Un brano con una melodia che invita a ballare, ma un testo che obbliga a fermarsi — e poi a dimenticare, e poi a riprendere a ballare. Ermal Meta è arrivato alla conferenza stampa post-seconda serata di Sanremo 2026 con le idee chiare e le parole affilate, trasformando un momento mediatico in una riflessione lucida e scomoda su guerra, silenzio e consumo dell'informazione. Il cantautore di origini albanesi, in gara con "Stella stellina", ha parlato senza filtri di Gaza, di Palestina e di un dibattito pubblico che, a suo avviso, fatica sempre più a contenere certe parole.
"Non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia", ha dichiarato Meta in conferenza stampa, con un'intensità che ha lasciato poco spazio all'equivoco. Per il cantautore, però, la vera bestemmia è un'altra: quella di vedere certi discorsi cancellati sistematicamente dal dibattito collettivo, come se nominare una realtà equivalesse già a prendere una posizione inammissibile.
"Stella stellina" racconta la storia di una bambina uccisa a Gaza — una delle tante, come ha sottolineato Meta — e il brano è stato costruito su un paradosso deliberato e tutt'altro che innocente. La musica è leggera, quasi danzabile; il testo è pesante come un macigno. L'artista ha spiegato che questa tensione non è casuale: "Se non ascolti il testo magari avresti anche voglia di ballare, ma quando ascolti il testo qualcosa ti frena per un attimo", per poi lasciare che lo spettatore dimentichi di nuovo e riprenda a muoversi.
Il paragone che Meta ha usato è potente e attualissimo: quello scorrimento continuo di contenuti sui telefoni, dove tra gattini, feste e post di palestra appaiono immagini di bambini che muoiono, e poi ancora altro, e tutto si livella, tutto si appiattisce. "Diventa tutto uguale, tutto insieme. Non c'è veramente qualcosa che ci metta in pausa", ha detto il cantante, individuando nel meccanismo dello scrolling il vero nemico della consapevolezza collettiva. La canzone, in questo senso, nasce come uno specchio disturbante del modo in cui oggi si consumano le notizie.
Meta ha anche toccato il tema del silenzio, che ha definito "il grande tema del mondo di oggi", sottolineando come spesso sia un silenzio volontario, quasi autoprodotto: "Oggi gli adulti fanno molto più rumore dei bambini, e questa è la cosa che trovo preoccupante". Un silenzio che ci autoinfliggiamo, ha precisato, distinguendolo dalla mancanza di voci.
Sul fronte del percorso sanremese, Ermal Meta non sarà sul palco nella terza serata — avendo già eseguito il suo brano nella seconda — e tornerà all'Ariston per la serata dedicata alle cover. Il cantautore ha dichiarato di aver letto sia critiche che apprezzamenti su "Stella stellina", ma di non voler cambiare rotta: restare fedele al proprio impegno di cantautore, per lui, significa non autocensurarsi.
Inevitabile, infine, la domanda sull'Eurovision Song Contest. Meta ha ammesso di non credere che ci andrà davvero, ma ha lasciato cadere una dichiarazione destinata a fare rumore: ipoteticamente, parteciperebbe solo per portare quel brano su un palco ancora più grande. E ha aggiunto, con tono diretto: "Israele è bene che ci sia nel mio caso. Se c'è, canterei questa canzone ancora più forte." Una frase che sintetizza perfettamente l'approccio di un artista che a Sanremo 2026 ha scelto di usare la melodia come cavallo di Troia per un messaggio che non intende sussurrare.
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