Una vicenda che scuote profondamente le cronache milanesi e riaccende il dibattito sull'uso delle armi da parte delle forze dell'ordine: Carmelo Cinturrino, assistente capo di polizia, si trova ora recluso nel carcere milanese di San Vittore dopo aver sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio nel tristemente noto "boschetto di Rogoredo", area periferica della città da anni simbolo del degrado e dello spaccio di droga a Milano. Una storia che mescola paura, responsabilità e le conseguenze drammatiche di un singolo momento ad alto voltaggio emotivo.
A parlare per il poliziotto è il suo legale difensore, l'avvocato Piero Porciani, giunto a San Vittore dove il suo assistito è detenuto da ieri. Le parole del difensore dipingono un uomo distrutto: «Cinturrino è tristissimo ed è pentito di ciò che ha fatto», ha dichiarato l'avvocato ai giornalisti presenti fuori dal carcere.
Secondo quanto riferito dall'avvocato Porciani, Cinturrino avrebbe ammesso le proprie responsabilità, mostrando particolare pentimento per «la fase successiva» dello svolgimento dei fatti, un dettaglio che lascia aperte molte domande sulla dinamica complessiva dell'accaduto. Sul momento dello sparo, tuttavia, il poliziotto mantiene la sua versione: avrebbe premuto il grilletto per paura, in una situazione che avrebbe percepito come minacciosa.
Nella mattinata è previsto l'interrogatorio di convalida del fermo, un passaggio cruciale che servirà al giudice per valutare la posizione dell'assistente capo e decidere sulle misure cautelari. Il boschetto di Rogoredo, teatro della tragedia, è da anni al centro dell'attenzione pubblica come punto nevralgico dello spaccio nella metropoli lombarda, e questa vicenda riporta inevitabilmente i riflettori su un'area che le autorità faticano a bonificare definitivamente.
Nelle prossime ore l'esito dell'interrogatorio di convalida potrebbe fornire ulteriori dettagli sulla ricostruzione dei fatti, mentre la comunità milanese e gli addetti ai lavori attendono con attenzione gli sviluppi giudiziari di un caso che tocca temi sensibili come la sicurezza pubblica, le condizioni operative delle forze dell'ordine e i confini dell'uso legittimo della forza.
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