Una testimonianza agghiacciante quella di Roze, diciottenne sopravvissuta all'incendio devastante che lo scorso novembre ha trasformato il locale Le Constellation di Crans-Montana in una trappola mortale. La giovane, che quella sera si trovava nel club per documentare la serata sui social, è rimasta in coma per 18 giorni con ustioni di terzo grado su vaste porzioni del corpo. Ora, dopo settimane di interventi chirurgici in Belgio e il recente trasferimento all'ospedale di Morges, racconta a tio.ch i momenti drammatici di quella notte e lancia accuse pesanti contro i proprietari del locale, la famiglia Moretti.
Il racconto di Roze ricostruisce minuto per minuto l'evolversi della tragedia. Con la sua macchina fotografica aveva immortalato proprio i bengala sulle bottiglie, che secondo lei potrebbero essere stati l'innesco dell'incendio. "Ho girato un video e poi, all'improvviso, mi giro e vedo un piccolo fuoco sul soffitto", spiega la ragazza. La sua reazione è stata immediata: è salita le scale urlando che c'era un incendio, cercando disperatamente di far evacuare il locale. Ma il piano superiore sembrava ignaro della gravità della situazione.
"Ho avuto l'impressione che la gente non mi credesse, perché nessuno si muoveva", racconta. Poi, nel giro di secondi, il caos totale. Un'ondata di persone in preda al panico, le luci che si spengono di colpo, corpi che cadono schiacciati dalla folla in fuga. Nel buio, Roze riesce a individuare una finestra aperta e si butta fuori, mentre le fiamme divorano l'intero locale. È stata salvata da un passante che ha forzato proprio quella finestra, permettendole di sfuggire all'inferno.
Le conseguenze fisiche sono devastanti. "Mi sono coperta il volto mentre scappavo. A bruciarmi le mani non è stato tanto il fuoco diretto, ma il calore", spiega Roze, che ancora oggi porta bende compressive estremamente dolorose e assume regolarmente antidolorifici. Ma oltre al dolore fisico, ci sono le ferite psicologiche: incubi ricorrenti, flashback continui, immagini del fuoco che si ripetono notte dopo notte. "Rivedo le scene, dormo male. Continuo a vedere il fuoco, ancora e ancora", confessa.
Il calvario medico è tutt'altro che concluso. Dopo gli interventi subiti a Liegi, in Belgio, dove è stata trasferita d'urgenza dall'ospedale di Sion, la ragazza dovrà ancora sottoporsi a operazioni chirurgiche alle gambe. "Sono molto felice di essere tornata in Svizzera", dice dal suo letto d'ospedale a Morges, nel Canton Vaud, "ma ricordo tutto". I ricordi sono infatti nitidi e dolorosi: persone che cadono, urla, paramedici che praticano massaggi cardiaci, corpi a terra di cui non sa dire se fossero svenuti o morti.
Ma è contro i proprietari del locale, Jessica e la famiglia Moretti, che Roze riserva le parole più dure. Lavorava al Le Constellation da appena un mese quando è scoppiato l'incendio, eppure racconta di non aver ricevuto alcun contatto dai titolari dopo la tragedia. "Non si sono fatti sentire. Non si sono assunti la responsabilità in alcun modo, nemmeno quella sera", accusa. Secondo la sua testimonianza, Jessica Moretti quella notte "stava lì e piangeva mentre guardava il suo bar che bruciava, senza prestare aiuto. Non si curava dei feriti, non cercava acqua. Stava semplicemente lì".
Oggi Roze ha consegnato la sua fotocamera agli inquirenti, uno strumento che incredibilmente ha resistito al calore estremo di quella notte. "La polizia sta analizzando foto e video", spiega. Per lei è fondamentale che la giustizia faccia il proprio corso: "È importante che il lavoro venga fatto senza interferenze e seguendo le procedure. È giusto che i responsabili vengano individuati". La rabbia si è in parte placata, sostituita dalla determinazione a vedere riconosciute le responsabilità di quella notte in cui un locale si è trasformato in una trappola mortale nel giro di sessanta secondi.
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