Melania Trump, il suo film divide critica e pubblico

Il documentario su Melania Trump divide critica e pubblico: stroncato dai recensori professionisti, trionfa al botteghino con 8 milioni di dollari e 98% di gradimento.

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Autore: Redazione ,
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Il documentario su Melania Trump sta scatenando un clamoroso caso mediatico che va ben oltre il cinema, trasformandosi in un perfetto termometro della polarizzazione culturale americana. Il film autoprodotto dalla First Lady, diretto da Brett Ratner e acquisito da Amazon Prime Video per la cifra monstre di 40 milioni di dollari, ha generato una spaccatura mai vista tra critica professionale e pubblico: da una parte recensioni annientanti e percentuali da disastro, dall'altra un trionfo al botteghino con oltre 8 milioni di dollari d'incasso nel weekend d'apertura e un clamoroso 98% di gradimento su Rotten Tomatoes da parte degli spettatori.

La stroncatura della critica cinematografica è stata unanime e impietosa. Owen Gleiberman di Variety ha definito il progetto "un ritratto così orchestrato, ritoccato e controllato che a stento raggiunge il livello di un infomercial vergognoso", mentre The Wrap non ha usato mezzi termini: "un noioso pezzo di propaganda criminalmente superficiale". Ancora più caustico il giudizio di Decider, che ha attaccato anche le scelte registiche di Brett Ratner: "Iniziare il tuo film con Gimme Shelter dei Rolling Stones e Billie Jean di Michael Jackson significa che sei una di queste tre cose: Martin Scorsese, Baz Luhrmann, o un idiota. Brett Ratner non è nessuna delle prime due".

Il Guardian è andato oltre l'analisi cinematografica, entrando nel merito dell'operazione commerciale: "Il film è stato commissionato per fare la corte al marito di Melania, Donald Trump. Amazon ha pagato 40 milioni, chiamiamola pure una forma di protezione. Jeff Bezos ha molti interessi commerciali". Una dichiarazione che solleva interrogativi sulle vere ragioni dietro l'investimento massiccio di Amazon Prime Video, piattaforma che distribuirà il documentario dopo l'uscita cinematografica.

"Tre settimane infinite nella vita di Melania, piena di viaggi e scarsa di responsabilità. Non c'è conflitto, non c'è dramma, non c'è niente"

Eppure, nonostante il massacro critico, i numeri raccontano una storia completamente diversa. Il documentario ha conquistato il miglior debutto per un film documentario degli ultimi dieci anni, superando titoli ben più acclamati dalla critica. Il dato più sorprendente resta però il contrasto su Rotten Tomatoes: mentre la percentuale di gradimento dei critici professionisti è crollata ai minimi storici, il pubblico ha premiato il film con un plebiscitario 98%, creando uno dei divari più ampi mai registrati sulla piattaforma di aggregazione recensioni.

Il Daily Beast ha liquidato l'intera operazione con un laconico "Il documentario su Melania è terribile", mentre il Guardian ha aggiunto un dettaglio rivelatore: "C'erano solo altre due persone in sala" durante la proiezione stampa. Una testimonianza che contrasta nettamente con il successo commerciale del film, evidenziando come il pubblico target abbia risposto in massa, probabilmente spinto da motivazioni che vanno oltre il puro interesse cinematografico.

L'operazione complessiva, costata complessivamente 75 milioni di dollari tra produzione e acquisizione streaming, si configura come un fenomeno unico nel panorama entertainment contemporaneo. Il documentario segue tre settimane nella vita della First Lady, concentrandosi su viaggi ufficiali e impegni pubblici, ma secondo i critici manca completamente di profondità narrativa, conflitto drammatico o rivelazioni significative. Una scelta stilistica che per alcuni rappresenta un deliberato esercizio di comunicazione politica più che un'opera cinematografica.

Il film è già disponibile nelle sale cinematografiche sia negli Stati Uniti che in Italia, e approderà presto su Amazon Prime Video per la distribuzione globale. Resta da vedere se il fenomeno di polarizzazione si replicherà anche nel mercato internazionale o se rimarrà confinato al dibattito politico-culturale americano. Intanto, Melania Trump si dichiara orgogliosa del risultato, mentre gli analisti dell'industria si interrogano su cosa questo caso rappresenti per il futuro delle produzioni documentaristiche legate a figure politiche controverse e sui rapporti sempre più intrecciati tra piattaforme streaming, potere politico e interessi commerciali.

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