Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi torna alla ribalta con nuovi elementi che riguardano l'ambiente lavorativo dello zio della ragazza. Una lettera anonima recapitata agli inquirenti nell'agosto del 1983, pochi giorni prima che venissero interrogati alcuni testimoni chiave, puntava i riflettori su Mario Peruzy, all'epoca direttore del settore Amministrazione e patrimonio della Camera dei deputati. Secondo il contenuto della missiva, sarebbe stato proprio nell'ufficio dello zio Mario Meneguzzi, dipendente di Peruzy e gestore di uno dei bar di Montecitorio, che si celava "la chiave del rebus" per ritrovare la sedicenne scomparsa nel giugno di quell'anno.
Gli interrogatori condotti dal procuratore Domenico Sica alla fine di agosto 1983 hanno fatto emergere un quadro preoccupante sui rapporti di lavoro all'interno di Montecitorio. Natalina Orlandi, sorella maggiore di Emanuela, aveva lavorato come stenodattilografa alla Camera e raccontò agli investigatori di essere stata vittima di molestie proprio da parte di Peruzy. La donna descrisse con precisione come il funzionario la convocasse frequentemente nel suo ufficio con insistenza, chiedendole appuntamenti al di fuori dell'ambiente professionale.
Le dichiarazioni di Natalina trovarono riscontro nelle parole del suo fidanzato dell'epoca, Andrea Mario Ferraris. L'uomo confermò che dopo l'assunzione alla Camera la compagna attraversò "un periodo di tensione" e gli confidò di essere stata oggetto di attenzioni inappropriate. Ferraris riferì ai magistrati che Natalina gli aveva raccontato come Peruzy si fosse offerto di favorirla nel lavoro in cambio di favori sessuali, arrivando persino a tentare di abbracciarla in una circostanza.
Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera anonima, sia Peruzy che Meneguzzi avrebbero sfruttato la loro posizione di potere per fare avances a diverse donne. Il documento dipingeva lo zio di Emanuela come il "braccio destro" del suo superiore, suggerendo l'esistenza di dinamiche poco trasparenti all'interno degli uffici parlamentari. Nonostante le accuse contenute nella missiva e le testimonianze raccolte, nessuno dei due uomini è mai stato formalmente indagato per fatti collegati alla scomparsa della ragazza.
Il 14 maggio 2024, a distanza di oltre quarant'anni dai fatti, è stata convocata a piazzale Clodio Renata Improta, moglie di Mario Peruzy. L'interrogatorio si inserisce in un filone investigativo che la Procura di Roma ha deciso di approfondire sulla base di "elementi recentemente portati alla cognizione di questo ufficio", come specificato in documenti ufficiali. La commissione d'inchiesta parlamentare avrebbe tenuto conto delle figure di Peruzy e Meneguzzi nel corso delle sue valutazioni.
Natalina raccontò agli inquirenti di aver risolto il problema delle molestie grazie all'intervento dello zio, comportandosi "con molta energia anche se sempre con educazione" dopo aver ricevuto i suoi consigli. Questo dettaglio emerge dai verbali conservati negli archivi giudiziari e riportati dalla stampa romana, contribuendo a delineare i rapporti familiari e le dinamiche interne al clan Orlandi-Meneguzzi. La decisione dello zio di aiutare la nipote a gestire le attenzioni indesiderate del superiore rappresenta uno degli elementi che gli investigatori hanno valutato nel ricostruire il contesto.
Un decreto di perquisizione eseguito nell'aprile 2024 ma reso pubblico solo nel dicembre 2025 ha segnato una svolta nelle indagini. La Procura ha disposto controlli nella villa di Torano appartenente a Mario Meneguzzi, indicandolo tra le ipotesi investigative da esplorare. Il documento giudiziario ha aperto la cosiddetta pista familiare, un filone che la famiglia Orlandi ha sempre respinto con forza. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela divenuto nel corso dei decenni il portavoce della famiglia nella ricerca della verità, ha parlato apertamente della possibilità che si tratti di un depistaggio volto a distogliere l'attenzione da altre direzioni.
Le indagini sul caso Orlandi continuano dunque a svilupparsi su più fronti, con la magistratura che non esclude alcuna ipotesi. Il coinvolgimento di figure legate all'ambiente parlamentare degli anni Ottanta rappresenta uno degli aspetti meno esplorati pubblicamente fino a tempi recenti, nonostante la lettera anonima del 1983 avesse già sollecitato l'attenzione degli inquirenti su questo versante. La vicenda resta uno dei misteri più dolorosi e irrisolti della storia italiana contemporanea.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!