La gravità di quanto accaduto al liceo Giulio Cesare di Roma, dove una "lista degli stupri" è stata trovata scritta a pennarello sulla parete di un bagno, ha spinto Vincenzo Schettini a prendere posizione con forza. Il noto docente, divenuto popolare con il suo progetto "La fisica che ci piace", ha affrontato il tema durante un incontro con gli studenti a Bari, per poi dedicare all'argomento un video completo pubblicato su YouTube dal titolo emblematico "Ma stiamo impazzendo?!".
L'approccio di Schettini è stato quello di distinguere nettamente tra l'atto vergognoso compiuto e la maggioranza dei giovani. Rivolgendosi direttamente agli studenti baresi presenti all'incontro, ha voluto sgombrare il campo da ogni possibile generalizzazione: gli studenti del liceo romano non possono essere identificati con quella lista infame, perché i giovani sono persone meravigliose che portano dentro la vita e meritano rispetto. Il professore ha lanciato un appello preciso alla gioventù italiana, esortandola a far sentire la propria voce per non permettere che l'intera generazione venga giudicata in base alle azioni di pochi.
Il primo pensiero del docente è andato alle ragazze i cui nomi sono comparsi su quella parete. L'umiliazione e la violazione della dignità rappresentano, secondo Schettini, un attacco alla vita stessa e alla correttezza dei rapporti umani. La sua indignazione ha toccato il culmine quando ha sottolineato come ridurre la violenza sessuale a una sorta di competizione rappresenti un punto di non ritorno, un confine che è stato tragicamente oltrepassato.
Ma il messaggio più forte Schettini lo ha riservato alla comunità educativa. Dirigenti scolastici e insegnanti devono assumersi una responsabilità precisa: affrontare seriamente il tema delle relazioni tra ragazzi, senza timori e senza esitazioni. La domanda posta dal professore è diretta e inquietante: se si arriva a una leggerezza tale da trasformare la violenza in una gara, quali saranno i prossimi limiti che verranno superati?
La proposta di Schettini è concreta e rivoluzionaria per il mondo scolastico tradizionale. Rinunciare a parte del programma didattico per dedicare tempo alla comprensione profonda dei ragazzi non è solo giusto, ma necessario. Il docente non ha dubbi al riguardo e invita i collegi docenti a discutere attivamente di queste priorità, mettendo in discussione l'approccio puramente nozionistico dell'insegnamento.
L'ultimo appello riguarda la sfera familiare e il ruolo degli adulti. Genitori, zii, insegnanti: tutti devono entrare delicatamente ma con determinazione nella vita dei giovani, specialmente quando questi sembrano chiudersi. Proprio i momenti di apparente rifiuto del dialogo possono essere quelli più critici, quando l'intervento educativo diventa indispensabile.
Schettini ha ricordato agli adulti che anche loro sono stati giovani, invitandoli a recuperare quella memoria per costruire un confronto autentico. Lasciare soli i ragazzi, secondo il professore, significa avviarsi verso una deriva in cui tutto diventerà lecito, un orizzonte che il docente respinge con forza. La gravità dell'episodio romano deve servire da campanello d'allarme per l'intera comunità educativa, un momento di riflessione collettiva sul tipo di valori e limiti che vengono trasmessi alle nuove generazioni.
Il video di Schettini rappresenta un tentativo di riportare al centro del dibattito pubblico la responsabilità educativa condivisa tra scuola e famiglia, sottolineando come episodi di questa gravità non possano essere liquidati come casi isolati, ma richiedano una risposta sistemica e profonda da parte di tutti gli attori coinvolti nella crescita dei giovani.
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