Mario Venditti, caos a Garlasco: due pm si ritirano

Le procuratrici Moregola e Bonfadini rinunciano ai fascicoli su Venditti e il sistema Pavia per divergenze con il procuratore capo Prete.

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Autore: Redazione ,
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Un terremoto giudiziario scuote le indagini sul delitto di Garlasco e sulle presunte irregolarità nella Procura di Pavia. Le sostitute procuratrici di Brescia Claudia Moregola e Chiara Bonfadini hanno gettato la spugna, rinunciando formalmente ai fascicoli più scottanti: quelli sulla presunta corruzione dell'ex procuratore aggiunto Mario Venditti e sull'inchiesta sul cosiddetto "sistema Pavia". Una decisione che arriva come un fulmine a ciel sereno e che ridisegna completamente gli equilibri investigativi su uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni.

Secondo fonti giudiziarie, dietro la clamorosa rinuncia ci sarebbero profonde divergenze di vedute con il procuratore capo di Brescia Francesco Prete, che ha prontamente accolto l'istanza delle due magistrate. I fascicoli, carichi di accuse pesantissime che spaziano dalla corruzione al peculato, sono stati immediatamente riassegnati ai sostituti procuratori Alessio Bernardi e Donato Greco, chiamati ora a gestire una matassa investigativa di straordinaria complessità.

Ma cosa si nasconde dietro l'etichetta di "sistema Pavia"? Gli inquirenti bresciani utilizzano questa espressione per descrivere una rete di rapporti giudicati opachi tra magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria, imprenditori e società private che operavano nell'ufficio giudiziario pavese. Al centro delle contestazioni ci sono l'ex procuratore aggiunto Mario Venditti e il pm Pietro Paolo Mazza, oggi trasferito a Milano, accusati di aver intrattenuto relazioni inappropriate con fornitori di servizi giudiziari.

Auto di grossa cilindrata vendute a prezzi inferiori al mercato e pranzi in ristoranti di alto livello in cambio di affidamenti di servizi di intercettazione

Le ipotesi investigative disegnano uno scenario inquietante: imprenditori che fornivano beni di lusso e auto di grossa cilindrata a prezzi stracciati, cene in ristoranti di alto livello, il tutto in cambio di affidamenti vantaggiosi per servizi di intercettazione e altre utilità nell'ambito di procedimenti giudiziari. Le contestazioni non si fermano alla corruzione in atti giudiziari, ma includono anche un'accusa di peculato per circa 750mila euro, relativamente all'utilizzo improprio di fondi e mezzi della pubblica amministrazione per fini personali.

Il quadro investigativo si intreccia inevitabilmente con il delitto di Chiara Poggi a Garlasco, il caso che ha tenuto l'Italia con il fiato sospeso per anni. La posizione di Andrea Sempio, figlio di Giuseppe Sempio, è nuovamente sotto la lente degli investigatori, questa volta in relazione ai comportamenti contestati agli ex magistrati pavesi. Gli approfondimenti giudiziari stanno cercando di fare luce su possibili collegamenti tra le presunte irregolarità nella gestione delle indagini e l'evoluzione del caso Garlasco.

Il cambio della guardia alla guida delle indagini rappresenta un momento cruciale: Bernardi e Greco dovranno decidere se proseguire sulla strada tracciata dalle colleghe o imprimere una nuova direzione alle investigazioni. Il "sistema Pavia", secondo le ricostruzioni, sarebbe fiorito nel periodo precedente all'arrivo dell'attuale procuratore capo, quando Venditti e Mazza gestivano procedimenti delicati con metodi oggi contestati dalla Procura di Brescia. Resta da capire se i nuovi inquirenti riusciranno a dipanare una matassa che intreccia giustizia, potere e presunti favoritismi in uno degli uffici giudiziari più importanti della Lombardia.

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