Sangiuliano contro Aprile su Boccia: scontro in tv

Marianna Aprile ribalta le accuse di Sangiuliano sulla copertura mediatica del caso Boccia, ricordando all'ex ministro le sue responsabilità nella vicenda.

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Autore: Redazione ,
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Scintille a Piazzapulita: lo scontro tra Gennaro Sangiuliano e Marianna Aprile sul caso Maria Rosaria Boccia ha acceso la serata di giovedì 12 febbraio su La7. La co-conduttrice di In Onda non ha usato mezzi termini nel confronto con l'ex ministro della Cultura, ribaltando completamente le accuse e mettendo alle strette l'ospite di Corrado Formigli. Il tema della discussione? La copertura mediatica riservata a Boccia e le responsabilità sulla trasformazione della vicenda in un caso nazionale.

Tutto è partito da una domanda del conduttore Corrado Formigli, che ha chiesto a Sangiuliano se i giornalisti avessero fatto bene a dare tanto spazio mediatico a Maria Rosaria Boccia, alla luce della recente richiesta di rinvio a giudizio che la riguarda. La risposta dell'ex ministro non si è fatta attendere: "Ospitarla una volta ok, ma non era il caso di fare Tele Boccia", ha dichiarato con tono polemico, puntando il dito contro la sovraesposizione televisiva riservata alla donna.

Ma è stato il successivo affondo di Sangiuliano a innescare la reazione immediata di Marianna Aprile. L'ex ministro ha infatti dichiarato: "Se tre pubblici ministrati molto autorevoli e molto bravi l'hanno vista in un certo modo e un giudice l'ha vista in un certo modo, chi ha eletto la signora Boccia a grande simbolo politico di questa Nazione dovrebbe iniziare con onestà intellettuale a farsi certe domande". Una stoccata diretta al mondo dell'informazione che sembrava chiamare in causa proprio giornalisti come la Aprile.

La replica della giornalista è arrivata tagliente e immediata: "Mi insegna come si fa perché immagino l'abbia fatto anche lei questo ragionamento su Maria Rosaria Boccia ex post". Un primo colpo che ha anticipato l'affondo successivo, quando Aprile ha puntualizzato sulla questione della "verità giudiziaria": "Non c'è verità giudiziaria, quella c'è dopo il terzo grado di giudizio. Adesso c'è un'indagine e rilevo con piacere che ci sono persino dei magistrati buoni, che sono quelli che fanno qualcosa che vi piace".

È lei che ha reso Maria Rosaria Boccia una notizia e ha costretto noi a occuparcene. Se qualcuno deve farsi un esame di coscienza non siamo noi

Il botta e risposta si è infiammato ulteriormente quando Sangiuliano ha rivendicato il suo "grande rispetto della magistratura", ricevendo una controreplica al vetriolo dalla co-conduttrice di In Onda: "Se può fare anche dei training ai suoi colleghi sul rispetto della magistratura, ne gioveremmo tutti". Un chiaro riferimento alle tensioni tra parte della classe politica e la magistratura.

Ma il momento clou dello scontro è arrivato quando Marianna Aprile ha ribaltato completamente l'accusa mossa da Sangiuliano ai giornalisti. "Io non ho eletto nessuna a niente", ha esordito la giornalista, per poi rivolgere direttamente all'ex ministro la vera responsabilità della vicenda: "Chi ha portato Maria Rosaria Boccia in casa mia e in casa di tutti è stato lei perché l'ha portata in un ministero per ragioni indipendenti dalle reali necessità del ministero".

L'affondo finale della Aprile non ha lasciato spazio a repliche: "Se lei l'avesse nominata consigliera del ministro della Cultura per ragioni che potessero sopravvivere alle vostre vicissitudini personali, noi non ci saremmo mai occupati di Maria Rosaria Boccia". Una dichiarazione che ha spostato il focus dalle scelte editoriali alle responsabilità istituzionali, ricordando come sia stata proprio la vicinanza di Boccia al Ministero della Cultura a renderla una notizia di interesse pubblico.

Lo scontro televisivo andato in onda su La7 nella trasmissione di Corrado Formigli ha evidenziato le diverse prospettive sul ruolo dell'informazione e sulle responsabilità nella costruzione di un caso mediatico. Mentre Sangiuliano accusava i media di aver dato eccessivo risalto alla vicenda, Aprile ha rivendicato il dovere giornalistico di occuparsi di chi frequenta le stanze dei ministeri, indipendentemente dagli sviluppi giudiziari successivi. Un confronto che riflette il dibattito più ampio sul confine tra interesse pubblico e spettacolarizzazione dell'informazione.

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