Mentre l'Italia conta i danni di frane e alluvioni che hanno devastato Calabria, Sardegia e Sicilia – con la collina di Niscemi crollata portando via mezzo quartiere – emerge un paradosso tutto italiano: da una parte oltre 3 milioni di alberi piantati nel 2024 grazie ai fondi del Pnrr, dall'altra devastazioni ambientali che si ripetono con sconfortante puntualità. E sullo sfondo, le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 celebrate come trionfo dello sviluppo, ma al costo di 500 larici centenari sradicati e polemiche feroci sul consumo del territorio montano.
Il giornalista Pino Corrias dedica il suo intervento sul numero 7 di Vanity Fair (in edicola fino al 10 febbraio) a questa contraddizione strutturale del nostro Paese: "chi pianta alberi e chi pianta scuse". I dati forniti da Legambiente raccontano infatti di un'Italia che prova timidamente a riparare i danni ambientali – 3,2 milioni di alberi messi a dimora uno alla volta, senza clamori, grazie alle Città metropolitane e ai fondi europei – mentre contemporaneamente continua a replicare gli stessi errori del passato.
Il caso di Niscemi diventa emblematico di un sistema che funziona al contrario: la cittadina siciliana è cresciuta anche dove non doveva, sopra una placca di argilla instabile, ignorando ostinatamente gli allarmi lanciati dai tecnici dal 1997 a oggi. "Costruire porta voti, mentre vietare, demolire, prevenire, porta veti", sintetizza Corrias descrivendo la meccanica perversa che lega amministratori e amministrati in un patto silenzioso di reciproco interesse.
Lo stesso schema si ripete puntualmente: prima l'ignavia istituzionale, gli scempi edilizi tollerati se non incoraggiati, i soldi pubblici non spesi o malamente sperperati. Poi, quando arriva il disastro annunciato, ecco il coro unanime delle vittime – della natura, del destino, della burocrazia – che invocano proprio quelle regole che per anni hanno aggirato. La magia del "tanto qui non succede" si tramuta in spavento e rabbia, ma solo dopo che è troppo tardi.
A mille chilometri di distanza da Niscemi, le Olimpiadi Invernali Milano Cortina incarnano l'altra faccia della stessa medaglia. L'evento sportivo viene celebrato come "formidabile motore di sviluppo" per Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, con un investimento complessivo di 5,4 miliardi di euro (3 miliardi solo per le infrastrutture). Gli organizzatori glorificano l'opera rapida, la deroga permanente, gli ardimenti architettonici che precedono quelli sportivi.
Ma ambientalisti e geologi parlano invece di "sconsiderato consumo del suolo" e addirittura di "delitto" per i 500 larici centenari sradicati per fare spazio alla pista da bob – costata 124 milioni di euro contro i 50 preventivati. La promessa ufficiale è che la foresta verrà ripristinata dopo le fanfare olimpiche, con un piccolo dettaglio: ci vorranno cento anni per vederla ricrescere. Ancora una volta, gli affari a pronto incasso vincono sui tempi lunghi della natura.
Il reportage di Corrias disegna così un'Italia schizofrenica, dove convivono sforzi virtuosi e scelte scellerate, dove si piantano alberi con una mano mentre con l'altra si continua a cementificare, edificare in zone a rischio, ignorare allarmi scientifici. Quando arriverà il prossimo rendiconto dei danni – avverte il giornalista con amara ironia – anche stavolta chiederemo aiuto proprio a quegli alberi che nel frattempo continuiamo a sacrificare sull'altare dello sviluppo a ogni costo.
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