Napoli, morte del bimbo: si indaga per omicidio

La famiglia del piccolo Domenico, morto dopo un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli, chiede la riqualifica del caso in omicidio volontario con dolo eventuale.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Una vicenda che ha scosso profondamente l'opinione pubblica italiana torna al centro dell'attenzione con una svolta giudiziaria di enorme peso: la famiglia del piccolo Domenico, il bimbo di due anni morto il 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli dopo le devastanti complicazioni di un trapianto di cuore, chiede ora che il caso venga riqualificato come omicidio volontario con dolo eventuale. Un'accusa durissima, che trasforma quella che sembrava una tragica storia di malasanità in qualcosa di molto più oscuro e deliberato.

A farsi portavoce della famiglia è l'avvocato Francesco Petruzzi, che ha illustrato la nuova posizione legale in diretta a Mattino Cinque, il programma mattutino di Mediaset. Il legale ha spiegato di aver già depositato in procura un'integrazione di querela, chiedendo esplicitamente la derubricazione del capo d'imputazione. Secondo Petruzzi, i medici del Monaldi avrebbero, nel periodo compreso tra il 23 dicembre e il 6 febbraio, consapevolmente accettato il rischio che il bambino morisse pur di non dover rispondere delle proprie responsabilità.

"Hanno accettato il rischio che il bambino morisse con lo scopo di evitare che si venisse a sapere dell'errore medico, che si venisse imputati per le lesioni colpose", ha dichiarato Petruzzi, sintetizzando in modo netto la tesi accusatoria. Il nucleo dell'argomentazione giuridica ruota attorno al concetto di dolo eventuale: non è necessario che l'agente persegua direttamente un fine criminoso, è sufficiente che accetti consapevolmente il rischio che si verifichi un reato ulteriore. Una distinzione sottile ma determinante sul piano penale.

"Hanno accettato il rischio che il bambino morisse con lo scopo di evitare che si venisse a sapere dell'errore medico": la denuncia dell'avvocato Petruzzi scuote il caso del piccolo Domenico.

Al centro del presunto occultamento ci sarebbe il danneggiamento del cuore trapiantato, avvenuto durante il trasporto dall'ospedale donatore. Secondo la ricostruzione del legale, nessuno avrebbe mai informato la madre del piccolo, Patrizia, che l'organo era stato compromesso. La donna avrebbe appreso la notizia solo leggendo un articolo pubblicato da Il Mattino il 7 febbraio. Una circostanza che, per Petruzzi, non rappresenta una semplice mancanza di comunicazione ma un preciso intento di copertura.

Il caso si complica ulteriormente quando si analizza la documentazione clinica. L'avvocato ha denunciato l'assenza nella cartella clinica fornita alla famiglia della cosiddetta cartella di perfusione, quella che avrebbe dovuto certificare l'orario esatto dell'espianto del cuore. Ancora più controversa la posizione del dottor Oppito: il medico avrebbe dichiarato di aver ricevuto un "ok cuore" che, stando alle affermazioni di tutti gli altri sanitari coinvolti, non sarebbe mai stato rilasciato. Paradossalmente, nemmeno nella cartella clinica da lui stesso firmata appare tale comunicazione. "O mente nella cartella clinica o mente negli audit", ha concluso Petruzzi, annunciando l'intenzione di presentare anche una denuncia per falso.

Sul versante altoatesino, dove ha origine la catena di eventi, si è invece espresso Hubert Messner, assessore alla salute della Provincia autonoma di Bolzano ed ex primario di neonatologia. Intervistato da Rai Südtirol, Messner ha difeso il lavoro del proprio ospedale, da cui era partito il cuore trasportato in un contenitore con ghiaccio secco. "Confido pienamente nell'operato dei nostri collaboratori e sono convinto che il nostro personale abbia dato il massimo. Per quanto mi è dato sapere, tutto si è svolto rigorosamente secondo il protocollo. Negli ultimi 30 anni non abbiamo mai avuto situazioni critiche durante il prelievo, il trasporto o il trapianto", ha affermato, rivendicando la piena correttezza procedurale della struttura.

Il dramma del piccolo Domenico rimane uno dei casi di cronaca sanitaria più strazianti degli ultimi mesi. Il bambino aveva trascorso quasi due mesi in terapia intensiva prima di spegnersi, in un'attesa spietata durante la quale era arrivato un secondo cuore donato — definito dallo stesso legale un "miracolo", dato che i tempi medi di attesa per un cuore pediatrico si aggirano intorno ai tre anni e mezzo. Ma quel dono straordinario era giunto troppo tardi: Domenico non era più nelle condizioni fisiche per affrontare un secondo trapianto. Con le indagini ora orientate verso l'ipotesi di omicidio volontario e la richiesta di un'ulteriore denuncia per falso in atti, la strada giudiziaria si preannuncia lunga e tortuosa, mentre la famiglia continua a chiedere verità e giustizia per il suo bambino.

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