L'orsa Amarena: processo fermo tre anni dopo

Il processo per l'uccisione dell'orsa Amarena riparte da zero per un vizio di forma. Ora si teme la prescrizione del reato a quasi tre anni dai fatti.

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Autore: Redazione ,
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Il processo per l'uccisione dell'orsa Amarena si è trasformato in un incubo giudiziario che rischia di trasformarsi in un'ingiustizia senza precedenti. A quasi tre anni dalla notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2023, quando Andrea Leombruni sparò e uccise quello che era diventato il simbolo vivente del Parco Nazionale d'Abruzzo, l'iter processuale è incredibilmente ripartito da zero. Un vizio di forma nella procedura ha bloccato tutto, e ora aleggia lo spettro più temuto: la prescrizione del reato. Una prospettiva che fa tremare non solo gli ambientalisti, ma chiunque abbia a cuore la sopravvivenza di una specie sull'orlo dell'estinzione.

L'udienza che avrebbe dovuto tenersi non si è potuta celebrare per un intoppo burocratico-procedurale che ha dell'incredibile. Andrea Leombruni aveva dichiarato di aver sparato all'orsa per difendersi da un attacco che, nei fatti, non è mai stato provato. Amarena era con i suoi cuccioli e non stava minacciando nessuno, ma la fucilata l'ha colpita ugualmente, senza scampo. Il nuovo appuntamento processuale è fissato per il 18 luglio, ma il WWF Italia e le altre associazioni animaliste che si sono costituite parte civile non nascondono la loro frustrazione.

«Lo stop al processo dipende da una nullità nel decreto di citazione a giudizio», spiega Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura del WWF Italia. «Si tratta del secondo stop dopo un ulteriore errore procedurale durante l'udienza di dicembre 2024. Una ulteriore udienza si era tenuta a giugno 2025. L'effetto è che il processo dovrà ripartire con un nuovo decreto di citazione a giudizio e dovremo ricostituirci parte civile». Il problema più grave? I termini di prescrizione continuano a decorrere dalla data del reato, trasformando questa vicenda in quello che Aiello stesso ha definito un "Gioco dell'Oca giudiziario in cui ogni avanzamento viene azzerato, mentre il tempo continua inesorabilmente a scorrere".

«Amarena non era solo un animale: era l'animale più iconico del parco, un esemplare di una sottospecie unico al mondo, che non siamo neanche capaci di proteggere»

Ma perché questo processo è così cruciale? La risposta va ben oltre la singola tragedia. L'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie endemica dell'Appennino centrale in pericolo critico di estinzione. Amarena non era solo un simbolo della biodiversità italiana e della convivenza possibile tra uomo e fauna selvatica: era una delle poche femmine fertili rimaste, un patrimonio genetico insostituibile per una popolazione che conta ormai pochissimi esemplari. La sua morte rappresenta una perdita che avrà ripercussioni gravissime sulle prospettive di sopravvivenza dell'intera sottospecie appenninica.

LAV non usa mezzi termini: «Ci aspettiamo una pena esemplare. Si rischia non solo di compromettere l'immagine di un territorio e dei suoi abitanti, ma è in gioco anche la sopravvivenza stessa degli orsi nella regione». La situazione è drammatica anche per altri motivi: nell'ultimo anno si sono verificate altre quattro morti di orso marsicano, due per annegamento, uno per incidente stradale a dicembre e un altro ritrovato con ferite probabilmente riconducibili all'aggressione di un altro orso. Numeri che fanno tremare considerando la fragilità estrema di questa popolazione.

Finalmente, dopo ben undici anni dalla precedente stima, quest'anno è stato effettuato un monitoraggio genetico che il prossimo anno fornirà una stima più chiara del numero effettivo di orsi ancora presenti nel parco. I dati saranno fondamentali per capire quanto sia critica la situazione e quali interventi urgenti siano necessari per evitare l'estinzione definitiva dell'orso marsicano dall'Appennino centrale.

Questo ennesimo intoppo processuale rischia di trasmettere un messaggio devastante sull'efficacia della tutela penale degli animali selvatici in Italia. Il WWF però non si arrende e sottolinea che l'appuntamento davvero cruciale è quello di maggio, quando scadranno i termini per recepire la direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente e degli animali selvatici. La nuova normativa aumenterebbe le sanzioni rendendole finalmente efficaci e dissuasive, evitando che la protezione della fauna selvatica resti solo un'enunciazione di principio priva di reali conseguenze.

«WWF Italia continuerà a battersi con determinazione per una giustizia tempestiva ed effettiva, e continueremo ad essere sul campo perché è necessario continuare a rendere la popolazione ancora più sensibile sull'importanza e sul futuro dell'orso marsicano», conclude Aiello. La battaglia legale per Amarena è diventata la battaglia per la sopravvivenza di un'intera specie, e l'Italia non può permettersi di fallire ancora una volta nella protezione del suo patrimonio naturale più prezioso e fragile.

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