Niscemi nella nebbia: Musumeci sulle case

Nove comuni su dieci in Sicilia sono ad alto rischio frane. Il ministro Musumeci denuncia decenni di ritardi nella gestione del dissesto idrogeologico.

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Autore: Redazione ,
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La Sicilia si trova a fare i conti con un'emergenza idrogeologica di proporzioni drammatiche: nove comuni su dieci nell'isola sono classificati ad alto rischio frane, una percentuale che fotografa una vulnerabilità territoriale preoccupante e lascia poco spazio all'ottimismo. A lanciare l'allarme è stato il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, durante un'informativa al Senato che ha messo nero su bianco decenni di ritardi e inerzie nella gestione del dissesto idrogeologico. Un quadro allarmante che rivela come gran parte del territorio siciliano sia sostanzialmente una bomba a orologeria geologica, con intere comunità che vivono quotidianamente sotto la minaccia di smottamenti e crolli.

Nel corso del suo intervento a Palazzo Madama lo scorso 4 febbraio, Musumeci ha riportato alla luce documenti che risalgono ormai a vent'anni fa, dimostrando come l'emergenza fosse già ben chiara alle autorità competenti sin dai primi anni Duemila. Il ministro ha citato testualmente i pareri tecnici del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) redatti nel 2005, che definivano la situazione in termini tanto chiari quanto impietosi: "Il complesso franoso di Niscemi ha dimensioni e caratteristiche tali da rendere impossibile pensare a interventi finalizzati alla stabilizzazione definitiva dei versanti".

Non possiamo bloccare più la frana: parole che risuonano come una condanna pronunciata quasi vent'anni fa

La vicenda del comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, rappresenta emblematicamente il dramma di un territorio fragile lasciato sostanzialmente al suo destino. Già nel 2005 i tecnici incaricati di valutare la situazione avevano di fatto sentenziato l'impossibilità di intervenire efficacemente per fermare il movimento franoso. Una dichiarazione di impotenza che Musumeci ha sintetizzato con parole lapidarie durante il suo intervento senatoriale: "Come per dire: non possiamo bloccare più la frana. Siamo nel 2005". Da allora sono trascorsi quasi due decenni, durante i quali la situazione non solo non è migliorata, ma si è progressivamente aggravata.

L'informativa ministeriale ha portato all'attenzione del Parlamento una realtà che va ben oltre il caso specifico di Niscemi, evidenziando come la quasi totalità dei comuni siciliani condivida lo stesso destino precario. Il dato del 90% dei territori comunali classificati ad alto rischio frane costituisce un primato negativo che colloca la Sicilia in cima alla classifica nazionale per vulnerabilità idrogeologica, un record di cui certamente l'isola farebbe volentieri a meno.

La documentazione presentata da Musumeci include anche immagini raccolte da droni che mostrano plasticamente l'estensione e la gravità dei fenomeni franosi in diverse aree dell'isola, offrendo una testimonianza visiva inequivocabile di come il territorio siciliano stia letteralmente scivolando via. Queste riprese aeree hanno reso ancora più evidente l'urgenza di un piano di intervento strutturale che però, a giudicare dai pareri tecnici citati, potrebbe rivelarsi insufficiente o addirittura impossibile da realizzare in molte zone.

La questione solleva interrogativi pesanti sulla gestione del territorio nelle ultime due decenni e sulla capacità delle istituzioni di affrontare emergenze che erano state chiaramente diagnosticate già agli albori degli anni Duemila. Mentre la politica continua a discutere di prevenzione e messa in sicurezza, migliaia di siciliani continuano a vivere in aree dove, stando ai pareri tecnici ufficiali, fermare le frane è considerato tecnicamente impossibile. Una situazione che richiede risposte urgenti e concrete, ben oltre le informative parlamentari.

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