Il quadro sull'incendio che ha devastato il locale Le Constellation di Crans-Montana la notte di Capodanno, causando 41 morti, si fa sempre più inquietante. Nuove rivelazioni hanno portato alla luce una serie di decisioni che potrebbero aver trasformato una serata di festa in una tragedia annunciata. Al centro delle accuse ci sono i coniugi Moretti, proprietari del locale, che secondo l'arredatore incaricato degli interni avrebbero rifiutato l'installazione di materiali ignifughi professionali per motivi di budget, optando invece per pannelli acquistati in un comune negozio di bricolage.
Robert Borbiro, l'arredatore che nel 2015-2016 si occupò della ristrutturazione del Constellation, ha svelato dettagli esplosivi che potrebbero cambiare radicalmente le sorti dell'inchiesta. In una mail inviata alla polizia municipale di Crans-Montana pochi giorni dopo la tragedia, Borbiro ha messo nero su bianco le sue responsabilità professionali: aveva proposto ai Moretti l'utilizzo di una schiuma ignifuga specifica per rivestire le pareti del locale, una soluzione che avrebbe potuto salvare decine di vite. La risposta dei proprietari, però, fu un netto rifiuto, motivato da ragioni economiche. I coniugi erano convinti che anche i pannelli alternativi, acquistati a prezzi più contenuti, fossero resistenti al fuoco.
La realtà dei fatti ha dimostrato il contrario: quei materiali low-cost si sono rivelati un innesco perfetto per le fiamme generate dalle fontane di scintille utilizzate durante i festeggiamenti di Capodanno. Ma non è tutto. Borbiro nella sua comunicazione alle autorità denunciava "enormi problemi di sicurezza" riscontrati nel locale: una scala troppo stretta per garantire un'evacuazione rapida, un sistema di ventilazione del tutto inadeguato e, particolare agghiacciante, un'uscita di emergenza praticamente inaccessibile, che la sera della tragedia risultava bloccata da uno sgabello.
L'aspetto più sconcertante della vicenda riguarda il percorso di queste informazioni cruciali. Le mail di Borbiro sono finite agli atti dell'inchiesta solo grazie all'intervento determinato dell'avvocato Sébastien Fanti, legale che assiste diverse famiglie delle vittime. Fanti ha definito sorprendente l'assenza iniziale di queste comunicazioni nel fascicolo investigativo, sottolineando come si tratti di "prove chiaramente incriminanti, in grado di portare rapidamente a una condanna". La domanda che sorge spontanea è: come è possibile che testimonianze così dirette e documentate non fossero già parte dell'indagine?
Il sistema di controlli si è rivelato tragicamente carente. Christophe Balet, responsabile della sicurezza comunale, ha ammesso apertamente le difficoltà organizzative: personale insufficiente per gestire centinaia di ispezioni previste annualmente, verifiche spesso incomplete e superficiali. L'ultima ispezione al Constellation risaliva al 2019 e non aveva evidenziato criticità rilevanti. Un dato che oggi suona come una beffa per i familiari delle vittime. Le norme cantonali prevedevano controlli documentali sui materiali e sulle vie di evacuazione, ma non un'ispezione fisica completa dell'edificio. Solo dopo la tragedia sono state disposte verifiche approfondite su capienza e materiali ignifughi.
Un altro elemento controverso riguarda la consapevolezza interna dei rischi. Hugo Hillebran, dipendente del locale, compare in un video risalente a cinque anni fa in cui ammonisce i colleghi a fare "attenzione alla schiuma" nelle vicinanze dei bengala scintillanti utilizzati durante le serate. Una testimonianza che suggerisce come i pericoli legati ai materiali installati fossero noti almeno ad alcuni membri dello staff. Hillebran ha però negato ogni contatto diretto con i coniugi Moretti in merito, spiegando che si trattava semplicemente di una direttiva operativa per garantire il regolare svolgimento delle serate. L'avvocato Fanti ha richiesto il sequestro del telefono di Hillebran per verificare eventuali comunicazioni con i proprietari e stabilire l'ultimo contatto avvenuto tra le parti.
La magistratura svizzera si trova ora di fronte a un'inchiesta che coinvolge responsabilità multiple: dai proprietari che avrebbero privilegiato il risparmio economico alla sicurezza, fino al sistema di controlli pubblici che non ha saputo individuare e sanzionare le irregolarità. Le famiglie delle vittime attendono giustizia, mentre emergono sempre più evidenze di una tragedia che poteva e doveva essere evitata. Il processo dovrà fare chiarezza su chi sapeva cosa e quando, e perché nessuno ha fermato una situazione così palesemente pericolosa prima che fosse troppo tardi.
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