Dal palco dell'Ariston alle conferenze stampa del Festival di Sanremo 2026, Tredici Pietro si sta rivelando uno dei concorrenti più sorprendenti e autentici di questa edizione. Il figlio d'arte che per anni ha cercato di costruirsi un'identità musicale lontana dall'ingombrante cognome di famiglia è arrivato alla kermesse ligure con "Uomo che cade", una canzone che parla di resilienza e rinascita, e ha già conquistato stampa e pubblico con una spontaneità disarmante. La sua storia, intrecciata a doppio filo con quella di uno dei più grandi della musica italiana, è diventata uno dei fili narrativi più coinvolgenti del Festival.
L'ironia è il suo scudo preferito: alla terza giornata di conferenze stampa, Pietro Morandi — questo il suo vero nome — ha esordito controllando il microfono con un sorriso e una battuta pungente: «Almeno questo funziona», riferimento diretto agli intoppi tecnici della prima serata, tra un microfono scambiato e una falsa partenza diventata subito virale. Un modo elegante per sdrammatizzare e conquistare la sala.
Ma il vero protagonista non dichiarato della sua avventura sanremese resta Gianni Morandi, papà e leggenda vivente della canzone italiana, che ha seguito l'esibizione della prima serata con apprensione e orgoglio. Il verdetto paterno è arrivato sobrio e asciutto, ma carico di significato: «Una paterna pacca sulla spalla, un "bravo" secco, come tipico di una certa generazione. Ma quel "bravo" vale come una montagna scalata», ha raccontato Pietro tra le risate della sala stampa. Ben diverso il commento della madre Anna Dan, che non ha lesinato entusiasmo: «Bravissimo il mio bimbo», con tutto il calore materno che questo implica.
Il momento più atteso della sua partecipazione al Festival sarà la serata delle cover, in cui Pietro ha scelto di evocare proprio lo spirito del padre sul palco dell'Ariston interpretando "Vita", il celebre brano nato dalla collaborazione tra Lucio Dalla e Gianni Morandi. Una scelta coraggiosa, che rappresenta una vera e propria resa dei conti con la propria storia familiare dopo anni di prese di distanza. Lo stesso Tredici Pietro aveva definito in una canzone il cognome «un'incudine»: portarsi Morandi addosso non è mai stato semplice.
La scelta di "Vita" non è però solo un omaggio sentimentale: tra quel brano storico e "Uomo che cade" esiste un legame tematico profondo. «Alla radice di "Vita" c'è un'energia simile alla mia canzone, la voglia di andare avanti e di ributtarsi. C'è un filo rosso», ha spiegato Pietro, aggiungendo un dettaglio che rende tutto ancora più significativo: la eseguirà accompagnato dai suoi amici, proprio come suo padre la cantava con il suo amico Dalla. Il cerchio si chiude, e stavolta la storia di famiglia diventa punto di forza invece di zavorra.
Sanremo, del resto, rappresenta per lui una vera rivoluzione copernicana, tanto nella vita quanto nella carriera. «Ho percepito che sta cambiando qualcosa», ha confessato con una lucidità rara. «Questo palco ti fa confrontare con un lato di te che non è così facile incontrare nel nostro Paese: sapere che una grossa fetta d'Italia ti sta guardando in diretta. Ne esci subito con un più uno o un meno uno». Alla domanda su quale sarà il suo segno, la risposta è stata onesta e disarmante: «Il tempo lo dirà. So che è una cosa molto bella, ma non è detto che mi migliori».
Con quella maturità consapevole e una proposta artistica che ha già attirato l'attenzione della critica, Tredici Pietro si candida a essere una delle voci più interessanti di questa edizione del Festival. Che il verdetto finale del pubblico sia un segno positivo o negativo, come lui stesso ammette, lo scopriremo presto — ma la montagna scalata, quella, è già una certezza.
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