Morte in cantiere: sciopero in tutta Fincantieri

Un operaio di 27 anni è morto dopo essere caduto da venti metri nel cantiere Fincantieri di Monfalcone, durante lavori di manutenzione su un capannone.

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Autore: Redazione ,
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Una tragedia sul lavoro scuote il mondo della cantieristica navale italiana: un giovane operaio di soli 27 anni ha perso la vita dopo essere precipitato da un'altezza di circa venti metri all'interno dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, in provincia di Gorizia. La vittima, cittadino italiano, era dipendente della ditta esterna Inquota, azienda specializzata in lavorazioni in quota che impiega funi e attrezzature specifiche per interventi ad altezze elevate. Un destino crudele per un ragazzo che stava svolgendo attività manutentive sul tetto di un capannone del cantiere, e che non ha avuto scampo nonostante il rapido intervento dei soccorsi.

La centrale operativa regionale Sores Fvg ha inviato immediatamente sul posto un elicottero e un'ambulanza, ma i sanitari non hanno potuto fare nulla per salvare il giovane lavoratore, deceduto a causa dei gravi politraumi riportati nell'impatto al suolo. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti anche i Carabinieri, gli ispettori dell'Azienda Sanitaria locale e i Vigili del fuoco del distaccamento di Monfalcone, che hanno avviato le indagini per ricostruire con esattezza la dinamica dell'accaduto e accertare eventuali responsabilità.

La risposta dei lavoratori è stata immediata e compatta. I dipendenti dello stabilimento di Monfalcone si sono fermati spontaneamente in segno di protesta, e le segreterie nazionali dei principali sindacati di categoria — Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil — hanno proclamato due ore di sciopero in assemblea in tutti gli altri cantieri Fincantieri del Paese, estendendo la misura anche alle aziende coinvolte in appalto. Un segnale forte, che va ben oltre il cordoglio formale.

"Basta morire lavorando. Siamo, ancora una volta, a denunciare una morte che certamente ha dei responsabili e delle responsabilità."

Nel comunicato congiunto diffuso nelle ore successive alla tragedia, le tre sigle sindacali hanno espresso vicinanza alla famiglia del giovane operaio, ma soprattutto hanno alzato la voce contro un sistema che continua a mietere vittime. "Non è più accettabile che nel nostro Paese gli infortuni mortali continuino a verificarsi senza che nulla cambi", si legge nella nota, che punta il dito contro una cultura della sicurezza ancora troppo spesso considerata esclusivamente un costo aziendale anziché una priorità assoluta.

Le organizzazioni sindacali chiedono con forza investimenti concreti, a partire dalla formazione sulla sicurezza, con particolare attenzione alla verifica dei percorsi formativi svolti dalle imprese in appalto — proprio quelle ditte esterne che operano nei cantieri in condizioni spesso più esposte al rischio. Fim, Fiom e Uil ribadiscono che per affrontare questa piaga sociale serve soprattutto volontà politica, quella stessa volontà che, secondo i sindacati, continua a mancare nel dibattito pubblico italiano.

L'ennesima morte bianca riaccende il dibattito nazionale sulla sicurezza nei cantieri e, più in generale, nei settori industriali ad alto rischio. Il caso di Monfalcone si inserisce in un quadro preoccupante che ogni anno vede cadere centinaia di lavoratori — spesso giovani, spesso impiegati attraverso catene di appalto — in un sistema in cui la responsabilità rischia di disperdersi tra committenti, appaltatori e subappaltatori. La magistratura e gli organi ispettivi sono ora chiamati a fare piena luce su quanto accaduto, mentre il mondo del lavoro chiede risposte che vadano oltre le indagini del singolo caso.

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