La Corte sulla legittima difesa del gioielliere

La Corte di assise di appello spiega perché Mario Roggero è stato condannato a 14 anni e 9 mesi: quando sparò, i rapinatori erano già fuori dal negozio.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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La Corte di assise di appello ha messo nero su bianco le ragioni che hanno portato alla condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori sparando loro mentre fuggivano dal suo negozio. Nelle motivazioni depositate dopo la sentenza del 3 dicembre scorso, i giudici smontano pezzo per pezzo la tesi della legittima difesa, ricostruendo con precisione i momenti cruciali di quella tragica giornata. La loro conclusione è netta: quando Roggero aprì il fuoco, la rapina era ormai "totalmente conclusa", i due uomini "erano già usciti dal negozio e si stavano apprestando ad allontanarsi salendo in auto".

Il cuore della questione giuridica ruota attorno alla riforma della legittima difesa del 2019, quella che secondo molti aveva ampliato il diritto a difendersi all'interno della propria abitazione o attività commerciale. La Corte chiarisce però che la struttura della legittima difesa non è stata modificata nella sostanza, nonostante l'introduzione di una norma che parla di difesa "sempre applicabile" contro un'intrusione. L'articolo del codice penale continua infatti a richiamare un comma del 2006 che prevede condizioni precise: il respingimento dell'intruso può essere giustificato "solo se sia in corso di svolgimento un attacco o il pericolo di aggressione" e se "la difesa armata sia necessaria".

Secondo la ricostruzione dei giudici, al momento degli spari fatali né Roggero né i suoi familiari erano esposti al pericolo concreto di un'offesa. La reazione armata del gioielliere si configura quindi come un'azione punitiva piuttosto che difensiva, avvenuta quando la minaccia era ormai cessata. I magistrati sottolineano un principio fondamentale: la reazione "non può essere né anticipata né posticipata" rispetto all'aggressione in corso.

Al momento degli spari, né Roggero né i suoi familiari erano esposti al pericolo concreto di un'offesa

Questa ricostruzione esclude anche la possibilità di configurare un "eccesso colposo" nella condotta del gioielliere. Non si tratta cioè di una difesa legittima finita male per circostanze incontrollabili, ma di un'azione che esula completamente dal perimetro della legittima difesa. Per questo motivo la Corte ha negato il riconoscimento delle attenuanti generiche nella massima estensione, rilevando la "mancata resipiscenza" dell'imputato.

La pena è comunque stata ridotta rispetto ai 17 anni inflitti in primo grado. I giudici di secondo grado sono arrivati a 14 anni e 9 mesi applicando il meccanismo della "continuazione fra reati", uno strumento tecnico che permette di calcolare una condanna complessiva proporzionata alla gravità del fatto quando si verificano più reati collegati tra loro.

Gli avvocati Marino Careglio e Flavio Campagna, legali di parte civile che assistono i familiari di una delle vittime, Andrea Spinelli, hanno accolto con soddisfazione le motivazioni. "La sentenza è molto ben motivata e riafferma un principio che deve continuare a caratterizzare la nostra società, la nostra democrazia: la vita di ogni essere umano è un bene fondamentale ed è protetta dalla legge", hanno dichiarato i due legali, sottolineando come la decisione rappresenti un punto fermo nella tutela del diritto alla vita anche per chi si trova dalla parte sbagliata della legge.

Il caso continua a dividere l'opinione pubblica, con posizioni contrapposte tra chi difende il diritto dei commercianti a proteggersi dalle rapine sempre più violente e chi invece rivendica il principio secondo cui nessuno può farsi giustizia da sé quando il pericolo è cessato. La sentenza della Corte di appello traccia comunque una linea netta sul confine tra difesa legittima e reazione vendicativa, destinata a fare giurisprudenza per casi futuri.

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