Dopo cinque anni di assenza dalle scene discografiche, Malika Ayane torna prepotentemente sotto i riflettori con Sanremo 2026, portando sul palco dell'Ariston Animali notturni, un brano che segna una svolta radicale nel suo percorso artistico. Non più la cantautrice malinconica e melodica che il pubblico ha imparato a conoscere, ma un'artista che abbraccia ritmi più leggeri e festosi, con un'energia quasi brasiliana che ricorda l'Ornella Vanoni degli anni Settanta. La scelta di partecipare al Festival non è casuale: "Sanremo, se non sei centrata, ti mastica e ti sputa", confessa senza filtri, paragonando l'esperienza al bowling dove hai solo due tiri e non puoi sprecarli.
Il ritorno di Malika all'Ariston rappresenta il quinto appuntamento con il Festival, dopo le partecipazioni del 2009, 2010, 2013 e 2021. Ma questa volta tutto è diverso. Gli ultimi anni sono stati un periodo di incubazione creativa passato tra teatro, concerti all'alba e allenamenti prima del sorgere del sole, un tempo necessario per ritrovare una direzione musicale chiara. "Negli ultimi anni non avevo chiaro dove volevo andare musicalmente e chi fossi", ammette la cantautrice, spiegando come il teatro le abbia permesso di far sedimentare nuove idee senza la pressione di dover produrre a tutti i costi.
Animali notturni è il frutto di una collaborazione ben orchestrata che vede Mark Kremont e Faraone alla produzione, un tema firmato da Edwyn Roberts e un testo costruito per sottrazione da Stefano Senardi. "Io sono un ingranaggio di una cosa bellissima, mi sento la frontwoman di una squadra", racconta Malika con un entusiasmo che tradisce la soddisfazione per il risultato ottenuto. Il brano si muove su coordinate sonore inedite per lei, con un'impronta ritmica che richiama lo spirito dei suoi esordi, quello di Feeling Better, quando tutto era ancora da scoprire.
Il titolo del brano diventa anche chiave di lettura per raccontare la dimensione notturna che Malika conosce bene: "La notte contiene infinite storie diverse, è un contenitore di vite diverse: chi corre, chi lavora, chi torna a casa, chi fa festa", spiega. E quando le chiedono che animale notturno si senta, la risposta è disarmante nella sua semplicità: la sua gatta Marmitta, "che o dorme o dà fastidio senza motivo". Per la serata delle cover, Malika ha scelto di duettare con Claudio Santamaria su Mi sei scoppiato dentro al cuore di Mina, una scelta che potrebbe sorprendere ma che l'artista difende con convinzione: "Claudio è fantastico, canta benissimo, ha un'intensità rara".
Dietro questo ritorno c'è anche un cambio significativo dal punto di vista discografico. Dopo essere passata da Sugar a Warner, Malika ha trovato casa in Carosello, un'etichetta che le garantisce quello spazio creativo che cercava. "Ho cambiato etichetta perché cercavo uno spazio che rispettasse i miei tempi e la mia identità", spiega, aggiungendo che sono tre anni che scrive, spesso con amici o collaboratori nuovi. Il disco completo arriverà solo in autunno, ma la forma che prenderà è ancora da definire: "Dovrà contenere quello che è successo in questo tempo".
Inevitabile, nell'incontro con la stampa, affrontare anche le polemiche che hanno attraversato il Festival dopo il ritiro di Andrea Pucci e l'intervento della premier Meloni. Malika sceglie di spostare il focus su chi lavora dentro la macchina di Sanremo: "C'è grande entusiasmo, grande disponibilità. Siamo privilegiati. Tocca a chi è sul palco difendere il Festival, farlo vivere come uno spazio aperto, non come un terreno di scontro". Sul tema Eurovision e sulla posizione di Levante riguardo alla partecipazione di Israele, l'artista mantiene una linea equilibrata: "Un palco grande può essere un'occasione per portare messaggi positivi, di inclusione. Impedire a un ballerino ventenne di esibirsi non è un'idea geniale".
Quando le viene chiesto di un possibile podio tutto al femminile, Malika sorride e si sfila elegantemente: "Il mio rapporto con le classifiche lo conoscete tutti, e va bene così". Le interessa invece ritrovare Arisa, con cui debuttò all'Ariston proprio nel 2009, e condividere il palco con voci femminili molto diverse tra loro. "Aspetto il giorno in cui smetteremo di contarle e di chiamarci artiste donne", conclude, lasciando trasparire una visione del mondo della musica che vorrebbe finalmente superare certe etichette.
L'ultima partecipazione sanremese, quella del 2021, si era svolta in un Ariston vuoto per le restrizioni pandemiche, un'esperienza che le ha rimesso a fuoco il valore delle cose: "Valiamo come una pianta di ficus", ricorda con ironia. Ma proprio quella consapevolezza l'ha portata a capire che "ogni passaggio conta, e va accompagnato". Il riferimento a Ornella Vanoni, spirito guida e amica oltre che ispirazione sonora per certi echi di Ricetta di donna, non è casuale. "La accusavano di essere fredda, ed è una cosa che è capitata anche a me", racconta Malika, che da Vanoni ha imparato soprattutto una cosa: "La leggerezza. Ridere". Un insegnamento che sembra aver fatto proprio anche per questo ritorno sanremese, dove l'obiettivo dichiarato è divertirsi e sorprendere prima di tutto se stessa.
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