Il tennis italiano ha detto addio a una delle sue leggende più controverse e amate, Nicola Pietrangeli, scomparso il primo dicembre all'età di 92 anni. E tra le lacrime e i ricordi affettuosi che hanno accompagnato l'ultimo saluto al campione, spicca la presenza inaspettata ma profondamente significativa del Principe Alberto di Monaco, testimone di un'amicizia che andava ben oltre i riflettori e le corti in terra rossa. La cerimonia funebre, organizzata in forma privata presso la chiesa della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, ha rivelato il lato più intimo e umano di un personaggio spesso giudicato solo per le sue apparizioni televisive taglienti.
Prima dei funerali, il Foro Italico ha aperto le porte della camera ardente, permettendo a centinaia di amici, colleghi e ammiratori di rendere omaggio al tennista che ha scritto pagine indimenticabili dello sport italiano. La scenografia dell'addio non poteva che rispecchiare la personalità unica di Pietrangeli: un maxischermo trasmetteva le sue immagini più iconiche sulle note malinconiche di Charles Aznavour, mentre fiori bianco azzurri ricordavano il suo attaccamento alla maglia della nazionale. La cerimonia si è conclusa con le note di My Way di Frank Sinatra, brano che racchiude perfettamente la filosofia di vita di un uomo che ha sempre seguito esclusivamente le proprie regole.
Licia Colò, ex compagna del campione, ha dipinto un ritratto sincero e toccante: "È uscito a modo suo e con My Way ci ha fatto piangere. Lui, sicuramente, in questo momento starà ridendo". La conduttrice ha poi aggiunto una riflessione sul carattere complesso di Pietrangeli, spesso frainteso dal grande pubblico. "Lascia un grande vuoto in me e in tutti noi, ma anche una storia che continuerà a essere ricordata. Un difetto? Forse quella che molti ritenevano arroganza. Lui era uno tosto e quello era un pregio. Diceva sempre le cose così come le pensava, andando spesso contro corrente. Aveva tanti amici e tanti nemici".
Ma è stata la presenza del Principe Alberto di Monaco a sorprendere molti, rivelando una dimensione poco conosciuta del campione romano. Intervistato dai microfoni Rai, il sovrano monegasco ha spiegato con commozione evidente il legame profondo che lo univa a Pietrangeli: "Lo conoscevo da molti anni. Era un uomo splendido e ci tenevo a essere qui, anche per la famiglia. Sono molto emozionato". Non si trattava quindi solo della stima dovuta a un grande sportivo, ma di un'amicizia autentica coltivata nel tempo. "Ci siamo visti spesso, ovunque, da Roma a Parigi a Monaco. Un ricordo? Lui è sempre stato presente nei momenti più importanti della mia vita", ha aggiunto Alberto, parole tutt'altro che di circostanza.
Marco Pietrangeli, figlio del campione, ha raccontato che ogni dettaglio della cerimonia era stato scelto personalmente dal padre: "Tutto come voleva lui, dal posto alle musiche". E ha rivelato un particolare toccante degli ultimi giorni: "Si è commosso per l'ultima Davis vinta. Per lui era importante indossare la maglia azzurra". Un riferimento alla recente vittoria della squadra italiana guidata da Jannik Sinner, che ha emozionato l'anziano campione, lui stesso vincitore della Coppa Davis da capitano nel 1976.
La fama di Pietrangeli, del resto, ha sempre superato ampiamente i confini italiani, proprio come oggi accade per Sinner. Due volte vincitore del Roland Garros e personaggio capace di lasciare il segno tanto dentro quanto fuori dal campo, Pietrangeli rappresenta un'epoca del tennis italiano in cui eleganza e personalità andavano di pari passo con i risultati sportivi. Il figlio Marco ha voluto sintetizzare l'eredità paterna con parole semplici ma efficaci: "Resterà il nonno del tennis di oggi", un titolo che riconosce il suo ruolo di pioniere e punto di riferimento per le generazioni successive di tennisti italiani che oggi dominano il circuito mondiale.
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