Dopo quindici anni di dirette televisive, tre ore al giorno davanti alle telecamere, il destino di quattro conduttrici veterane del televendite si è improvvisamente capovolto. La multinazionale americana Qvc, gigante del settore con sede a Brugherio nella provincia di Monza, ha deciso di licenziare le ultime quattro presenter assunte con contratto di lavoro subordinato, provocando la reazione immediata dei sindacati che hanno proclamato uno sciopero con presidio davanti agli uffici dell'azienda. Una vicenda che getta luce su un fenomeno sempre più diffuso nel mondo del lavoro contemporaneo: la progressiva esternalizzazione delle professioni creative attraverso la sostituzione dei dipendenti con collaboratori a partita Iva.
La storia di Qvc in Italia comincia nel 2010, quando il colosso statunitense nato negli anni Ottanta approda nella Brianza industriale. Chiara Contu Farci, 49 anni, ricorda bene quegli esordi pionieristici: «Ho cominciato quando era ancora letteralmente un cantiere». Prima autrice e redattrice televisiva, quindi professionista dietro le quinte, si ritrova davanti all'obiettivo quasi per caso, contribuendo insieme alle colleghe ora coinvolte nei licenziamenti a costruire dalle fondamenta il canale italiano della rete.
Il mestiere delle presenter nel tv shopping richiede competenze specifiche che vanno oltre la semplice conduzione. «Ci mettiamo nei panni del cliente che chiede informazioni», spiega Contu Farci, descrivendo un ruolo che consiste nel porre all'esperto di turno tutte le domande necessarie sul prodotto in vendita. Una mediazione apparentemente spontanea ma frutto di esperienza e conoscenza approfondita degli articoli proposti. Nel corso degli anni, Qvc ha intensificato progressivamente la propria attività fino a raggiungere diciassette ore di trasmissione quotidiana, con squadre di operatori e tecnici che si alternano dall'alba fino a notte fonda.
Proprio mentre l'azienda consolidava la sua presenza sul mercato italiano, però, si consumava una trasformazione silenziosa ma radicale nella gestione del personale. La figura delle conduttrici dipendenti veniva progressivamente sostituita da liberi professionisti con partita Iva, fino a quando Contu Farci e le sue tre colleghe sono rimaste le uniche a godere ancora di un contratto di lavoro subordinato. Una condizione di "privilegio" destinata a terminare bruscamente.
Le modalità con cui la notizia è stata comunicata hanno particolarmente colpito le interessate e le organizzazioni sindacali. Slc Cgil e Fistel Cisl denunciano la totale assenza di preavvisi: un giorno all'altro, una telefonata dell'ufficio del personale ha anticipato l'arrivo della lettera formale di licenziamento. «I modi hanno colpito», sottolinea Contu Farci, che oltre a essere una delle conduttrici licenziate riveste anche il ruolo di delegata Fistel. «In tutti questi anni non ci sono mai state tensioni particolari sul piano dei rapporti sindacali», aggiunge, ricordando come proprio in quel periodo fosse in corso una trattativa sulle festività senza che trapelasse alcun segnale della volontà aziendale di procedere ai licenziamenti.
I sindacati non hanno usato mezzi termini nel definire «scellerata» la decisione di Qvc, accusando l'azienda di considerare il tavolo sindacale «superfluo e inopportuno» e di minimizzare il fatto che tra le licenziate figuri proprio una delegata sindacale, svuotando così di significato il suo ruolo di rappresentanza. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, la multinazionale avrebbe inoltre accusato i sindacati di fornire a dipendenti e organi di stampa informazioni errate. L'azienda, interpellata sulla vicenda, ha scelto la linea del silenzio rifiutando qualsiasi dichiarazione ufficiale.
Dietro i numeri e le dinamiche sindacali, emerge una dimensione umana della vicenda che tocca aspetti profondi dell'esperienza lavorativa. «Qui si è creato un clima da famiglia allargata», racconta Contu Farci, parlando di relazioni autentiche e amicizie nate tra colleghi che si sono consolidate anche al di fuori dell'ambiente professionale. Con ironia amara, le quattro conduttrici scherzavano su quel primato involontario: «Ci dicevamo sempre che stavamo in onda più di Pippo Baudo», un paragone che rende l'idea della presenza massiccia e continuativa richiesta dal loro ruolo.
Ma il legame più sorprendente è quello instaurato con il pubblico da casa, composto prevalentemente da donne che hanno sviluppato un'affezione particolare verso le presenter. «Si ricordano anche la data del mio anniversario di matrimonio e mi fanno gli auguri», rivela la conduttrice, testimoniando un rapporto che va oltre la semplice relazione commerciale tra venditore e cliente. Un'intimità televisiva costruita vendendo di tutto, «dalle padelle ai diamanti», come riassume efficacemente Contu Farci ripensando alla varietà della sua esperienza professionale.
Ora alle quattro lavoratrici restano gli strumenti della protesta e l'incertezza del futuro. Lo sciopero indetto per mercoledì 3 dicembre davanti alla sede di Brugherio rappresenta un tentativo di resistenza contro una tendenza apparentemente inarrestabile: la precarizzazione del lavoro anche in settori consolidati, dove anni di esperienza e competenze specifiche non bastano più a garantire la stabilità occupazionale di fronte alle logiche di flessibilizzazione aziendale.
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