Luca Argentero: «Mia moglie è l'occasione più importante»

Luca Argentero interpreta Arturo, ex pilota tormentato dal passato, in una serie che esplora territori moralmente ambigui. Debutto su Netflix tra due giorni.

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Autore: Redazione ,
Film
3' 38''
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A due giorni dal debutto su Netflix, Luca Argentero si prepara a sorprendere il pubblico con un ruolo che segna una netta rottura rispetto all'amato Andrea Fanti di Doc - Nelle tue mani. In Motorvalley, l'attore torinese abbandona il camice del medico empatico per indossare i panni di Arturo, ex pilota automobilistico tormentato da un passato di incidenti e carriere spezzate. Una scelta artistica che l'attore definisce quasi inevitabile: dopo stagioni trascorse a incarnare un personaggio "pulito", la proposta di esplorare territori più oscuri e moralmente ambigui si è rivelata irresistibile.

La serie, ideata e prodotta da Matteo Rovere e ispirata al film Veloce come il vento, costruisce il suo universo narrativo attorno alla scuderia SC17, acronimo dal significato programmatico: Second Chance. È qui che si incrociano i destini di tre personaggi "rotti" - Arturo, Elena interpretata da Giulia Michelini e Blu affidata a Caterina Forza - accumunati dall'aver perso quasi tutto nella vita tranne l'ossessione per le corse. Il Campionato Gran Turismo diventa così l'arena dove tentare un riscatto lontano dai riflettori, in un mondo fatto più di passione viscerale che di glamour televisivo.

Per prepararsi al ruolo, Argentero ha dovuto immergersi in un universo che ammette candidamente di non aver mai compreso fino in fondo. "Non avevo capito il livello di intensità che i motori generano nelle persone. L'odore della benzina, dell'asfalto, della gomma bruciata entra nel sangue di chi vive questo mondo", racconta l'attore, sottolineando come il campionato GT sia lontanissimo dallo spettacolo patinato della Formula 1: "Non è fatto di riti televisivi. È fatto di gente che vive davvero di questo, tanto che gli spalti non sono mai gremiti".

Un pilota senza testa non è un pilota. Puoi avere un grande talento ma senza controllo, concentrazione e senso della squadra non vai lontano

La scoperta più sorprendente per l'attore è stata il ruolo fondamentale del lavoro di squadra, aspetto che ribalta completamente la percezione comune delle corse come sport individualista. "Il mio personaggio dice che 'un pilota senza testa non è un pilota'", spiega Argentero. "Puoi avere un grande talento e saper far andare una macchina molto veloce, ma senza controllo, concentrazione, disciplina e senso della squadra non vai lontano". Una riflessione che attraversa tutta la serie e che diventa metafora di vita prima ancora che di sport.

Sul set di Motorvalley, però, la velocità lascia spazio a ritmi completamente opposti. "Il lavoro è fatto di lunghissime attese. In una serie ambiziosa come questa, con macchine che volano e che prendono fuoco, i tempi di lavoro sono molto dilazionati", racconta l'attore. Un contrasto stridente con la sua vita privata accanto alla moglie Cristina Marino e ai due figli piccoli, dove il tempo scorre vorticosamente: "A fine giornata, io e mia moglie ci guardiamo e ci chiediamo come il tempo sia potuto passare così velocemente".

Proprio la moglie rappresenta per Argentero "l'occasione più importante della mia vita", una presenza che ha ridefinito priorità e prospettive, fungendo da ancora anche nei momenti di massima concentrazione professionale. E se in montagna l'attore cerca ancora la sua dose personale di adrenalina - "magari in una discesa particolarmente complessa, ma sempre nel rispetto della sicurezza" - con le automobili il rapporto è paradossalmente freddo: "A me non piace guidare, mi annoio. Sono distratto, ho sempre la testa su mille cose, quindi cerco di andare il più piano possibile".

Resta comunque vivido il ricordo della prima macchina, una Fiat Uno ereditata dalla nonna: "Aveva l'aria condizionata. È stato il mio microcosmo, la ricordo in ogni dettaglio. Ci ho fatto tutta l'università". Un dettaglio che umanizza ulteriormente un attore che, nonostante il successo, mantiene salde le radici nella sua cerchia ristretta di amici storici. "I miei veri amici li conto sulle dita di una mano, sono gli stessi da tanti anni. Non hanno mai cambiato atteggiamento nei miei confronti, indipendentemente dalle strade che abbiamo preso", confessa. "Sono persone di cui mi importa il parere, di cui mi fido ciecamente. I famosi 'brothers from another mothers'".

Motorvalley rappresenta dunque per Argentero non solo un'occasione per esplorare nuove sfaccettature interpretative lontano dall'iconico dottor Fanti, ma anche un viaggio personale attraverso temi universali come la seconda possibilità, l'amicizia incondizionata e la ricerca di un equilibrio tra velocità e controllo, tanto in pista quanto nella vita. La serie debutta sulla piattaforma streaming in un momento in cui il pubblico italiano sembra sempre più affascinato dalle produzioni che mescolano sport, dramma umano e redenzione personale.

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