Nasce la Fondazione Domenico Caliendo

Patrizia Mercolino fonda la Fondazione Domenico Caliendo per sensibilizzare sui trapianti dopo la morte del figlio, il bimbo soprannominato "col cuore bruciato".

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Autore: Redazione ,
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Una madre che trasforma il dolore più straziante in forza e determinazione: Patrizia Mercolino, mamma del piccolo Domenico Caliendo, il bambino soprannominato "il bimbo col cuore bruciato", non si ferma. Dopo la morte del figlio, avvenuta sabato 21 febbraio all'Ospedale Monaldi di Napoli — dove era ricoverato dal 23 dicembre scorso in attesa di un trapianto di cuore — la donna ha scelto di reagire con un gesto concreto e coraggioso: fondare un'associazione in memoria di Domenico per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dei trapianti e impedire che altre famiglie debbano vivere lo stesso dolore insopportabile.

La Fondazione Domenico Caliendo è nata ufficialmente dopo l'incontro nello studio del notaio Roberto Dante Cogliandro, dove Patrizia si è recata con la consapevolezza di chi porta avanti una battaglia nel nome di suo figlio. "Ho sempre detto che non bisogna dimenticare Domenico, la sua storia, e soprattutto che non accada più a nessun bambino", ha dichiarato la donna all'uscita dallo studio notarile, spiegando con parole semplici e potenti lo scopo di questa nuova realtà. Il nome scelto per la fondazione non è casuale: "La forza arriva proprio da mio figlio", ha sottolineato con commozione.

Parallelamente alla nascita della fondazione, proseguono le indagini della magistratura sulla vicenda. Sono attualmente sette gli indagati per far luce sulle circostanze del decesso del piccolo Domenico. L'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, intervenuto a Mattino Cinque, ha reso noto di aver depositato in procura un'integrazione di querela: secondo l'accusa, i fatti potrebbero configurarsi come omicidio volontario con dolo eventuale, un'ipotesi giuridica di particolare gravità che lascia presagire sviluppi importanti nelle prossime settimane.

"Non accada più a nessun altro bambino e che nessun'altra famiglia provi il dolore che stiamo provando noi in questo momento."

Patrizia Mercolino, pur dimostrando una lucidità straordinaria di fronte alle telecamere, ha preferito non rilasciare dichiarazioni dirette sull'operato dell'ospedale. "All'Ospedale Monaldi oggi non voglio dire niente", ha affermato lapidaria, aggiungendo: "Penso che tutto quello che c'è fuori dall'ospedale parli da sé." Sull'andamento delle indagini ha invece ribadito la sua fiducia nelle istituzioni: "Scopriremo tutto, ora so che la giustizia e le autorità faranno il loro lavoro."

Alla domanda su cosa le abbia fatto più male in tutta questa vicenda, la risposta è stata disarmante nella sua semplicità: "Perdere mio figlio." Tre parole che racchiudono un abisso di dolore, ma anche la determinazione di una donna che ha scelto di non restare in silenzio. Domenico, secondo quanto emerso, aveva urgente bisogno di un trapianto cardiaco — un dettaglio che la madre tiene a mantenere al centro dell'attenzione pubblica: "Non ci dimentichiamo che mio figlio aveva bisogno di un trapianto."

La Fondazione Domenico Caliendo si propone dunque come strumento di sensibilizzazione sul tema della donazione e dei trapianti d'organo in Italia, un ambito in cui la carenza di donatori continua a pesare drammaticamente sulle liste d'attesa di migliaia di pazienti, spesso bambini. Con la voce rotta ma la schiena dritta, Patrizia Mercolino ha fatto capire chiaramente che la battaglia per la verità e quella per un futuro migliore per altri piccoli pazienti sono, per lei, inscindibili: "Il dolore lo provo dentro, lo tengo dentro, ma sulla vicenda è arrivato il momento della verità."

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