Il caso di cronaca nera che sconvolse Torino nel 2016 torna al cinema con una lettura intensa e dolorosa. La Gioia, secondo lungometraggio del regista napoletano Nicolangelo Gelormini, approda nelle sale italiane il 12 febbraio distribuito da Vision Distribution, riportando alla memoria l'omicidio di Gloria Rosboch, la professoressa 49enne uccisa da un suo giovane ex allievo che l'aveva sedotta, derubata e infine eliminata. Un fatto di cronaca che sollevò interrogativi inquietanti su solitudine, manipolazione e disperazione amorosa, ora trasformato in un'opera cinematografica che ha già ottenuto riconoscimenti importanti.
Il film si era distinto come unico titolo italiano in concorso alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia 2025, confermando la capacità di Gelormini di affrontare con sensibilità autoriale le tragedie della cronaca italiana. Dopo l'esordio con Fortuna, che raccontava le violenze del Parco Verde di Caivano, il regista torna a collaborare con Valeria Golino, protagonista assoluta nei panni di Gioia, il nome che nel film sostituisce quello reale di Gloria Rosboch.
La sceneggiatura porta le firme di Giuliano Scarpinato e Benedetta Mori, in collaborazione con Chiara Tripaldi e lo stesso Gelormini, ed è nata dall'adattamento dell'opera teatrale "Se non sporca il mio pavimento" scritta da Scarpinato e Gioia Salvatori. Un lavoro che aveva già conquistato il Premio Franco Solinas 2021 ex aequo, segno della forza drammaturgica del progetto ancora prima della sua realizzazione cinematografica.
Al fianco della Golino compare Saul Nanni nei panni di Alessio, lo studente che usa il proprio corpo come merce di scambio per racimolare denaro e aiutare la madre cassiera in un supermercato. Un personaggio ambiguo e disturbante, intrappolato tra il bisogno di riscatto sociale e l'incapacità di riconoscere l'amore autentico quando finalmente lo incontra. Il cast vanta anche la presenza di Jasmine Trinca, che interpreta la madre di Alessio, Francesco Colella come un amico di famiglia poco raccomandabile, e Betti Pedrazzi nel ruolo della madre di Gioia.
La storia si dipana attorno alla figura di Gioia, insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l'amore al di fuori di quello soffocante e opprimente dei genitori con cui ancora convive. La sua esistenza grigia si illumina in modo fatale quando incontra Alessio, dando vita a una relazione clandestina che risponde ai bisogni emotivi di entrambi, pur partendo da presupposti completamente diversi. Per lei è finalmente la scoperta dell'amore romantico e fisico, per lui un'opportunità di sopravvivenza economica che però si trasforma in qualcosa di più complesso.
Il veleno della manipolazione e dell'ambizione mal riposta contamina però irrimediabilmente questo legame fragile. Il desiderio di Alessio di emergere da una condizione sociale degradante gli impedisce di abbandonarsi alla dolcezza disarmante di Gioia, spingendolo verso un epilogo devastante. La distruzione dell'unica persona che lo abbia realmente amato diventa l'esito tragico di un incontro che avrebbe potuto rappresentare la salvezza per entrambi.
La Gioia conferma la vocazione di Gelormini per il cinema civile e coraggioso, capace di interrogare gli abissi della società italiana contemporanea attraverso le sue cronache più oscure. Dopo la proiezione veneziana e le recensioni già disponibili, il film si prepara ora al confronto con il pubblico delle sale, chiamato a riflettere su solitudine, marginalità e l'ambiguità dei sentimenti umani quando si intrecciano con bisogni materiali e fragilità psicologiche. Un'opera che promette di non lasciare indifferenti, restituendo dignità cinematografica a una vicenda che aveva scosso l'opinione pubblica quasi un decennio fa.
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