Matthew McConaughey e Bradley Cooper flop al Super Bowl

La campagna Uber Eats con Matthew McConaughey e Bradley Cooper per il Super Bowl è stata accolta da critiche feroci sui social durante i playoff NFL.

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Autore: Redazione ,
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Il Super Bowl non è ancora andato in onda, ma la guerra degli spot pubblicitari ha già il suo primo grande flop. Protagonisti della debacle sono nientemeno che Matthew McConaughey e Bradley Cooper, due pesi massimi di Hollywood che hanno prestato il volto a una campagna di Uber Eats che sta facendo letteralmente infuriare il pubblico americano. La clip, lanciata durante i playoff NFL come antipasto della strategia marketing per il Big Game, è stata sommersa da critiche feroci sui social, dove viene già etichettata come uno degli spot più insopportabili dell'anno. Un risultato clamoroso, considerando che parliamo di due attori Oscar-winning e di un evento che muove milioni di dollari in investimenti pubblicitari.

Il concept della campagna ruota attorno a una teoria del complotto volutamente ridicola: il football americano sarebbe stato inventato esclusivamente per vendere cibo. Nello spot incriminato, McConaughey insegue Cooper a bordo di un pick-up mentre l'attore di A Star Is Born fa jogging indossando la divisa dei Philadelphia Eagles. Il premio Oscar per Dallas Buyers Club urla ripetutamente variazioni della parola "cibo" con un'intensità che ha fatto letteralmente saltare i nervi agli spettatori. "È tutto cibo, Bradley!" grida McConaughey in quella che dovrebbe essere la battuta clou, mentre Cooper chiede timidamente se non abbia un altro posto dove andare.

Le reazioni sui social sono state immediate e spietate. Su Reddit gli utenti hanno definito lo spot "orribile", "una delle peggiori pubblicità mai viste", con commenti che vanno dal sarcastico al genuinamente irritato. Il problema principale? Il volume eccessivo e il tono volutamente caotico che, invece di risultare divertente, diventa semplicemente fastidioso. Cinemablend ha sottolineato come negli ultimi anni Uber Eats abbia puntato molto sull'umorismo sopra le righe e sulle celebrità come testimonial, ma questa volta la formula avrebbe superato ogni limite di tollerabilità.

"Non capisco nemmeno quale sia il punto, a parte mostrare il logo per 30 secondi"

La campagna si articola su più fronti. In un altro video della serie, McConaughey interroga Sourdough Sam, la mascotte dei San Francisco 49ers, squadra che ospiterà proprio il Super Bowl 2026 al Levi Stadium l'8 febbraio prossimo. "Una mascotte di un cercatore d'oro che, guarda caso, prende il nome da... cibo!" insinua l'attore texano, cercando di strappare una confessione alla mascotte muta. Una terza clip mostra l'attore che gioca con marionette che lo rappresentano insieme a Cooper, in una mise en abyme che dovrebbe essere meta-ironica ma risulta solo confusa.

Il vero problema è che lo spot viene mandato in onda ossessivamente durante le partite NFL, trasformando l'irritazione iniziale in vera e propria esasperazione. Numerosi spettatori raccontano di mettere in muto la TV non appena parte la clip, mentre altri si chiedono come una simile operazione sia riuscita a superare tutti i livelli di approvazione. C'è chi ha promesso pubblicamente di boicottare Uber Eats per puro dispetto, mentre un utente ha lanciato un appello disperato: "Matthew, per favore, torna a fare film".

Dal punto di vista strettamente marketing, Uber Eats ha in realtà centrato un obiettivo: lo spot viene condiviso, commentato e discusso ovunque, generando quella visibilità che ogni brand cerca durante gli eventi sportivi più seguiti. Il dibattito che divide strateghi della comunicazione e pubblico è se la notorietà negativa possa tradursi in conversioni reali o se, al contrario, questo tipo di campagna aggressiva finisca per allontanare i potenziali clienti. La risposta arriverà probabilmente dopo il Super Bowl, quando Uber Eats svelerà l'intera campagna promettendo di amplificare ulteriormente questo approccio, per la gioia o la disperazione degli spettatori.

La delusione dei fan è amplificata dal confronto con le precedenti campagne di Uber Eats per il Super Bowl, generalmente considerate più riuscite e meno invasive. Emerge anche una crescente stanchezza verso l'onnipresenza delle celebrità nella pubblicità: McConaughey, già volto di numerosi brand, viene percepito da molti come l'ennesima star che presta il proprio cachet a operazioni di marketing sempre più aggressive e poco memorabili per le ragioni giuste.

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