lascia a 73 anni

Il fumettista J.D. King è morto a 74 anni. Figura iconica dell'underground newyorkese, era noto per il suo stile geometrico ispirato al jazz e al beat.

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Autore: Redazione ,
Libri e fumetti
5' 36''
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Il mondo del fumetto underground americano piange la scomparsa di J.D. King, artista prolifico e visionario scomparso all'inizio di novembre 2025 nella sua casa di Remsen, nello stato di New York, all'età di 74 anni. Per chi negli anni Ottanta e Novanta seguiva la scena alternative newyorkese, King rappresentava una figura impossibile da ignorare: alto quasi due metri, sempre impeccabilmente vestito in stile Brooks Brothers con occhiali neri dalla montatura pesante, incarnava perfettamente l'estetica jazz e beat che permeava le sue illustrazioni geometriche e stilizzate. Eppure, nonostante il successo come illustratore commerciale per testate del calibro di The New Yorker, The New York Times e Fortune, King era praticamente scomparso dai radar della comunità fumettistica negli ultimi due decenni, ritiratosi nell'entroterra dello stato di New York in un isolamento volontario che ha sorpreso molti suoi colleghi e amici.

La causa esatta della morte rimane un mistero. Secondo il fratello Peter King e l'ex moglie Sally Eckhoff, l'artista godeva di buona salute, andava regolarmente in bicicletta e faceva flessioni quotidianamente. Poco prima di morire aveva lamentato sintomi simil-influenzali, ma non c'è certezza se si sia trattato di influenza, Covid o altro. "A parte essere morto, era in perfetta salute," ha commentato amaramente il fratello Peter, riassumendo l'assurdità della situazione. Il direttore del funerale ha ipotizzato che possa essere stato qualcosa di rapido come un infarto o un ictus, dato che King è stato trovato nei suoi abiti da notte, sempre impeccabili come il suo stile richiedeva.

Nato il 3 maggio 1951 a Manhattan, John David King – chiamato J.D. in omaggio sia a J.D. Salinger che ai film sui "juvenile delinquents" degli anni Sessanta che tanto amava – ha iniziato la sua carriera artistica alla Rhode Island School of Design nel 1971. Fu proprio lì che, sfogliando il libro di Les Daniels sulla storia dei fumetti americani e imbattendosi in una tavola di Wally Wood per Vampirella, decise che voleva diventare un fumettista. "Non volevo essere un illustratore. Non volevo essere un pittore. Volevo fare fumetti," raccontò nel 2019 allo storico del fumetto Jon B. Cooke.

Ma prima dei fumetti, ci fu la musica. Alla fine degli anni Settanta, King formò The Coachmen, una band art rock new wave insieme a un giovanissimo Thurston Moore, futuro frontman dei leggendari Sonic Youth. "J.D. King era in una punk band con Thurston Moore," ricordava il cartoonist Peter Bagge in un'intervista del 1992. "Aveva due amori, la musica e i fumetti, e per troppo tempo mise l'arte in secondo piano mentre inseguiva il sogno del rock and roll." I Coachmen si sciolsero nel 1980 – Moore avrebbe poi fondato i Sonic Youth – e King decise di concentrarsi finalmente sui fumetti, anche se con una certa frustrazione iniziale.

"Entrare in Comical Funnies è stato il momento più felice della mia carriera. Nient'altro dopo – né spot pubblicitari, né riviste, né copertine di libri – è mai stato come quello, perché era quello che volevo davvero fare."

La svolta arrivò nel 1980 quando John Holmstrom e Peter Bagge lo accolsero in Comical Funnies, la pubblicazione tabloid nata dalle ceneri di PUNK Magazine. King divenne rapidamente parte centrale di quella scena, contribuendo anche a Weirdo sotto l'editorship di Robert Crumb e successivamente dello stesso Bagge. Il suo stile iniziale, influenzato da Ed "Big Daddy" Roth e dai fumetti underground classici, si sarebbe evoluto drasticamente verso la fine degli anni Ottanta in qualcosa di completamente diverso: un approccio geometrico, minimalista, fortemente ispirato all'animazione UPA, a Gene Deitch, Jim Flora e all'estetica jazz degli anni Cinquanta.

Questa trasformazione stilistica raggiunse il suo apice quando King curò TWIST per Kitchen Sink Press, un'antologia "high brow/low brow" che ospitava lavori di Drew Friedman, Dan Clowes, Kaz, Richard Sala e altri giganti della scena alternative. Tre numeri pubblicati tra il 1987 e il 1988, con copertine tutte disegnate dallo stesso King in quello stile cubista-jazz che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica. "La sua estetica era Adobe Illustrator prima ancora che esistesse," ha commentato Mark Newgarden, sintetizzando perfettamente come King avesse precorso i tempi.

Il successo commerciale arrivò negli anni Novanta. Le sue illustrazioni apparivano ovunque: campagne pubblicitarie per Absolut Vodka, Grand Marnier e Atlantic Records, copertine per The New York Press e Screw, contributi al progetto Pee-wee's Playhouse di Topps insieme a Charles Burns, Gary Panter e altri pesi massimi del fumetto alternative. King era diventato uno degli illustratori commerciali più richiesti di New York, con uno stile inconfondibile che mescolava geometria, nostalgia e ironia postmoderna.

Poi, gradualmente, tutto cambiò. L'arrivo di internet alla fine degli anni Novanta trasformò radicalmente il mercato editoriale, e dopo l'11 settembre 2001 – che King identificò come punto di svolta definitivo – il lavoro per gli illustratori umoristici si prosciugò. "Nel 2001 c'è stato uno shift improvviso," raccontò King nel 2019. "L'illustrazione stock ha iniziato ad avere un impatto enorme." Nel 1994 si era già trasferito a Stuyvesant Falls, nell'entroterra di New York, con la seconda moglie Sally Eckhoff. Continuò a lavorare come illustratore per alcuni anni, ma progressivamente si ritirò dal mondo dell'arte commerciale, dedicandosi alla scrittura di un romanzo, alla musica e alla pittura.

"Penso che a quel punto stesse cercando un posto dove nascondersi," ha detto Eckhoff, "e io possedevo questa casa. Stava cercando un posto dove ritirarsi." Il ritiro di King non fu solo geografico ma anche psicologico. Sempre più isolato, sviluppò posizioni politiche sempre più conservatrici che allontanarono alcuni vecchi amici, anche se negli ultimi anni pare fosse tornato verso posizioni più moderate. "Era un contrarian," ha spiegato l'amico di lunga data Jeff Roth. "Parte del suo atteggiamento era semplicemente per essere 'punk'."

Nel 2015, dopo la morte del padre, King ereditò una somma discreta che gli permise di ritirarsi completamente dall'illustrazione commerciale. Sul suo sito web, nel 2022, annunciò ufficialmente il ritiro dichiarando di volersi concentrare sulla narrativa. Molti nella comunità fumettistica si erano chiesti nel corso degli anni: "Ma che fine ha fatto J.D. King?" La risposta era semplice e insieme complicata: aveva scelto di sparire, di vivere lontano dal caos urbano che aveva alimentato la sua arte per decenni, circondato dai suoi gatti, dalle sue chitarre e dai suoi dischi.

"Non penso avesse bisogno di riconoscimenti, almeno non della parte sociale," ha riflettuto Thurston Moore. "Trovava molta gioia nel mondo fisico delle 'cose': amplificatori, chitarre, dischi, un giradischi figo, una bicicletta figa, un gatto. Per lui quello era abbastanza." Una commemorazione in suo onore si terrà durante gli eventi legati alla mostra "50 Years of PUNK" alla Ki Smith Gallery di New York, dove sarà esposto il suo lavoro insieme a quello dei colleghi che hanno condiviso con lui quella stagione irripetibile del fumetto underground americano. Un'epoca in cui essere un cartoonist significava ancora poter sognare di cambiare il mondo, una tavola alla volta, con linee pulite, geometrie perfette e uno spirito jazz che non invecchia mai.

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