Licia Colò e la figlia vittime di fake news

Licia Colò e la figlia Liala vittime di deepfake: foto false create con l'AI le mostrano con polpi pescati, contraddicendo il loro impegno ambientalista.

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Autore: Redazione ,
Attualità
3' 20''
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Il mondo dell'intrattenimento italiano fa i conti con il lato oscuro dell'intelligenza artificiale generativa, e questa volta nel mirino sono finite due figure simbolo dell'ambientalismo televisivo: Licia Colò e sua figlia Liala Antonino. Sui social sono improvvisamente comparse delle immagini che le ritraggono orgogliose con dei polpi appena pescati, come fossero trofei di una battuta di pesca. Un'immagine completamente distorta della realtà per due donne che hanno dedicato la carriera alla tutela degli animali e dell'ambiente, trasformando la sensibilizzazione ecologista in una missione personale ben oltre lo schermo televisivo.

Le foto incriminate, diffuse senza alcun preavviso, sono in realtà dei fotomontaggi realizzati con tecnologia AI. Qualcuno ha preso degli scatti autentici della conduttrice e della figlia – addirittura rubati dalla loro partecipazione a Verissimo da Silvia Toffanin – e li ha manipolati digitalmente per creare una narrazione completamente opposta ai loro valori. Le due hanno deciso di reagire pubblicamente attraverso i social, con un video dove Liala ironizza inizialmente sulla situazione: "Ho convinto mia madre a condividere con voi le foto del nostro fine settimana pazzesco. Siamo andate a caccia di polpi, mamma ne uccideva tantissimi!"

Ma l'ironia lascia rapidamente spazio all'indignazione. Licia Colò non nasconde quanto l'episodio l'abbia ferita: "Una cosa vergognosa. È un falso realizzato con l'Intelligenza Artificiale che ci ferisce nel nostro intimo perché noi ovviamente non mangiamo polpi. Il polpo è un animale intelligentissimo, facciamo delle campagne per promuovere la loro protezione e invece ci vogliono attaccare proprio in questo modo". Per una professionista che dagli anni Novanta ha fatto della divulgazione ambientalista il suo marchio distintivo, portando sugli schermi Rai tematiche che allora apparivano pioneristiche, subire questo tipo di manipolazione rappresenta un attacco diretto alla credibilità costruita in decenni di carriera.

"A che punto siamo arrivati? Ci sarà mai un limite a tutto questo o un domani dovremo andare in giro a domandarci se qualcosa è vero o no?"

Liala Antonino allarga poi la riflessione oltre il caso personale, toccando un nervo scoperto dell'era digitale: "Questo è un fotomontaggio fatto in maniera grossolana, quindi uno dopo un po' si rende conto che è falso. Ma pensiamo a quando a essere colpiti da queste fake news sono le notizie di attualità". La giovane tocca un punto cruciale: se oggi è relativamente semplice smascherare un fotomontaggio maldestro, cosa accadrà quando la tecnologia diventerà ancora più sofisticata e indistinguibile dalla realtà?

La conduttrice rincarisce la dose evidenziando applicazioni ancora più inquietanti della stessa tecnologia: "Oppure la pornografia. Volti che vengono messi su corpi che fanno cose schifosissime". Il riferimento è ai sempre più diffusi deepfake pornografici, che colpiscono prevalentemente donne – celebrity ma non solo – senza alcuna possibilità di difesa preventiva. Un fenomeno che ha già travolto numerose personalità dello spettacolo internazionale e che rappresenta una violazione devastante della dignità personale.

Madre e figlia tengono però a precisare di non voler demonizzare tout court l'intelligenza artificiale. Il problema, come sempre, non è lo strumento tecnologico in sé ma l'uso distorto che se ne fa. Le AI generative sono ormai accessibili a chiunque possieda uno smartphone, democratizzando una potenza creativa un tempo riservata a professionisti specializzati. Ma questa democratizzazione porta con sé responsabilità che non tutti sono pronti ad assumere.

L'episodio solleva interrogativi urgenti per l'intera industry dell'entertainment italiano. Come tutelare l'immagine pubblica di conduttori, attori e personaggi televisivi in un'epoca dove chiunque può manipolare la loro identità visiva? Quale ruolo possono giocare le piattaforme social nel limitare la diffusione di contenuti palesemente falsi? E soprattutto: il pubblico svilupperà mai quella literacy digitale necessaria per distinguere automaticamente il vero dal falso?

Per Licia Colò, figura storica della televisione italiana che ha attraversato diverse rivoluzioni tecnologiche nel modo di fare divulgazione, questa rappresenta forse la sfida più insidiosa. Non si tratta più solo di comunicare contenuti ambientalisti attraverso format sempre nuovi, ma di difendere l'autenticità stessa del messaggio in un ecosistema mediatico dove la manipolazione è a portata di clic. Una battaglia che riguarda ormai tutti i protagonisti del mondo dello spettacolo, chiamati a navigare in acque sempre più torbide dove realtà e finzione si confondono con facilità allarmante.

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