Matrix rifiutato da Konami, Kojima all'oscuro

Kojima dichiara di non essere mai stato informato di quella conversazione nei 26 anni trascorsi

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Autore: Redazione ,
Videogames
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Il mondo dei videogiochi e del cinema si interroga su quello che avrebbe potuto essere uno dei crossover più leggendari della storia dell'intrattenimento. Hideo Kojima, il visionario creatore di Metal Gear Solid, ha smentito categoricamente di essere mai stato informato di una proposta delle sorelle Wachowski per sviluppare un videogioco ufficiale di The Matrix nel 1999. La rivelazione è arrivata attraverso il suo account X, dove il game director giapponese ha espresso sorpresa e disappunto per una vicenda che lo ha visto protagonista involontario di una trattativa di cui non ha mai saputo nulla per oltre due decenni.

La controversia è esplosa dopo che Time Extension ha pubblicato le dichiarazioni di Christopher Bergstresser, ex Vice President of Licensing di Konami Digital Entertainment. Secondo Bergstresser, le registe di Matrix erano grandi ammiratrici del lavoro di Kojima e durante la promozione del loro film rivoluzionario in Giappone avrebbero esplicitamente richiesto: "Vogliamo davvero che sia lei a realizzare il videogioco di Matrix. Può farlo?". La risposta, però, non sarebbe mai arrivata a Kojima: Kazumi Kitaue, allora responsabile della divisione console di Konami, avrebbe semplicemente risposto "No" alle Wachowski, chiudendo la discussione senza consultare il game director.

Kojima ha ricostruito nel dettaglio gli incontri del 1999 con le sorelle Wachowski, confermando che si videro ben tre volte durante la visita promozionale delle registe in Giappone. La mattina ci fu un'intervista per Famitsu a Shinjuku, con la partecipazione del concept artist Geof Darrow. Nel pomeriggio, le Wachowski furono invitate al quartier generale della divisione console di Konami, dove Kojima si unì a loro dopo che il meeting con Kitaue si era già concluso. "Abbiamo chiacchierato per circa un'ora senza interprete", ha ricordato il game director, specificando che nemmeno Aki Saitō, traduttore abitualmente presente in questi incontri, era presente in quella conversazione.

In tutti questi 26 anni, nessuno mi ha mai detto che una tale conversazione avesse avuto luogo

La sera dello stesso giorno, Kojima partecipò alla première e al party del film, dove incontrò anche il produttore Joel Silver. Eppure, secondo la sua testimonianza, in nessuna di queste occasioni gli fu menzionata una proposta concreta per sviluppare un videogioco. "Ero impegnato con Metal Gear Solid 2 e probabilmente non avrei potuto accettare l'offerta immediatamente", ha ammesso Kojima sul suo profilo X. "Ma se qualcuno me lo avesse detto, forse si sarebbe potuto trovare un modo per farlo funzionare".

La discrepanza tra i racconti evidenzia dinamiche aziendali dell'epoca in cui decisioni strategiche venivano prese ai vertici senza necessariamente coinvolgere i talenti creativi, anche quando questi erano specificamente richiesti. All'epoca dei fatti, Kojima era Vice President di KCE Japan, una filiale interamente controllata da Konami, ma evidentemente non abbastanza in alto nella gerarchia per essere consultato su una collaborazione che portava il suo nome.

Il progetto videoludico di Matrix finì poi nelle mani di Shiny Entertainment, con Enter the Matrix pubblicato da Infogrames nel 2003. Il gioco, pur vendendo discretamente, non raggiunse mai lo status di capolavoro che molti fan avevano sperato, lasciando aperta la domanda su cosa avrebbe potuto creare un genio visionario come Kojima con la mitologia cyberpunk delle Wachowski. La reciproca ammirazione tra il game director e le registe era ben nota: entrambe le parti erano fan dichiarate del lavoro dell'altro, rendendo questa occasione mancata ancora più frustrante per gli appassionati.

Questa rivelazione giunge in un momento in cui Kojima sta lavorando a Death Stranding 2 e ad altri progetti segreti per il suo studio indipendente Kojima Productions, mentre il franchise di Matrix continua a espandersi con nuovi progetti in sviluppo. Resta la sensazione di un'opportunità persa che avrebbe potuto ridefinire il rapporto tra cinema e videogiochi in un'epoca pionieristica per entrambi i media.

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