Sciopero scuola: a rischio anche gli istituti privati

Insegnanti e personale scolastico si astengono dal lavoro per due giorni. La protesta riguarda scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il sistema scolastico italiano si prepara a una nuova interruzione delle attività appena concluse le festività natalizie. Una mobilitazione nazionale di due giorni, oggi e domani, vedrà astenersi dal lavoro insegnanti e personale amministrativo di scuole pubbliche e private, dagli asili nido fino agli istituti superiori. La protesta coinvolge sia i dipendenti a tempo indeterminato che quelli con contratti precari.

L'iniziativa è stata promossa da quattro organizzazioni sindacali - CSLE, CONALPE, CONFSAI e FLP - che rappresentano lavoratori del comparto Istruzione e Ricerca. La decisione di incrociare le braccia subito dopo le vacanze evidenzia il perdurare di tensioni nel settore educativo, dove numerose questioni contrattuali ed economiche rimangono irrisolte.

Al centro delle rivendicazioni si colloca principalmente la questione retributiva. I sindacati chiedono con forza un adeguamento degli stipendi agli standard europei, lamentando come gli insegnanti italiani percepiscano compensi sensibilmente inferiori rispetto ai colleghi di altri Paesi dell'Unione Europea. Una disparità che si aggiunge al mancato riconoscimento dei buoni pasto per il personale scolastico, benefit già garantito invece ai dipendenti del Ministero dell'Istruzione e delle sue articolazioni territoriali.

Il fronte delle richieste si estende anche alle condizioni lavorative complessive. Tra le istanze figura l'estensione del lavoro usurante a tutto il personale scolastico di ogni ordine e grado, un riconoscimento che comporterebbe la possibilità di accedere prima al pensionamento. Proprio l'abbassamento dell'età pensionabile rappresenta un altro punto fermo della mobilitazione, considerato che il personale docente è sottoposto quotidianamente a elevati livelli di stress.

Lo psicologo a scuola non solo per gli studenti, ma anche per chi insegna

Una richiesta particolarmente significativa riguarda l'introduzione dello psicologo scolastico, una figura professionale che però non sarebbe destinata agli studenti bensì al personale. I sindacati chiedono che questo servizio venga messo a disposizione di docenti e ATA che ne facciano richiesta, riconoscendo implicitamente il carico emotivo e psicologico della professione educativa.

Sul versante dell'organizzazione del lavoro, le confederazioni puntano il dito contro l'algoritmo per le supplenze, chiedendone l'abolizione. Il sistema automatizzato di assegnazione degli incarichi temporanei viene considerato inadeguato e fonte di inefficienze. Parallelamente si rivendica lo scorrimento delle graduatorie per gli insegnanti di sostegno, figura sempre più centrale ma spesso assente nelle scuole per carenza di personale specializzato.

Tra le proposte più controverse compare l'eliminazione della possibilità per le famiglie di confermare il docente di sostegno precario per l'anno successivo. Questa richiesta evidenzia tensioni interne al sistema scolastico tra continuità didattica e regolarizzazione del personale. I sindacati chiedono inoltre l'apertura delle graduatorie per gli educatori e nuove assunzioni a tempo indeterminato, nell'ottica di stabilizzare un settore caratterizzato da elevata precarietà.

La mobilitazione promette dunque di avere impatti significativi sulla regolare attività didattica di migliaia di istituti su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo anche le scuole comunali e gli istituti dell'infanzia privati oltre al sistema statale. Le famiglie italiane si trovano così a fronteggiare un nuovo disagio organizzativo a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni dopo la pausa natalizia.

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