Un incubo durato dieci interminabili giorni si è concluso grazie all'intervento provvidenziale dei carabinieri di Sassari, che hanno fatto irruzione nell'appartamento di un 35enne trovandovi la sua ex compagna in stato di shock, con lividi su tutto il corpo e segni evidenti di sevizie. La giovane, una 23enne sassarese, è stata immediatamente trasferita d'urgenza all'ospedale Santissima Annunziata dove si trova tuttora ricoverata e affidata a un centro specializzato per le vittime di violenza di genere. L'uomo è ora rinchiuso nel carcere di Bancali con accuse gravissime che delineano un quadro di orrore puro: sequestro di persona, tortura, lesioni personali, maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale.
La vicenda che ha sconvolto la città sarda emerge dai racconti agghiaccianti della vittima agli inquirenti. Durante la prigionia domestica, la ragazza sarebbe stata costretta ad assumere massicce dosi di psicofarmaci e sottoposta a ripetute violenze sessuali. Il cibo le veniva concesso solo dopo essere stato gettato a terra e calpestato davanti ai suoi occhi, un ulteriore sadico rituale di umiliazione che si aggiungeva alle percosse quotidiane.
Le minacce dell'aguzzino raggiungevano livelli da vera e propria tortura psicologica oltre che fisica: l'uomo minacciava di sfigurarla con l'acido o di costringerla a bere candeggina. Quando la giovane ha tentato disperatamente di fuggire, lui l'ha punita rasandole completamente i capelli. Durante gli interrogatori sono emersi anche altri dettagli raccapriccianti: l'indagato avrebbe spento ripetutamente sigarette sull'avambraccio della vittima, lasciandole cicatrici permanenti, e l'avrebbe colpita con oggetti scagliati contro di lei tra insulti, pugni e schiaffi.
L'intervento risolutivo dei militari è scattato la sera del 6 febbraio, quando la madre della ragazza ha lanciato l'allarme dopo giorni in cui non riusciva più a mettersi in contatto con la figlia. Giunti davanti all'abitazione dell'uomo e non ottenendo risposta, i carabinieri hanno deciso di entrare passando da una finestra, trovandosi di fronte a uno scenario definito "da film dell'orrore" dai soccorritori. La giovane era completamente sotto shock e ha immediatamente rivelato di essere tenuta prigioniera dall'ex fidanzato che non aveva mai accettato la fine della loro relazione.
L'inchiesta ha rivelato che l'incubo non era iniziato con la segregazione dei dieci giorni, ma si trascinava da almeno tre mesi. Un lungo periodo di continue umiliazioni, aggressioni fisiche e psicologiche che la ragazza aveva tentato di sopportare fino alla decisione di troncare il rapporto, scatenando la reazione violentissima dell'uomo che ha deciso di trasformarla in sua prigioniera.
La pericolosità del 35enne è emersa anche dopo l'arresto: una volta portato in caserma, l'uomo avrebbe tentato di aggredire un militare e cercato di impadronirsi di un estintore, comportamento che ha aggiunto l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale al già pesantissimo capo d'imputazione. La vicenda si inserisce nel drammatico quadro della violenza di genere in Italia, con le autorità che sottolineano l'importanza fondamentale della tempestività nell'intervento quando familiari o amici notano segnali di isolamento forzato di una donna dal proprio ambiente.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!