Massimo Gramellini padre a 58 anni: "Ora sono felice"

Massimo Gramellini e la moglie Simona Sparaco hanno una regola: durante la cena il telefono finisce in una ciotola lontano dal tavolo, per mezz'ora niente digitale.

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Autore: Redazione ,
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Il telefono finisce in una ciotolina, rigorosamente lontano dal tavolo. È questa la regola ferrea che vige ogni sera nella casa di Massimo Gramellini e di sua moglie, la scrittrice Simona Sparaco. Per mezz'ora, durante la cena, il mondo digitale si ferma: niente notifiche, niente scrolling compulsivo, solo conversazione vera. "Può chiamare anche il Padre Eterno ma nessuno risponde", racconta con ironia il giornalista e conduttore, che dopo una carriera stellare a La Stampa è oggi uno degli editorialisti di punta del Corriere della Sera e volto de In altre parole su La7. Un piccolo rituale quotidiano che nasconde una filosofia educativa precisa: i ragazzi non ascoltano quello che dici, vedono quello che fai.

Proprio di educazione ai sentimenti parla il nuovo progetto teatrale di Gramellini, che debutta il 16 febbraio con lo spettacolo L'ora di educazione sentimentale, scritto insieme alla Sparaco e prodotto da Savà Produzioni Creative e The Italian Literary Agency. Un incontro intimo e coinvolgente in cui il giornalista invita il pubblico a fermarsi, ad ascoltare davvero, cercando quei fili invisibili che tengono insieme la vita e i sentimenti. Un tema che conosce bene: da 28 anni gestisce la Posta del Cuore, un osservatorio privilegiato sulla fragilità emotiva contemporanea.

"Adesso la chiamano educazione sessuo-affettiva, evidentemente perché 'sentimentale' sembrava troppo aleatoria", spiega Gramellini con la sua consueta schiettezza. Ma l'educazione sentimentale vera non è una materia riservata agli adolescenti nelle scuole: è qualcosa di cui abbiamo bisogno tutti, a ogni età. "Puoi essere un pozzo di scienza e poi, a livello emotivo, essere totalmente incapace di gestire una rottura o un conflitto", osserva. L'intelligenza emotiva non coincide con quella razionale, e la nostra società fatica ancora a riconoscerlo.

Gramellini parla per esperienza personale. Suo padre, uomo della sua epoca, considerava l'amore un argomento tabù: parlare di sentimenti era "roba da femminucce". Da adolescente, il futuro giornalista è cresciuto senza quella guida, navigando a vista tra le classiche catene improduttive della giovinezza: "Amavo sempre quella che non mi amava ed ero amato da quella che non amavo". Ma c'è stato un trauma ancora più grande a segnarlo: la perdita della madre a nove anni, seguita nel giro di tre anni dalla scomparsa di entrambe le nonne. "Da bambino più coccolato del mondo a non avere più nulla", ricorda.

"La coppia finisce quando smette di coniugare i verbi al futuro: appena comincia a parlare al passato, è morta"

Quel dolore precoce ha scavato in lui una fragilità che, nel tempo, si è trasformata in sensibilità. "Ho imparato che la spina del dolore è la stessa dell'amore", confessa. La sua educazione sentimentale si è costruita giorno per giorno, attraverso l'esperienza e grazie a quegli insegnanti capaci di trasmettere la loro materia con passione autentica. Una lezione che oggi cerca di applicare come padre: dopo due matrimoni precedenti, Gramellini ha trovato con Simona la famiglia che aveva sempre desiderato, diventando padre di Tommaso a 58 anni.

"Per tutta la vita ho avuto il desiderio di costruire una famiglia, avendola persa quando ero molto piccolo", ammette senza pudore. Si aspettava giudizi più severi per la paternità tardiva, ma li ha trovati meno del previsto. E respinge con fermezza chi sostiene che diventare padre in età matura significhi condannare un figlio a essere orfano presto: "Oggi ho una pazienza e una dedizione che magari 15 anni fa non avrei avuto". Non sa se sarebbe stato un padre migliore a 35 o 40 anni, ma non ha senso chiederselo: bisogna stare con le cose vere.

La sua idea di amore è evoluta nel tempo, liberandosi da certe tossiche retoriche possessive della sua generazione. "Siamo cresciuti con canzoni che inneggiavano al 'tu sei mia', con l'immagine del lucchetto", riflette. Oggi per lui l'amore è un paio di ali: qualcosa che ti fa volare, non che ti tiene prigioniero. Platone diceva che l'amore è un incrocio fra follia e autocontrollo, e Gramellini cita Vasco Rossi per completare il concetto: è tutto un equilibrio sopra la follia.

Come padre, il suo obiettivo è trasmettere questi valori attraverso l'esempio concreto. Vuole crescere Tommaso con l'idea che in una coppia sia fondamentale la gentilezza. Per questo, se devono discutere, lui e Simona cercano di non farlo davanti ai figli: non per pruderie, ma per dare loro l'esempio di un rapporto sano, basato sul rispetto reciproco. Il figlio di Sparaco, Diego, ha già assorbito alcune di queste lezioni: non usa il telefono a tavola, ha acquisito un'abitudine che Gramellini spera diventi anche di Tommaso.

La riflessione finale del giornalista tocca un tema più ampio: la cupezza crescente che percepisce nella società contemporanea, quella sensazione diffusa di ansia e depressione. "Vedo molta più oscurità intorno a me di quanta non ce ne fosse prima, sempre perché conduciamo una vita che non è quella che avremmo voluto", analizza. Lui, scaramanzia a parte, può dirsi soddisfatto: dopo una vita passata a cercarla, ha finalmente la famiglia che desiderava. E continua a credere che la coppia abbia ancora senso, che possa essere un'istituzione vitale della società. "Non passerà mai di moda, come un giradischi", sorride. Il segreto? Costruire un "noi", continuare a coniugare i verbi al futuro, non smettere mai di costruire qualcosa insieme. L'ora di educazione sentimentale porta tutto questo sul palcoscenico, in uno spettacolo che promette di essere tanto intimo quanto necessario.

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