Il mondo delle fake news visto attraverso gli occhi di chi i social non li ha mai voluti. Alessandro Siani torna in scena con "Fake News", uno spettacolo che affronta il paradosso della disinformazione digitale con la sua tipica ironia partenopea. E lo fa partendo da una posizione privilegiata: quella di chi osserva da fuori il fenomeno che sta divorando la società contemporanea. In un'intervista rilasciata a Repubblica, il comico napoletano svela il concept dello show e racconta come ha dovuto studiare i social media come un antropologo studia una tribù sconosciuta, pur rimanendo fedele alla sua scelta di non averne mai posseduto uno.
"Il telefono ci ha preso la mano. Siamo convinti di guardarlo e invece è lui che guarda noi. È tutto alla rovescia", spiega Siani con quella sintesi fulminante che caratterizza la sua comicità. Per preparare lo spettacolo, l'attore ha dovuto immergersi in un universo che gli era estraneo, studiando i meccanismi dei social network esattamente come farebbe un attore che deve ambientare un film in un'epoca o un luogo che non conosce. Un approccio quasi etnografico alla questione della disinformazione online.
La ricerca di Siani è andata alle radici storiche delle bufale mediatiche, ben prima dell'era digitale. Dal millennium bug alla profezia dei Maya del 2012, fino alle celebri e mai verificate predizioni di Nostradamus. "Tra 400 anni i mari sommergeranno le città! E vabbè, Nostradà... noi al limite prenotiamo a Roccaraso", scherza il comico con quella capacità tutta napoletana di ridimensionare l'apocalisse con una battuta sul weekend.
Quando gli si chiede di definire le fake news, Siani risponde con la spontaneità di chi rifiuta i paroloni: "E che è, l'interrogazione? Sono inganni. E gli inganni sono parenti delle truffe". E da qui parte una delle sue invettive più divertenti sulle truffe telefoniche: "Tu non rispondi neanche a tua sorella che vive a Quarto o a Giugliano e poi ti chiamano con il prefisso della Transilvania e rispondi? E chi ti credi che ti sta cercando, il conte Dracula?"
Ma è quando parla delle fake news che lo riguardano personalmente che il discorso si fa ancora più interessante. Proprio queste bufale sulla sua vita hanno ispirato lo spettacolo. L'esempio più clamoroso? La voce che circola su Wikipedia secondo cui sua madre sarebbe una certa Maria Pia Carsana di origini lombarde. "Cioè a Fuorigrotta, il quartiere di Napoli in cui sono cresciuto, tutti mangiavano le graffe e io: 'No guagliù, ho l'ossobuco'", racconta tra il divertito e l'incredulo.
Lo spettacolo si inserisce in un filone sempre più frequentato dalla comicità italiana contemporanea: quello che usa il palco teatrale per riflettere criticamente sui fenomeni della società digitale. La scelta di Siani di affrontare il tema da "estraneo digitale" potrebbe rivelarsi vincente proprio perché offre uno sguardo disincantato su dinamiche che chi vive quotidianamente i social tende a normalizzare. Un outsider che racconta gli insider, con la distanza giusta per farne emergere le contraddizioni più assurde.
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