Un'udienza che segna una svolta importante, carica di tensione e speranza, nel lungo cammino verso la verità sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016. Fuori dall'aula Occorsio del Tribunale di Roma, i genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi hanno ribadito la loro fiducia nel processo ai quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati del sequestro e dell'omicidio del figlio: "Abbiamo fiducia, ce l'abbiamo da sempre", hanno dichiarato con una compostezza che, dopo anni di battaglie, suona come una promessa mantenuta.
La giornata in tribunale è stata definita dalla famiglia "interlocutoria", ma segna di fatto la ripresa di un procedimento che si era fermato nell'ottobre scorso, in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale. Ora, con il via libera della Consulta, il processo può ricominciare a camminare verso la sua conclusione. Nel corso dell'udienza è stato nominato un consulente per le difese, mentre per il prossimo 8 giugno è previsto il contraddittorio tra le parti.
Le tappe successive sono già fissate nel calendario giudiziario: nelle udienze del 23 e 24 giugno, nell'aula Bunker di Rebibbia, è attesa la requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, con le relative richieste. La sentenza potrebbe arrivare in estate, anche se non è escluso uno slittamento a settembre.
A parlare con energia rinnovata è anche Alessandra Ballerini, l'avvocata della famiglia Regeni, che non nasconde la stanchezza di anni di lotta ma rilancia con determinazione: "Siamo certamente affaticati, ma vicini alla meta, pieni di energia. Anche il documentario ci ha dato nuova linfa." Un riferimento al recente lavoro audiovisivo che ha riacceso i riflettori sul caso, dimostrando che l'attenzione pubblica intorno alla vicenda non si è mai davvero spenta.
Ballerini ha poi sottolineato come la strategia del tempo, evidentemente adottata da chi sperava di logorare la resistenza della famiglia e l'interesse dell'opinione pubblica, si sia rivelata un boomerang: "I calcoli che hanno fatto sono evidentemente falliti e il tempo è andato a nostro vantaggio. Adesso bisogna arrivare però alla fine." Con la decisione della Consulta, è stato chiarito anche un nodo pratico cruciale: gli eventuali consulenti delle difese degli imputati saranno pagati dallo Stato italiano, così come già avviene per i difensori.
Resta tuttavia un elemento inquietante che ha caratterizzato l'udienza odierna e che l'avvocata Ballerini ha messo in evidenza davanti ai giudici della prima Corte d'Assise di Roma: trovare un consulente tecnico disposto a comparire in questo processo si sta rivelando straordinariamente difficile. I giudici hanno affidato una perizia per tradurre dall'arabo all'italiano due verbali di interrogatorio, ma perfino il perito scelto dal Tribunale ha accettato l'incarico "dietro a un paravento", senza mai mostrarsi in aula né declinare le proprie generalità.
"Non credo sia accaduto molte volte che un perito nominato dalla Corte si sia dovuto nascondere dietro a un paravento", ha commentato Ballerini, descrivendo una situazione che pesa come una testimonianza silenziosa ma potentissima sul clima di intimidazione che circonda il caso. La stessa difficoltà riguarda i consulenti di parte: "C'è un clima di paura, i cittadini egiziani temono di comparire in questo processo. Stiamo prendendo contatti con un'università, speriamo di arrivare a nominare il nostro consulente."
La conclusione dell'avvocata è un j'accuse diretto a chiunque, in Italia o in Europa, continui a considerare l'Egitto un Paese sicuro: "È evidente che non sia così, non lo è per i testimoni, per i periti e consulenti, e non lo è stato per Giulio." Una frase che risuona come un monito, mentre la famiglia Regeni si prepara ad affrontare le ultime, decisive udienze di un processo che potrebbe finalmente chiudersi con una sentenza entro l'estate.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!