Ci sono storie che richiedono coraggio straordinario per essere raccontate, e quella di Alexandria Zahra Jones, conosciuta come Lexi, è senza dubbio una di queste. A venticinque anni, la figlia di David Bowie e della supermodella Iman ha deciso di rompere il silenzio su un'adolescenza segnata da dolori profondi, dipendenze e percorsi terapeutici intensissimi, scegliendo Instagram come palcoscenico per una confessione toccante e coraggiosa. Un gesto che arriva a dieci anni esatti dalla scomparsa del leggendario musicista, avvenuta il 10 gennaio 2016, quando Lexi aveva appena quindici anni, e che coincide con uno dei momenti più significativi della sua vita artistica.
Nel lungo video condiviso sulla sua pagina social, Lexi ricostruisce un'infanzia difficile che ha avuto inizio molto prima della perdita del padre. Depressione, autolesionismo e bulimia a partire dagli 11 anni: questi i primi segnali di un malessere profondo che si è poi acuito nel 2014, quando a David Bowie fu diagnosticato il cancro che lo avrebbe portato via due anni dopo. Fu in quel periodo, durante il primo anno di liceo, che Lexi scivolò nella dipendenza da alcol e sostanze. Le sue parole sono crude e lucidissime al tempo stesso: «Non stavo sperimentando. Stavo scappando: scappavo dalla mia mente complicata, dalla mia famiglia complicata, dalla mia scuola complicata. Quando la festa finiva per tutti gli altri, continuavo a bere e a drogarmi da sola».
Preoccupati per le condizioni della figlia, Bowie e Iman decisero di inserirla in un programma di cosiddetta «terapia naturalistica» della durata di tre mesi, un percorso che Lexi descrive come traumatico nella sua brutalità. Settimane trascorse all'addiaccio sotto teloni di plastica, a scavare rifugi di fortuna, accendere fuochi con la selce, senza la possibilità di fare una doccia o avere uno spazio privato: tutto progettato per simulare una condizione di sopravvivenza in natura. «Mi hanno strappato via da tutto ciò che conoscevo», racconta Lexi. «Ho gridato aiuto, ma non è venuto nessuno».
Terminato quel percorso, Lexi fu trasferita in un centro di cura nello Utah, dove avrebbe trascorso l'anno successivo studiando arte. Fu proprio lì, lontana da casa, che apprese della morte del padre. Un momento straziante, ma non completamente inatteso: «Ho avuto il lusso di parlargli due giorni prima, il giorno del suo compleanno», racconta nel video con una compostezza che colpisce. Quelle parole sussurrate tra padre e figlia, che si erano capiti senza bisogno di dire tutto, rimangono tra le righe più emozionanti della sua confessione.
Il rientro a casa da sedicenne non segnò la fine delle difficoltà: una nuova ricaduta la portò a un ulteriore periodo in un altro centro terapeutico. Eppure, nonostante la durezza di ogni singola tappa, Lexi oggi non rinnega nulla di quel percorso. La sua gratitudine verso le scelte dei genitori è genuina e sorprendente: «Non credo che sarei così emotivamente sintonizzata se non fossi stata costretta a guardarmi dentro così attentamente così presto. Vorrei che fosse successo in circostanze migliori, ma non posso fingere che non mi abbia plasmata in una persona che sente le cose in profondità, che crea da quel luogo».
E quella capacità creativa ha trovato finalmente una forma concreta. Il 2 aprile 2025, Alexandria Zahra Jones ha pubblicato il suo album di debutto, Xandri, un disco di dodici tracce interamente scritto, composto e prodotto da lei sola. Un progetto che porta il peso e la bellezza di tutto ciò che ha vissuto, e che arriva in un momento in cui la figlia dell'icona del glam rock sembra aver finalmente trovato il suo equilibrio, la sua voce e il suo posto nel mondo della musica.
Con Xandri, Lexi Jones non si limita a emergere dall'ombra ingombrante di un cognome leggendario: costruisce una propria identità artistica con una storia personale potente alle spalle. Sarà interessante vedere come il pubblico accoglierà questo debutto e se la sua musica, nata da un percorso così intenso, riuscirà a trovare la risonanza che merita anche al di fuori della narrativa familiare.
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