Roberta Giarrusso si racconta senza filtri in un ritratto intimo che svela la donna dietro l'attrice, tra desideri di isole deserte, paure vinte a cavallo e il sogno mai realizzato di dirigere un film. La popolare interprete italiana ha risposto al celebre questionario di Proust, quel gioco letterario nato nei salotti parigini dell'Ottocento che attraverso domande apparentemente semplici riesce a fotografare l'essenza più profonda di chi vi si sottopone. Ne emerge un profilo sorprendente, fatto di spiritualità, amore per la natura e una ricerca costante di autenticità che mal si concilia con le maschere del mondo dello spettacolo.
Quando le viene chiesto quale sia la sua idea di felicità perfetta, Roberta Giarrusso non ha dubbi: una spiaggia assolata e isolata, mare limpido e tiepido, una leggera brezza e una noce di cocco a portata di mano. Un'immagine che racconta molto della sua anima nomade e del suo rapporto viscerale con i luoghi remoti e primitivi, quelli che sceglie per i suoi viaggi, la sua "abitudine più dispendiosa" come ammette lei stessa. Non a caso, tra le sue occupazioni preferite spiccano il nuotare e lo stendersi al sole, attività che parlano di un bisogno profondo di connessione con gli elementi naturali.
Ma è nell'indicare i suoi punti di riferimento che l'attrice rivela la sua dimensione più spirituale e politicamente impegnata. Vandana Shiva, l'attivista ed ambientalista indiana, è la persona vivente che ammira di più, insieme ad altri eroi nella vita reale come Amma, Papa Wojtyla e Julian Assange. Una scelta che dice molto del suo sistema di valori, orientato verso chi lotta per la giustizia, l'ambiente e i diritti umani, lontano dalle logiche patinate del mondo dello spettacolo.
Sul fronte delle debolezze, Giarrusso ammette di voler migliorare nella capacità di spiegare le proprie idee agli altri, mentre tra le caratteristiche che più deplora negli altri non esita a citare la falsità, l'ipocrisia e l'opportunismo, mali evidentemente non estranei all'ambiente in cui lavora. Eppure, quando le si chiede cosa le piaccia meno del suo aspetto fisico, la risposta è disarmante: lo accetta così com'è, nella sua integrità, rivelando una maturità e un'accettazione di sé non scontate.
Tra i momenti più toccanti del questionario emergono i ricordi legati alla maternità: ogni volta che era in attesa e allattava i suoi figli rappresenta il periodo in cui è stata più felice. Il suo più grande rimpianto invece riguarda il padre: non aver potuto vivere con lui. Una ferita mai del tutto rimarginata che contrasta con la serenità del suo stato d'animo attuale, che definisce tranquillo.
Nel campo delle ambizioni ancora non realizzate, l'attrice confessa che le piacerebbe avere il talento di dirigere un lungometraggio, suggerendo che forse un giorno potremmo vederla dall'altra parte della macchina da presa. Tra i suoi riferimenti letterari figurano autori spirituali e visionari come Hermann Hesse, John Steinbeck, Aldous Huxley e il poeta mistico Rumi, mentre i suoi eroi della narrativa sono il Piccolo Principe e Buddha Siddartha, scelte che confermano la sua ricerca di senso oltre le apparenze.
Curiosa la risposta su cosa farebbe se potesse tornare nei panni di una persona o una cosa dopo la morte: "Io non voglio più tornare qui", dice con una franchezza che fa sorridere ma che tradisce anche una certa stanchezza esistenziale. Del resto, quando le chiedono se ha un motto, risponde con una domanda retorica: "Bisogna per forza avere un motto?", chiudendo con un'emoji sorridente che alleggerisce il tono di un'intervista che ha svelato molto più di quanto ci si potesse aspettare di questa attrice riservata e profonda.
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