Il mondo di Hollywood è scosso da una polemica che ha travolto Christy, il biopic dedicato alla leggendaria pugile Christy Martin interpretato da Sydney Sweeney. Il film, che racconta la storia della campionessa capace di rivoluzionare la boxe femminile mentre combatteva contro un'identità repressa e un matrimonio violento, ha incassato appena 1,3 milioni di dollari nel weekend di debutto negli Stati Uniti, scatenando reazioni durissime. A puntare il dito contro la star di Euphoria è stata Ruby Rose, ex protagonista di Batwoman, che in un post al vetriolo ha attaccato frontalmente la collega, innescando una battaglia social che ha costretto la vera Christy Martin a prendere posizione.
L'ex attrice australiana non ha usato mezzi termini nel suo intervento su Threads, dove ha rivelato di essere stata inizialmente coinvolta nel progetto. "La sceneggiatura originale di Christy Martin era incredibile, capace di cambiarti la vita", ha scritto Rose lunedì scorso. "Dovevo interpretare Cherry. Tutti avevano esperienza con il materiale principale. La maggior parte di noi era effettivamente gay. È uno dei motivi per cui sono rimasta nel mondo della recitazione". Poi l'affondo diretto contro Sweeney: "Christy meritava di meglio. Nessuna 'delle nostre persone' vuole vedere qualcuno che ci odia, fare parate fingendo di essere noi. Sei una cretina e hai rovinato il film. Punto".
Le parole di Rose sembrano riferirsi alla crescente polarizzazione attorno alla figura di Sydney Sweeney, finita nell'occhio del ciclone dopo la controversa campagna pubblicitaria per American Eagle centrata sui suoi "good jeans". Da allora sono emersi dettagli sulla sua presunta registrazione come elettrice repubblicana in Florida poco prima delle elezioni presidenziali del 2024, mentre figure di spicco della destra americana come il presidente Trump e il vicepresidente JD Vance hanno espresso pubblicamente sostegno per l'attrice. Sweeney, da parte sua, ha sempre evitato di discutere le proprie convinzioni politiche, ma questo silenzio non ha placato le critiche.
L'attacco di Rose è arrivato proprio in risposta a un post Instagram della stessa Sweeney, pubblicato lunedì, in cui l'attrice si dichiarava "profondamente orgogliosa" di Christy nonostante il flop al botteghino. "Non facciamo sempre arte per i numeri, la facciamo per l'impatto", aveva scritto accompagnando una galleria di immagini che la ritraevano insanguinata ma sorridente nei panni della pugile. "E Christy è stato il progetto più significativo della mia vita. Grazie Christy. Ti amo".
Ma mercoledì è arrivata la risposta che nessuno si aspettava: quella della vera Christy Martin, che ha difeso a spada tratta la sua interprete cinematografica. "Sono sempre stata una combattente. La mia vita lo ha rispecchiato in ogni modo e ora combatto per gli altri", ha scritto su Instagram. "Negli ultimi giorni ho visto alcune persone attaccare la mia amica Sydney Sweeney. Syd non solo ha lavorato durissimo per questo film, ha lavorato durissimo per me. Per la mia storia. Per tante altre persone che soffrono in silenzio. Voglio essere chiara su chi sia Syd. È la mia amica e alleata!".
Prima dell'uscita del film, Sweeney aveva dichiarato al sito di news LGBTQ+ PinkNews di essere "entusiasta" che la comunità queer vedesse il film, definendo Martin "un'incredibile sostenitrice della comunità" e la storia "bellissima da raccontare". Il biopic segue la carriera leggendaria della pugile, entrata nella Hall of Fame, mentre affrontava la propria identità di lesbica nascosta, un'ascesa professionale vertiginosa e un matrimonio violento con il suo coach tossico.
La controversia solleva interrogativi più ampi su casting, rappresentazione e politica a Hollywood. Rose ha sottolineato come la versione originale del progetto coinvolgesse professionisti con "esperienza diretta" del materiale narrativo, un riferimento nemmeno troppo velato alla propria identità queer dichiarata. Il flop commerciale del film, che pure aveva generato aspettative considerevoli, rischia ora di essere ricordato più per la battaglia social che per il suo contenuto artistico, mentre il dibattito su chi abbia il diritto di raccontare determinate storie continua a dividere l'industria cinematografica.
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