Milano si è svegliata blindata nel giorno che segna l'inizio ufficiale della XXV edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni arriva nel capoluogo lombardo per la cerimonia inaugurale di questa sera allo stadio San Siro, la città è attraversata da tensioni e proteste che rischiano di oscurare la festa dello sport. Al centro delle contestazioni c'è la presenza dell'Ice, la polizia dell'immigrazione statunitense, che ha scatenato la reazione dei movimenti studenteschi e antagonisti milanesi. Un dispositivo di sicurezza imponente presidia le aree olimpiche: 1.928 militari, 2.000 carabinieri, 170 mezzi operativi, radar e velivoli per la difesa aerea, supportati da circa 1.500 volontari dell'Associazione Nazionale Alpini.
Il corteo principale, organizzato dai collettivi studenteschi, ha visto sfilare circa un migliaio di persone da piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico, fino al Parco Trotter. I manifestanti hanno scandito slogan accompagnati dal suono dei fischietti, lo stesso simbolo di protesta utilizzato nelle manifestazioni contro l'Ice a Minneapolis. Tra i cartelli spiccavano le scritte "Ice Out" e uno striscione con la frase "Vance e Rubio out", riferimento esplicito agli ospiti istituzionali attesi dalla premier nel pomeriggio.
L'agenda di Meloni prevede infatti un calendario fitto di incontri diplomatici di alto livello. Dopo un primo colloquio con il presidente polacco Karol Nawrocki, alle ore 13 la presidente del Consiglio incontrerà il vicepresidente statunitense J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Sul tavolo non solo questioni olimpiche ma anche temi cruciali di sicurezza, in una giornata caratterizzata dalla massima allerta per le tensioni in città.
In mattinata, prima degli impegni ufficiali, Meloni ha fatto visita alla stazione di Rogoredo per incontrare carabinieri e militari impegnati nel dispositivo di sicurezza. "Sono venuta a salutare e ringraziare", ha dichiarato la premier, stringendo le mani ai militari e posando per selfie con passanti e addetti della Protezione civile, in un momento documentato e condiviso sui suoi canali social.
Ma è l'occupazione dell'ex Palasharp a rappresentare il gesto più eclatante della protesta. Il palazzetto, storica arena sportiva milanese rimasta in disuso dal 2011, è stato occupato questa mattina da un gruppo di antagonisti che hanno annunciato la nascita delle "Utopiadi", una tre giorni di sport popolare organizzata dal Cio (Comitato Insostenibili Olimpiadi). Gli stessi attivisti avevano già promosso ieri la contestazione alla fiaccola olimpica davanti all'università Statale.
La storia del Palasharp è emblematica delle contraddizioni urbanistiche milanesi. Costruito dopo la nevicata del 1985 che fece crollare il palazzo dello sport di Milano, fu inaugurato il 27 settembre 1986 con un concerto di Frank Sinatra grazie all'insistenza del produttore Divier Togni. Con una capienza di 8.000 posti, fu per anni il principale palazzetto della città, casa dell'Olimpia Milano, sede di concerti ed eventi politici, fino alla costruzione del Forum di Assago che ne decretò il progressivo abbandono e la chiusura definitiva nel 2011.
Di proprietà del Comune, sono state numerose le ipotesi per la sua riqualificazione, compreso l'utilizzo per le gare di hockey femminile di Milano Cortina 2026. Tuttavia, i costi elevati legati alla ristrutturazione hanno portato a preferire due padiglioni di Rho Fiera, lasciando il palazzetto nell'abbandono e ora trasformato in simbolo della contestazione olimpica. Le proteste sono destinate a proseguire nei prossimi giorni, con una manifestazione ancora più ampia già annunciata per domani, mentre questa sera l'attenzione sarà tutta rivolta a San Siro per la cerimonia inaugurale dei Giochi.
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