Pietro Orlandi contro le commissioni: "Cercherò Emanuela da solo"

Nuove rivelazioni portano alla ripresa degli scavi presso la Casa del Jazz, ex villa di Enrico Nicoletti. Un documento sui sotterranei potrebbe essere decisivo.

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Autore: Redazione ,
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Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi torna prepotentemente alla ribalta con sviluppi che potrebbero rivelarsi decisivi dopo oltre quattro decenni di mistero. La Casa del Jazz di Roma, l'ex villa Osio che apparteneva al cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti, è al centro di nuove clamorose rivelazioni che hanno portato alla ripresa degli scavi. Una fonte investigativa ha riferito a Pietro Orlandi che sua sorella Emanuela potrebbe essere stata sepolta proprio in quel luogo, e ora un sacerdote della congregazione degli Oblati ha consegnato un documento che potrebbe contenere informazioni cruciali sui sotterranei dell'edificio.

Lo sfogo su Facebook di Pietro Orlandi nella notte del 29 gennaio non lasciava spazio a interpretazioni: "È tutto molto molto imbarazzante. Ho capito ormai che Emanuela devo cercarmela da solo e la Verità, la verità che nessuno sembra volere o cercare, la tirerò fuori, se lo mettano tutti bene in testa". Parole durissime che esprimono la frustrazione accumulata in 42 anni di ricerche, depistaggi e false piste. Quattro giorni dopo quello sfogo notturno, il 2 febbraio, sono partiti i sopralluoghi alla Casa del Jazz, riaccendendo la speranza di trovare finalmente la verità.

Ospite nella puntata del 3 febbraio di Storie Italiane, Pietro Orlandi ha spiegato il contesto del suo post al vetriolo. Il fratello di Emanuela non ha risparmiato critiche alla magistratura, sottolineando come esistano "tre inchieste in contemporanea, ma nessuno si occupa della casa del Jazz". La sua rabbia è palpabile quando contesta l'ipotesi, emersa in alcune ricostruzioni, di un appuntamento volontario da parte di Emanuela il giorno della scomparsa, il 22 giugno 1983: "Credo sia una cosa fantasiosa", ha dichiarato senza mezzi termini.

Chiunque abbia informazioni sulla casa del Jazz mi contatti o parli con Pietro Orlandi, riporteremo tutto alla procura di Roma

La svolta potrebbe arrivare dalle rivelazioni di don Domenico Celano, sacerdote della congregazione religiosa degli Oblati, a cui apparteneva villa Osio prima che passasse nelle mani del crimine organizzato. Il religioso ha consegnato al programma televisivo un documento contenente tutti i dettagli di quanto sa sugli scavi dei sotterranei della Casa del Jazz, materiale visionato anche da Il Fatto Quotidiano. L'urgenza è tale che l'avvocato Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, ha lanciato un accorato appello pubblico: "Chiunque abbia informazioni sulla casa del Jazz mi contatti o parli con Pietro Orlandi, riporteremo tutto alla procura di Roma".

La storia di villa Osio aggiunge ulteriori tasselli inquietanti al puzzle. L'immobile era originariamente di proprietà del vicariato di Roma, prima di finire nelle mani di Enrico Nicoletti, il cassiere della famigerata banda della Magliana. Secondo quanto emerso, Nicoletti avrebbe fatto chiudere i sotterranei della villa, e proprio lì potrebbero trovarsi i resti non solo di Emanuela Orlandi, ma anche del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994. L'edificio è stato confiscato a Nicoletti nel 1996 e successivamente trasformato nella Casa del Jazz, uno spazio culturale della capitale.

Le indagini continuano mentre Pietro Orlandi ribadisce la sua determinazione a non arrendersi. Dopo oltre quattro decenni di silenzio, omissioni e piste false, la Casa del Jazz potrebbe finalmente custodire le risposte che una famiglia e un intero Paese attendono da troppo tempo. La pressione sulla magistratura aumenta, così come la speranza che i nuovi scavi possano portare alla luce quella verità che, come ha scritto Pietro nella notte, "nessuno sembra volere o cercare".

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