Rogoredo, dubbi sulla dinamica: "Si conoscevano"

La Procura di Milano indaga per omicidio volontario l'agente che ha sparato. Emerge che vittima e poliziotto si conoscevano già, un dettaglio che solleva nuovi interrogativi.

Immagine di Rogoredo, dubbi sulla dinamica: "Si conoscevano"
Autore: Redazione ,
Attualità
2' 32''

Il caso della morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso da un colpo di pistola alla testa lunedì 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, alla periferia di Milano, si fa sempre più intricato. Mentre la Procura di Milano indaga per omicidio volontario l'agente della squadra investigativa del commissariato Mecenate che ha sparato, emerge un dettaglio inquietante: vittima e poliziotto si conoscevano già. Un elemento che getta nuova luce sulla vicenda e che solleva interrogativi sulla dinamica di quella sera, quando un controllo antidroga si è trasformato in tragedia.

A rivelarlo è stata l'avvocata Debora Piazza, legale del fratello della vittima, intervenuta nel programma Ore 14 Sera su Rai2. "Che i due si conoscessero è un dato certo", ha affermato la legale, che ha depositato la nomina come persona offesa nell'inchiesta. Secondo quanto emerso dalle indagini difensive condotte dall'avvocata, Mansouri era ben noto alle forze dell'ordine per la sua attività di spaccio nel notorio boschetto di Rogoredo, ed era quindi naturalmente tenuto sotto controllo. Ma c'è di più: stando a quanto raccolto finora, il giovane "temeva per la propria incolumità".

La versione della legittima difesa sostenuta dall'agente, che afferma di aver sparato dopo che Mansouri gli avrebbe puntato contro una pistola (poi rivelatasi a salve), non convince la famiglia della vittima. L'avvocata Piazza ha sollevato dubbi sulla plausibilità di questa ricostruzione: "Appare inverosimile che Mansouri abbia puntato una pistola a salve contro un poliziotto che sapeva essere armato, a meno che non avesse intenzione di suicidarsi". Una considerazione che apre scenari inquietanti sulla reale dinamica dei fatti.

"Lui temeva per la propria incolumità", afferma l'avvocata della famiglia, suggerendo che dietro il fatale incontro ci fosse più di un semplice controllo antidroga

Un elemento cruciale per fare chiarezza potrebbe arrivare dalle immagini di videosorveglianza. La legale ha infatti rivelato che esiste una telecamera a pochi metri dal luogo dove il 28enne è stato ucciso. I filmati non sono ancora stati recuperati e visionati, ma potrebbero rivelarsi determinanti per ricostruire quanto accaduto nella serata di lunedì. Gli inquirenti stanno infatti cercando qualsiasi elemento utile: telecamere, immagini ed eventuali testimonianze che possano chiarire la sequenza degli eventi.

Nel frattempo, la Procura di Milano guidata dal pm Giovanni Tarzia sta conducendo accertamenti a 360 gradi. È stata disposta l'autopsia sul corpo di Mansouri, affidata alla rinomata patologa forense Cristina Cattaneo, insieme agli accertamenti tossicologici sia sull'agente indagato che sulla vittima. Fondamentale sarà anche la consulenza balistica sullo sparo, che dovrà determinare la traiettoria e le circostanze del colpo che ha raggiunto il giovane alla fronte, uccidendolo sul colpo.

Il boschetto di Rogoredo è da anni una delle principali piazze di spaccio di Milano, teatro di continui interventi delle forze dell'ordine e oggetto di operazioni di bonifica. La morte di Mansouri riaccende i riflettori su questa zona critica della metropoli lombarda, dove il confine tra controllo del territorio e rischio di escalation è sempre sottile. L'esito delle indagini dovrà stabilire se quella sera il poliziotto ha agito per difendersi da un'aggressione o se ci siano altre circostanze da valutare, in un caso che si preannuncia complesso e delicato sotto tutti i profili.

Non perderti le nostre ultime notizie!

Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!