Il delitto di Garlasco, che ha sconvolto l'opinione pubblica italiana nell'agosto del 2007 con l'omicidio della giovane Chiara Poggi nella sua abitazione di via Pascoli, torna al centro dell'attenzione mediatica con due testimonianze che potrebbero gettare nuova luce su quella tragica mattina del 13 agosto. A distanza di quasi diciotto anni dai fatti, il programma televisivo Le Iene ha raccolto le dichiarazioni di due residenti della zona che sostengono di aver assistito a movimenti sospetti nelle ore in cui si consumava l'omicidio. Gli elementi emersi potrebbero riaprire interrogativi su una vicenda giudiziaria che ha visto la condanna di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima.
L'inviato Alessandro De Giuseppe ha intervistato una donna del posto che afferma con assoluta certezza di aver incrociato Maria Rosa Poggi, madre delle gemelle Cappa, in circostanze ritenute significative. La testimone frequentava abitualmente gli stessi esercizi commerciali della donna e per questo motivo sostiene di poterla riconoscere senza margini di errore. L'avvistamento sarebbe avvenuto in prossimità di un distributore di carburante in via San Zeno, a pochi minuti di distanza dal luogo del delitto.
Il racconto si concentra su una fascia oraria compresa tra le 9:15 e le 10:00, quando la donna avrebbe notato la signora Poggi alla guida di un'automobile nera, con un atteggiamento che le è apparso particolarmente teso. "Era praticamente attaccata al volante", ricorda la testimone, sottolineando la postura rigida della conducente. La figlia della donna ha confermato al programma televisivo che la madre le racconta questo episodio da diciotto anni, rafforzando la credibilità del ricordo.
Un elemento di incertezza riguarda la possibile presenza di una delle figlie in bicicletta accanto all'auto. Su questo punto specifico la testimone ha espresso dei dubbi, ammettendo di non poter confermare con la stessa sicurezza questo dettaglio. Tuttavia, proprio il tema della bicicletta trova riscontro nella seconda testimonianza raccolta dall'inviato televisivo.
Il secondo testimone è un imprenditore locale che, pur mostrando evidenti resistenze a essere coinvolto formalmente nelle indagini per timore di ripercussioni sulla sua attività commerciale, ha deciso di raccontare ciò che vide. L'uomo riferisce di essere transitato in auto diretto verso Pavia quando notò una giovane donna bionda uscire in bicicletta proprio da via Pascoli, la strada dove abitava Chiara Poggi. Nel suo racconto compaiono dettagli precisi: una bicicletta di colore nero e quella che descrive come un "attrezzo" nelle mani della ragazza.
Questo racconto richiama alla memoria le dichiarazioni rese anni fa dall'operaio Marco Muschitta, che all'epoca parlò di aver visto una ragazza in bicicletta durante la mattinata dell'omicidio, per poi ritrattare completamente la sua versione davanti ai carabinieri. La coincidenza tra le due testimonianze solleva interrogativi sulla possibile pressione subita da Muschitta per modificare la sua deposizione iniziale.
Il lavoro giornalistico di Alessandro De Giuseppe sul caso di Garlasco ha avuto anche conseguenze legali. Qualche mese fa, il giornalista e l'autore che collabora alla stesura dei servizi sono stati condannati in primo grado per diffamazione ai danni di Stefania Cappa, una delle gemelle, proprio in relazione a un servizio che approfondiva la vicenda dell'operaio Muschitta. La sentenza ha sorpreso la difesa, considerando che lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l'assoluzione dei giornalisti.
De Giuseppe ha commentato la vicenda durante la trasmissione dello scorso 11 gennaio, dichiarando di aver presentato appello contro una decisione che non condivide pur rispettandola formalmente. Il giornalista ha però ribadito l'importanza di continuare a dare conto delle diverse testimonianze che nel corso degli anni hanno raccontato sostanzialmente la stessa versione dei fatti, nonostante le difficoltà legali incontrate.
Il caso Garlasco ha rappresentato uno dei procedimenti giudiziari più complessi e dibattuti della cronaca nera italiana degli ultimi decenni. La condanna definitiva di Alberto Stasi non ha mai completamente placato i dubbi di una parte dell'opinione pubblica e di alcuni osservatori, che hanno continuato a sollevare interrogativi su possibili zone d'ombra nell'inchiesta. Le nuove testimonianze raccolte da Le Iene si inseriscono in questo filone, proponendo elementi che potrebbero offrire spunti per una rilettura di alcuni passaggi di quella tragica mattina estiva.
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